Questo testo è totalmente frutto delle mie scrupolose ricerche personali, non troverete nulla di uguale in rete in quanto non e’ il solito copia incolla, bensì una mia interpretazione degli studi svolti.

per commenti, domande, consigli e quant’altro scrivetemi e sarò felice di rispondervi, come detto precedentemente lo studio continua e condividerò tutto ciò che reputerò interessante. Lilly

 

 

 

Oggi voglio parlarvi del pomodoro, non tutti sanno che le sue proprietà hanno quasi del miracoloso, infatti è un alimento ricco di principi nutritivi seppure a basso contenuto calorico. Può essere utilizzato nella preparazione di diversi piatti, dalla pizza all’insalata. Il succo o il centrifugato di pomodoro, assunti come bevanda rendono disponibile all’organismo una quantità significativa di licopene, un antiossidante che si ritiene possa svolgere una certa funzione protettiva rispetto al rischio di tumori alla prostata.

Il licopene è il carotenoide predominante nel plasma umano, in cui le concentrazioni variano da 0,22 a 1,06 nmol/mL. La concentrazione media di licopene nel plasma varia ampiamente nelle diverse popolazioni, riflettendo il consumo di pomodoro e suoi derivati. La distribuzione nei tessuti corporei non è uniforme ma correlata alla presenza di lipidi: il licopene è più abbondante nel tessuto adiposo, nei testicoli, nel liquido seminale, nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nella prostata e nella mammella.

 Nota-Curiosità

Non tutti sanno che dopo l’introduzione del pomodoro in Europa, sir Walter Raleigh avrebbe donato questa piantina carica dei suoi frutti alla regina Elisabetta, battezzandola con il nome di “apples of love” (pomo d’amore).

La storia del pomodoro

Il pomodoro è nativo della zona dell’America centrale, del Sudamerica e della parte meridionale dell’America Settentrionale, zona compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù. Gli Aztechi lo chiamarono “xitomatl”, il termine “tomatl” indicava vari frutti simili fra loro, in genere sugosi. La salsa di pomodoro divenne parte integrante della cucina azteca. Alcuni affermarono che il pomodoro aveva proprietà afrodisiache, sarebbe questo il motivo per cui i francesi anticamente lo definivano “pomme d’amour”, pomo d’amore. Questa radice è presente anche in Italia: in certi paesi dell’interno della Sicilia, è indicato anche con il nome di pùma-d’amùri (pomo dell’amore).

La data del suo arrivo in Europa è il 1540 quando lo spagnolo Hernán Cortés rientrò in patria e ne portò gli esemplari; ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda metà del XVII secolo. Arriva in Italia nel 1596 ma solo più tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli nel sud del paese, si ha il viraggio del suo colore dall’originario e caratteristico colore oro, che diede appunto il nome alla pianta, all’attuale rosso, grazie a selezioni e innesti successivi.

Inizialmente si pensò che fosse una pianta velenosa in quanto somigliava all’erba morella Solanum nigrum. Difatti, di fronte al dubbio, venne adottata assieme alla patata e a quella americana, come pianta decorativa. I più ricchi situavano questi alimenti stranieri in bei vasi che ornavano le finestre e i cortili. I primi pomodori che arrivarono in Spagna furono piantati nell’orto del medico e botanico Nicolàs Monardes Alfaro, autore del libro Delle cose che vengono portate dall’Indie Occidentali pertinenti all’uso della medicina (1565 – 1574): per la prima volta il pomodoro viene inteso come coltura con proprietà curative. Gradualmente si comprese che poteva avere un utilizzo farmacologico e gastronomico.

 

Classificazione botanica

Pomodoro intero e nelle sue sezioni

La prima classificazione botanica fu a cura di Carlo Linneo nel 1753, in genere Solanum, come Solanum lycopersicum (lyco-persicum deriva dal greco λύκος e πϵρσικός, letteralmente pesca dei lupi).

Nel 1768 tuttavia Philip Miller cambiò il nome, sostenendo che le differenze dalle altre piante del genere Solanum, quali patatae melanzana, erano sostanziali, tali da giustificare la creazione di un nuovo genere: da qui il nuovo nome scientifico di Lycopersicon esculentum. Questo nome ebbe notevole successo, sebbene fosse contrario alle regole di nomenclatura vegetale, secondo cui, se si sposta la specie in un nuovo genere, l’epiteto specifico (lycopersicum) non deve essere cambiato, ma solo il nome del genere: Hermann Karsten corresse l’errore nel 1881 e pubblicò il nome formalmente corretto Lycopersicon lycopersicum.

La controversia sul nome scientifico del pomodoro non è tuttavia finita. Innanzitutto il nome di Miller era fino a poco fa il più usato, nonostante l’errore indicato prima. Poi, le moderne tecniche di biologia molecolare hanno permesso di creare precisi alberi filogenetici, che hanno indicato come il pomodoro in realtà faccia parte veramente del genere Solanum, dando sostanzialmente ragione a Linneo. Il nome ufficiale è oggi quindi Solanum lycopersicum, sebbene il nome di Miller rimanga ancora in uso in molte pubblicazioni.

Proprietà del pomodoro

Tutte le parti verdi della pianta sono tossiche, in quanto contengono solanina, un glicoalcaloide steroidale che non viene eliminato nemmeno per mezzo dei normali processi di cottura; per tale motivo, il fusto e le foglie non vengono utilizzati a scopo alimentare.

Anche il frutto contiene solanine (α-tomatina e deidrotomatina) ma in quantità molto basse: il frutto maturo rosso ne contiene da 0,03 a 2,3 mg/100 gr di peso fresco, il pomodoro giallo-rossastro per insalata ne contiene mediamente 6 mg/100 gr di peso fresco, mentre il pomodoro verde per insalata ne contiene mediamente 9 mg/100 gr di peso fresco.

Va precisato che il pomodoro verde per insalata si trova in realtà all’inizio della maturazione e contiene una quantità di solanine assai inferiore al frutto verde completamente immaturo, dove il contenuto di solanine può superare i 50 mg/100 gr di peso fresco.

Il succo di pomodoro costituisce anche, con l’aggiunta di vodka, tabasco, limone, sale e pepe, la base di un cocktail Bloody Mary solitamente servito come aperitivo (viene talora chiamata Virgin Mary la versione analcolica dello stesso cocktail, che si riduce a succo di pomodoro condito come sopra).

 

Fonti alimentari-(Solanum lycopersicum

La maggiore fonte dietetica di licopene è rappresentata dal pomodoro (Solanum lycopersicum) da cui prende anche il nome, e dai suoi derivati, nei quali rappresenta il 60% del contenuto totale in carotenoidi. Il contenuto in licopene è influenzato dal livello di maturazione del pomodoro, è stato calcolato infatti che in pomodori rossi e maturi sono presenti 50 mg/kg di licopene, mentre la concentrazione scende a 5 mg/kg nelle varietà gialle. Altre fonti naturali di licopene sono meloni, guava e pompelmi rosa. La concentrazione di licopene nel siero umano è strettamente correlata all’assunzione prolungata di queste materie prime. Inoltre la biodisponibilità del composto sembra essere più elevata nei prodotti trattati termicamente (ad esempio salse di pomodoro) rispetto ai prodotti crudi. È particolarmente elevato in una specie di pomodori denominati “pomodori siccagni di Corleone”. Questa particolare varietà è caratterizzata dal fatto che viene coltivata in ambiente arido per cui la concentrazione di licopene può arrivare fino a 75 mg/kg.

Il licopene è il carotenoide predominante nel plasma umano, in cui le concentrazioni variano da 0,22 a 1,06 nmol/mL. La concentrazione media di licopene nel plasma varia ampiamente nelle diverse popolazioni, riflettendo il consumo di pomodoro e suoi derivati. La distribuzione nei tessuti corporei non è uniforme ma correlata alla presenza di lipidi: il licopene è più abbondante nel tessuto adiposo, nei testicoli, nel liquido seminale, nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nella prostata e nella mammella.

Essendo il licopene una sostanza lipofila, il suo assorbimento è correlato alla presenza di grassi nella dieta. La cotturadei cibi può aumentarne la biodisponibilità grazie alla dissociazione dei complessi proteici in cui è incorporato o per la dispersione degli aggregati cristallini di carotenoidi. Nell’intestino, in presenza degli acidi biliari, il licopene è solubilizzato, incorporato in micelle e assorbito dalla mucosa per trasporto passivo. La molecola intatta può essere incorporata in chilomicroni e trasportata all’interno del sistema linfatico. Sembra che non esistano proteine di trasportospecifiche per questo composto, ma che venga trasportato dalle lipoproteine, in particolare quelle a bassa densità (LDL).

Nonostante non possieda attività di precursore della vitamina A, esso appare eccezionalmente antiossidante, in virtù della sua struttura achilica, del numero di doppi legami coniugati e della sua elevata idrofobicità.

 

 Le proprietà biologiche-carotenoidi

In generale i carotenoidi sono efficaci antiossidanti, grazie alla loro efficacia come scavenger (letteralmente spazzini) di radicali liberi. Tra i carotenoidi il licopene sembra essere il più efficiente oxygen quencher, grazie alla presenza di due ulteriori doppi legami rispetto alla struttura degli altri carotenoidi.

Il licopene, come altri carotenoidi, ha attività di prevenzione dei tumori. Le prime ricerche in questo senso sono state stimolate da studi epidemiologici che hanno evidenziato una relazione tra consumo di frutta e vegetali in generale e diminuzione del rischio di certi tipi di cancro. Diversi studi pubblicati attribuiscono al licopene la capacità di ridurre il rischio di cancro alla prostata[2][4][5][6][7][8] nell’uomo, e studi sperimentali su topi suggeriscono che abbia la capacità di sopprimere la crescita di cellule tumorali mammarie.

L’azione anticancro del licopene è stata investigata anche a livello gastroenterico, endometriale e cutaneo.

Uno studio del gennaio 2011 condotto presso il Dipartimento di Urologia, dell’Università della California-San Francisco, mostra che rispetto al placebo, 3 mesi di intervento con licopene o olio di pesce (omega 3) non ha alterato significativamente l’IGF-1 e COX-2 che sono l’espressione genica del microambiente normale della prostata negli uomini con carcinoma della prostata a basso peso. Tuttavia, un’ulteriore analisi con periodi di trattamento più prolungati dei profili di espressione genica globale, può mettere in luce la bioattività e la rilevanza di queste sostanze nel cancro della prostata, specialmente a livello di sorveglianza attiva dell’organismo.

 

 

Antiossidante

Modello space-filling del metabolita antiossidante glutatione. La sfera gialla rappresenta l’atomo di zolfo redox-attivo che è causa dell’attività antiossidante, mentre le sfere rosse, blu, bianche e grigio scuro rappresentano rispettivamente ossigeno, azoto, idrogeno e atomi di carbonio.

Gli antiossidanti sono sostanze chimiche (molecole, ioni, radicali) o agenti fisici che rallentano o prevengono l’ossidazione di altre sostanze. L’ossidazione è una reazione chimica che trasferisce elettronida una sostanza ad un ossidante.

Le reazioni di ossidazione possono produrre radicali liberi, responsabili dell’avvio di una reazione a catenache danneggia le cellule; gli antiossidanti terminano queste reazioni a catena intervenendo sui radicali intermedi ed inibendo altre reazioni di ossidazione facendo ossidare se stessi. Come risultato, gli antiossidanti sono definiti chimicamente agenti riducenti – come tioli o polifenoli – in quanto le reazioni chimiche coinvolte sono di ossido-riduzione.

Anche se le reazioni di ossidazione sono fondamentali per la vita, possono essere altrettanto dannose; perciò, piante ed animali mantengono complessi sistemi di molteplici tipi di antiossidanti, come glutatione, vitamina C e vitamina E, così come enzimi quali catalasi, superossido dismutasi e vari perossidasi. Livelli troppo bassi di antiossidanti o di inibizione degli enzimi antiossidanti causano stress ossidativo e possono danneggiare o uccidere le cellule.

Così come lo stress ossidativo potrebbe essere la causa di molte malattie umane, così l’uso degli antiossidanti in farmacologia è stato intensamente studiato, in particolare nei trattamenti dell’ictus e delle malattie neurodegenerative; ma non si sa se lo stress ossidativo sia la causa o la conseguenza di queste malattie. Gli antiossidanti sono largamente usati come ingredienti negli integratori alimentari con la speranza di mantenere il benessere fisico e prevenire malattie come cancro e cardiopatie coronariche. Anche se alcuni studi hanno suggerito che l’integrazione di antiossidanti ha benefici sulla salute, molti altri studi di ricerca medica non hanno rilevato alcun beneficio per le formulazioni testate, mentre un eccesso di integrazione può risultare dannoso. In aggiunta a questi usi in medicina, gli antiossidanti hanno molti usi industriali, ad esempio come conservanti in cibo e cosmetici e nella prevenzione della degradazione di gomma e benzina.

Il pomodoro un alleato alla prevenzione del tumore alla prostata:

Carcinoma della prostata

(Reindirizzamento da Tumore alla prostata)
Carcinoma della prostata
Prostate cancer with Gleason pattern 4 low mag.jpg
Microfotografia di un adenocarcinoma a cellule acinarie della prostata.
Tipo Maligno
Cellula di origine Principalmente le cellule basali
Fattori di rischio  · Età
· Dieta
· Familiarità
Età media alla diagnosi 70 anni
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM (EN) 185
ICD-10 (EN) C61

Per carcinoma della prostata si intende una categoria diagnostica che annovera le neoplasie maligne che si originano dalle cellule epiteliali della prostata, una ghiandola dell’apparato genitale maschile. Questa neoplasia può dare luogo a metastasi, con predilezione per le ossa e i linfonodi loco-regionali. Il tumore alla prostata può causare dolore, difficoltà alla minzione, disfunzione erettile e altri sintomi.

Il tumore alla prostata si sviluppa più frequentemente negli ultracinquantenni; è il secondo più comune tipo di tumore negli Stati Uniti, dove è responsabile del maggior numero di morti da tumore, dopo il tumore del polmone. Molti fattori, compresa la genetica e la dieta, sono stati implicati nello sviluppo del carcinoma prostatico. Attualmente (2006) non è una malattia prevenibile.

Il tumore prostatico viene più spesso scoperto all’esame obiettivo o per il tramite di esami ematici, come la misurazione del PSA (antigene prostatico specifico). Un sospetto tumore alla prostata è tipicamente confermato tramite l’asportazione (biopsia) di un frammento di tessuto, e il successivo esame istologico. Si può ricorrere a ulteriori test come l’ecografia, la radiografia e la scintigrafia, per determinarne la diffusione e se il tumore abbia o meno originato metastasi.

Il tumore prostatico si può trattare con la chirurgia, la radioterapia, la terapia ormonale, occasionalmente la chemioterapia, o combinazioni di queste. L’età e lo stato di salute del paziente, così come la diffusione del tumore, l’aspetto microscopico, e la risposta al trattamento iniziale, sono importanti per determinare la prognosi. Poiché il tumore della prostata è una malattia tipica degli uomini anziani, molti di essi potranno andare incontro a morte prima che il tumore possa espandersi o causare sintomi; ciò rende difficoltosa una selezione del trattamento. La decisione se trattare o meno un tumore localizzato (ossia completamente confinato all’interno della prostata) implica un bilancio tra i benefici attesi e gli effetti negativi in termini di sopravvivenza del paziente e della sua qualità della vita.

 

Curiosità sul Pomodoro
Pomodoro, non si butta via niente ed è un ….Le virtu’ del pomodoro sono infinite, lo sanno bene i ricercatori per ne hanno sfruttato prima le bucce per buste ecologiche e ora ne utilizzano la polpa per ricavarne creme di bellezza.
Infatti, le sezioni di bari e Lecce dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari, in collaborazione con l’universita’  di Lecce e con la societa’  Pierre Chimica, hanno messo a punto un metodo efficiente per estrarre licopene (sostanza che, per circa 80%, da colore oltre che al pomodoro, a diversi frutti e ortaggi, agrumi, papaia, una ecc…) mediante CO2 supercritica.
La sostanza e’ stata estratta da pomodori coltivati con “buone tecniche agricole” e per ottenerla non sono stati utilizzati solventi organici.
Si tratta di un prodotto che puu’ essere considerato “biologico” e utilizzabile sotto forma di crema, contro l’invecchiamento della pelle.

Il metodo di conserve artigianale in uso fino ad inizio anni ’80, rischia di scomparire totalmente dai nostri consumi.
La causa principale di tale situazione è da imputare soprattutto ai bassi costi delle conserve industriali di pomodoro in barattolo, e dalla sempre minore disponibilità delle giovani famiglie ad affrontare il faticoso impegno della conserva artigianale. Quello dell’imbottigliamento casereccio del pomodoro era il momento in cui l’intera famiglia era mobilitata, ogni componente aveva un ruolo ben definito.
Le operazioni erano semplici, ma tutte di notevole importanza,alle donne spettava il lavaggio delle bottiglie (venivano riadoperate le bottiglie di birra conservate dopo l’utilizzo), la raccolta dei pomodori era effettuata da chi meglio conosceva il giusto grado di maturazione del frutto quasi sempre un anziano.
Si trasportavano i pomodori a casa dove affidato ai più piccoli veniva separato i pomodori dalle antere (‘e streppune), i frutti selezionati, venivano in seguito consegnati alle donne che provvedevano al lavaggio e ad una pre-cottura dei pomodori, lasciati raffreddare e giunta l’ora di pranzo si passava a tavola. Dopo la pausa era la volta degli uomini occupati a passare i pomodori nell’apposita macchinetta in acciaio, il passato di pomodoro era poi imbottigliato, con l’aggiunta di alcune foglie di basilico, il compito di tappare le bottiglie era, infine, affidato al capo famiglia che si assumeva la responsabilità della tenuta del tappo in sughero, sostituito poi dal tappo in latta (‘o stagnariello).
Terminata la lavorazione gli uomini preparavano l’area destinata alla cottura delle bottiglie di pomodoro, sistemando i bidoni sui trespoli in ferro, sul fondo dei quali veniva sistemata una pezza di sacco, importante per dare una cottura meno aggressiva alle bottiglie, poi venivano adagiate le bottiglie in modo sapiente con incastro naturale, completata l’operazione i bidoni venivano riempiti di acqua e coperti con altra pezza di sacco, affinché venisse raggiunta più velocemente ed in modo duraturo la temperatura di ebollizione.
Si accendeva la legna, il fuoco doveva mantenere la stessa temperatura per cui era indispensabile essere presente alla cottura mantenendo almeno mezz’ora in ebollizione, si attendeva infine, che la brace finisse automaticamente la natura cottura. Mentre le donne provvedevano alla pulizia. Il giorno dopo si provvedeva a svuotare i bidoni, si contavano le bottiglie un operazione che veniva fatta solamente dopo la cottura (mai prima). Questa semplice operazione ormai quasi totalmente scomparsa difficilmente tornerà , resterà  solo un piacevole ricordo.

Valori nutrizionali:

100 g di Pomodoro apportano circa 19 calorie (78,4% carboidrati, 12,1% proteine, 9,5% grassi).

Crudo* Pelati in conserva* Dose GiornalieraRaccomandata
Energia 19 kcal 17 kcal
Proteine 0,8 g 0,9 g
Glucidi 3,5 g 3 g
Lipidi 0,3 g 0,1 g
Fibre 1,2 g 1 g 30 g
Sodio 5 mg 101 mg
Potassio 226 mg 239 mg 2 000 mg
Pro-Vitamina A 600 µg 300 µg 4 800 µg
Vitamina C 18 mg 13 mg 80 mg
Vitamina B9 20 µg 11 µg 200 µg
Licopene 2 573 µg 4 088 µg
Luteina + Zeaxantina 123 µg 126 µg
* Ciqual 1995

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