Tutto iniziò dopo un gesto eclatante.

Il giorno che Anna tentò di togliersi la vita era un giorno particolare.
Si perchè il giorno precedente sua madre la porto con forza e contro la sua volontà in ospedale per farla abortire.
Le aveva fatto tanto male in passato, ma quella volta aveva toccato il fondo.
La aveva picchiata e lasciata in camera dolorante. Aveva ferite sia nel fisico che nell’anima.

Lei era li e iniziava a

pensare a tutte le cose che le provocavano dolore, ad un tratto vide tutto nero.
Il dolore era troppo ed era diventato impossibile andare avanti, quindi decise di arrendersi.
Andò nell’armadietto dove la madre riponeva i suoi medicinali ed ingerì un intero pacco di medicinali antidepressivi.
Convinta che fosse ancora troppo poco prese uno sciroppo, uno di quelli che ti mettono KO con poche gocce, e lo ingerì tutto mandando giù altre pastiglie.

Non importava più cosa stesse ingerendo, voleva solo farla finita.

Si ritrovò dopo pochi istanti ad accarezzare lo specchio ed a parlargli. Era strana tanto che la madre, dopo averle chiesto cosa avesse senza ricevere risposta, la prese per i capelli e la portò in ospedale.
Alla domanda dei medici di cosa fosse successo, lei rispose che aveva semplicemente ingerito una pastiglia antidepressiva della madre.
Insospettiti però dai sintomi, i medici procedettero con una lavanda gastrica.

Anna si addormentò, cadde in uno stato di quiete mai provata.
Vide avanti ai suoi occhi un luogo immacolato. Bianco, luminoso, silenzioso.
Finalmente si sentiva in pace, si sentiva bene come non era mai stata, leggera e con una grande pace interiore.
Mentre camminava in questo luogo fantastico si trovò accanto ad un muro di pietra. Iniziò così a camminarci accanto seguendolo in tutta la sua lunghezza.

Le piaceva quel posto, e camminando trovò un uomo. Un uomo adulto, con la barba ed un saio rosso.
C’era dell’acqua e lui era seduto ed immergeva i suoi piedi mentre la guardava.
Anna gli si avvicinò, prudente ma curiosa. Era li e provò ad avvicinarsi ai suoi piedi per poterli lavare.
A quel punto l’uomo la fermò, la prese in braccio e la fece sedere sulle proprie gambe.
Accarezzandola le disse di non aver paura, di non preoccuparsi e di non arrendersi perchè lei non era mai sola. Non poteva farla finita poiché non era ancora il suo momento.
Poi prese un calice nel quale si vedeva un raggio di luce molto intenso e offrì ad Anna dell’acqua per dissetarsi, e le offrì un pezzo di pane azzimo dicendole che ora era il momento di tornare a casa.

Lei si recò di nuovo in quel luogo bianco e luminoso percorrendo la strada nel senso inverso fino a risvegliarsi nel letto dell’ospedale tra tubi e macchinari in funzione per tenerla in vita.
Nel vedere gli occhi di Anna aprirsi i medici urlarono al miracolo. Tutti ormai si aspettavano la sua morte, anche la madre si stava preparando a ricevere la triste notizia.

Da quel giorno Anna si rese conto di avere una sensibilità fuori dal comune, riusciva a sentire e vedere gli angeli. A volte continuò a parlare con Gesù che la ascoltava in tutte le sue confessioni ed iniziò a riconoscere delle sensazioni sovrannaturali ogni volta che si avvicinava a luoghi sacri, che siano chiese o anche cimiteri.

La vita di Anna era stata di una povertà estrema. Lei non aveva mai vissuto, ma sopravvissuto. Non era mai stata bambina, non aveva mai avuto nessuno che l’avesse mai protetta. Fu costretta a crescere in fretta.
Ebbe una vita sofferta non solo per la fame, per le violenze subite o per la mancanza di qualcuno… ma soprattutto perchè le fu rubata la cosa più importante.
Fu privata di se stessa, del diritto di essere bambina.

 

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