La nostra vita deve essere regolata dalla filosofia, Seneca!

Tu – lo so bene, caro Lucilio – vedi chiaramente che nessuno può avere una vita felice e neppure tollerabile senza l’amore della sapienza. Una perfetta sapienza ci dà una vita felice, ma a rendere la vita tollerabile bastano anche i primi rudimenti della sapienza. Ora noi vogliamo, con la quotidiana meditazione, radicarli e scolpirli profondamente nell’animo, poiché si richiede maggiore sforzo a metterli in pratica che a proporseli. Bisogna essere perseveranti e, con un continuo impegno, accrescere vigore alle nostre forze spirituali, finché l’inclinazione al bene si trasformi nella virtù operante. Tu non hai bisogno di usare con me molte parole, né di fare una lunga professione di fede: ho già capito che hai fatto grandi progressi. So che tu senti profondamente quello che scrivi: non ci sono né falsità, né esagerazioni. Ti dirò tuttavia francamente quello che penso: ho viva speranza in te, ma non ancora piena fiducia. Vorrei che anche tu pensassi così: non c’è ragione che tu abbia a prestar fede a te stesso troppo presto. Piuttosto, fruga dentro di te, scrùtati da varie parti, ossèrvati con cura e, soprattutto, vedi se hai fatto progressi solo nello studio della filosofia, o anche nella vita. La filosofia non è un’arte che serve a far mostra di sé di fronte alla gente: non consiste nelle parole, ma nelle azioni. Né ad esse ricorriamo per passare la giornata con qualche diletto, o per sottrarci alla noia prodotta dall’ozio. La filosofia forma e plasma l’animo, dà ordine alla vita, dirige le azioni, mostra le cose che si debbono e quelle che non si debbono fare, siede al timone e regola la rotta attraverso i pericoli di un mare in tempesta. Senza di lei nessuno può vivere sereno e sicuro. Ogni momento i più vari eventi richiedono consigli che solo lei può darci. Qualcuno dirà: «Che mi giova la filosofia, se c’è un destino immutabile? Che giova, se c’è un dio che ci governa? Che giova, se è il caso che ci comanda? Ciò che è stato preordinato non può essere mutato e niente si può fare contro gli eventi fortuiti. O c’è un dio che ha prevenuto ogni mia decisione e ha stabilito che cosa debbo fare, oppure c’è la fortuna che nulla concede alle mie decisioni». Esista una sola di queste potenze, o coesistano tutte insieme, caro Lucilio, bisogna dedicarsi alla filosofia. Sia che il destino ci incateni con la sua legge inesorabile, sia che un dio, signore dell’universo, abbia predisposto tutte le cose, sia che il caso spinga e agiti confusamente gli umani eventi, nella filosofia noi dobbiamo cercare la nostra difesa. Essa ci esorterà ad ubbidire volenterosi a dio, renitenti alla fortuna; c’insegnerà a seguire la volontà di dio e a sopportare i capricci del caso. Ma non è questo il momento di discutere quanto si estenda il libero arbitrio dell’uomo, se c’è una Provvidenza che ci governa o se siamo prigionieri di una serie di avvenimenti fatalmente determinati, oppure se siamo in balìa di eventi casuali e improvvisi. Torno invece ad ammonirti e ad esortarti di non lasciar cadere e raffreddarsi lo slancio dell’animo tuo. Sappilo regolare e rinvigorire, affinché quello che ora è solo un nobile impulso divenga una costante disposizione dell’animo. Tu – se ben ti conosco –, appena aperta questa lettera, cercherai quale sia il piccolo dono che essa reca con sé: esaminala attentamente e lo troverai. Non meravigliarti della mia liberalità: anche questa volta ti dono un bene di un altro. Ma perché ho detto: «di un altro?». Ogni giusta affermazione, da chiunque espressa, è mia. È un pensiero di Epicuro anche questo che segue: «Se vivrai secondo natura, non sarai mai povero; se, invece, vorrai seguire il variare delle opinioni umane, non sarai mai ricco». La natura richiede poco; ma ha smisurate esigenze chi vuol seguire le opinioni umane. Si accumuli pure nelle tue mani tutto ciò che è stato il possesso di molti ricchi, e la fortuna ti dia denaro oltre la misura concessa a qualsiasi privato, ti copra di oro, ti vesta di porpora, ti porti a tal grado di ricchezza e di fasto che tu possa nascondere la terra sotto i marmi; e ti sia dato, non solo di possedere le ricchezze, ma di calpestarle; si aggiungano pure statue, quadri e tutto ciò che le varie arti hanno creato per il lusso: da tutte queste ricchezze imparerai solo ad accrescere le tue brame. I desideri che nascono dalla natura hanno un limite; quelli, invece, che derivano da falsa opinione sono senza fine: non c’è nessun termine per l’errore. Chi segue la sua strada ha sempre una meta da raggiungere, ma chi ha smarrito la retta via, va errando all’infinito. Abbandona, quindi, le vanità e, quando vorrai sapere se i tuoi desideri sono secondo natura oppure ciechi, considera se hanno un termine dove arrestarsi: se, andando avanti nel soddisfare un desiderio, senti sempre più lontano il suo appagamento, sappi che non è un desiderio naturale. Addio.

Lettera tratta dal libro.
L’ARTE DI VIVERE, Lucio Anneo Seneca!

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