Frasi sagge, citazioni, idee e opinioni di Albert Einstein

albert-einstein_hAlbert Einstein  è stato un fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero, divenuto in seguito cittadino statunitense. La grandezza di Albert Einsteinconsiste nell’aver mutato per sempre il modello di interpretazione del mondo fisico. Nel 1921 ricevette il Premio Nobel per la Fisica “per i contributi alla fisica teorica, in particolare per la scoperta della legge dell’effetto fotoelettrico”, e la sua fama dilagò in tutto il mondo soprattutto per la teoria della relatività, in grado, per l’assoluta originalità, di colpire l’immaginario collettivo. Fu un successo insolito per uno scienziato e durante gli ultimi anni di vita la fama non fece che aumentare, al punto che in molte culture popolari il suo nome divenne ben presto sinonimo di intelligenza e di grande genio. Oltre a essere uno dei più celebri fisici della storia della scienza, Albert Einstein fu molto attivo in diversi altri ambiti, dalla filosofia alla politica, e per il suo complesso apporto alla cultura in generale è considerato uno dei più importanti studiosi e pensatori del XX secolo.

 

 

Buona Lettura
 
Credo che le idee di Gandhi siano state, tra quelle di tutti gli uomini politici del nostro tempo, le più illuminate. Noi dovremmo sforzarci di agire secondo il suo insegnamento, rifiutando la violenza e lo scontro per promuovere la nostra causa, e non partecipando a ciò che la nostra coscienza ritiene ingiusto.
 
 
Qualsiasi uomo che guida in maniera sicura, mentre sta baciando una bella ragazza, è un uomo che non sta prestando al bacio la giusta importanza.

 

Come si può mettere la Nona di Beethoven in un diagramma cartesiano? Ci sono delle realtà che non sono quantificabili. L’universo non è i miei numeri: è pervaso tutto dal mistero. Chi non ha il senso del mistero è un uomo mezzo morto.

 

Chiunque consideri la propria e l’altrui vita come priva di significato è non soltanto infelice, ma appena degno di vivere.

 

Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio, non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo quell’energia. Questa è l’apoteosi dell’ignoranza umana.

 

La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. In questo caso abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funziona… e nessuno sa il perché!

 

Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente.

 

L’autentica religione è il vero vivente; vivente tutt’uno con l’anima, tutt’uno con la bontà e la rettitudine.

 

Tutti sanno che una cosa é impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.

 

Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.

 

La differenza tra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti.

 

È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.

 

La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione.

 

Talvolta un pensiero mi annebbia l’io: sono pazzi gli altri o sono pazzo io?

 

Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare.

 

Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa sarà segno allora una scrivania vuota?

 

Un uomo è vecchio quando non ha più sogni, ma soltanto rimpianti.

 

Nessun problema si può risolvere dallo stesso livello di coscienza che lo ha creato.

 

Non hai veramente capito qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna.

 

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.

 

Colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla. Colui che va da solo sarà più probabile che si troverà in luoghi dove nessuno è mai arrivato.

 

Imparare è un’esperienza, tutto il resto è solo informazione.

 

Se in un primo momento l’idea non è assurda, allora non c’è nessuna speranza che si realizzi.

 

Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono.

 

Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione.

 

Un essere umano è parte di un tutto che chiamiamo ‘universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Sperimenta se stesso, i pensieri e le sensazioni come qualcosa di separato dal resto, in quella che è una specie di illusione ottica della coscienza.
Questa illusione è una sorte di prigione che ci limita ai nostri desideri personali e all’affetto per le poche persone che ci sono più vicine. Il nostro compito è quello di liberarci da questa prigione, allargando in centri concentrici la nostra compassione per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza.

 

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.

 

Io non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni.

 

Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi.

 

Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere.

 

La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla
dimensione precedente.

 

Io non pretendo di sapere cosa sia l’amore per tutti, ma posso dirvi che cosa è per me: l’amore è sapere tutto su qualcuno, e avere la voglia di essere ancora con lui più che con ogni altra persona. L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.

 

 

Di ciò che è importante nella propria esistenza non ci si rende quasi conto, e certamente questo non dovrebbe interessare il prossimo. Che ne sa un pesce dell’acqua in cui nuota per tutta la vita?

 

E così accadrà anche in futuro, se continueremo ad attenerci alla regola: guardatevi dai lusingatori, specialmente quando vengono a predicare odio.

 

La personalità non si forma con quello che si sente e si dice, ma con l’applicazione e l’azione.

 

L’istruzione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si era imparato a scuola.

 

Il valore di un uomo, invece, va ravvisato in ciò che dà, non in ciò che riesce a farsi dare.

 

Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami di uno stesso albero. Aspirano tutte a nobilitare la vita dell’uomo, sollevandola dal livello della mera esistenza fisica per condurre l’individuo verso la libertà.

 

L’uomo non dovrebbe trovarsi costretto a lavorare per il soddisfacimento delle necessità vitali al punto da non avere più né tempo né energia per le occupazioni personali.

 

«Non posso contestare l’esattezza della tua asserzione», rispose quegli, «ma so che non mi piacerebbe vivere in un mondo simile!»

 

Cerchiamo di pensare, sentire e agire come quell’uomo, rifiutando di accettare qualunque compromesso fatale. E non sottraiamoci alla lotta, allorché si fa inevitabile per la preservazione del diritto e della dignità dell’uomo. Se così faremo, torneremo presto a condizioni che ci consentiranno di rallegrarci dell’umanità.

 

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le Nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “Superato”. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle Nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza la crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lieve brezze. Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo, invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

 

L’amaro e il dolce vengono dal di fuori, il difficile dall’interno, dai propri stessi sforzi. Faccio perlopiù quello che sono spinto a fare dalla mia stessa natura. È imbarazzante raccogliere in cambio tanto rispetto e amore. Anche contro di me sono state scagliate frecce di odio; ma non mi hanno mai colpito, perché in qualche modo appartenevano a un altro mondo, con il quale non ho niente da spartire. Vivo in quella solitudine che è dolorosa in gioventù, ma deliziosa negli anni della maturità.

 

Nel rileggere le righe da me scritte quasi dieci anni fa, provo due impressioni stranamente contrastanti. Ciò che scrissi allora sembra più vero che mai, nella sua essenza; e tuttavia anche curiosamente remoto e strano. Come può succedere? È stato il mondo a cambiare così profondamente in dieci anni, o è semplicemente che adesso ho dieci anni di più e i miei occhi vedono tutto in una luce cambiata, più incerta? Che cosa sono dieci anni nella storia dell’umanità? Non bisognerebbe considerare costanti tutte quelle forze che determinano la vita dell’uomo rispetto a un intervallo così trascurabile? La mia ragion critica è così suscettibile che il cambiamento fisiologico intervenuto nel mio corpo nel corso di questi dieci anni ha potuto influenzare la mia concezione della vita in modo tanto profondo? Ho la chiara sensazione che considerazioni simili non possano gettare alcuna luce su un mutamento dell’approccio emotivo ai problemi generali della vita. Né posso cercare le ragioni di questo bizzarro cambiamento nelle mie circostanze esterne personali; perché so che hanno sempre giocato una parte secondaria nei miei pensieri e nelle mie emozioni. No, c’è di mezzo qualcosa di completamente differente. In questi dieci anni la fiducia nella stabilità della società umana, sì, persino nella base stessa dell’esistenza, è andata sensibilmente scemando. Si avverte non solo una minaccia al retaggio culturale dell’uomo, ma anche un deprezzamento del valore attribuito a tutto quello che si vorrebbe vedere difeso ad ogni costo.

 

L’uomo consapevole, a dire il vero, ha sempre avvertito con acutezza che la vita è un’avventura, qualcosa che bisogna continuamente sottrarre alla morte. In parte a causa degli eterni pericoli: si può cadere dalle scale e rompersi l’osso del collo, perdere senza alcuna colpa i mezzi di sussistenza, essere condannati benché innocenti o rovinati dalla calunnia. Vivere nella società umana ha sempre comportato pericoli di ogni sorta; ma si trattava di pericoli caotici nella loro natura, soggetti al caso. La società umana, nel complesso, pareva stabile. Rapportata agli ideali del gusto e della morale essa era decisamente imperfetta. Ma, tutto sommato, ci si sentiva a proprio agio in essa e, a parte i molteplici tipi di incidenti, relativamente al sicuro. Se ne accettavano le qualità intrinseche come un dato di fatto, come l’aria che si respirava. Si davano per scontati persino i parametri della virtù, dell’aspirazione e della verità pratica, come un’eredità inviolabile, comune a tutta l’umanità civilizzata.

 

A dire il vero, la prima Guerra Mondiale aveva già fatto vacillare questo senso di sicurezza. La santità della vita si dissolveva e l’individuo non era più in grado di agire secondo i propri intendimenti e di andare dove gli paresse. La menzogna era innalzata alla dignità di strumento politico. La guerra, tuttavia, era diffusamente considerata un evento esterno, difficilmente o per niente affatto il frutto di un’azione umana conscia e intenzionale. La si pensava una sorta di interruzione dall’esterno, universalmente ritenuta sventurata e malefica, della normale vita dell’uomo. Il senso di sicurezza verso gli intenti e i valori umani restava perlopiù intatto.

 

La consapevolezza di questo stato di cose ottenebra ogni ora della mia esistenza attuale, mentre dieci anni fa era ancora estranea ai miei pensieri. È questo che provo con tanta intensità nel rileggere le parole scritte nel passato. E tuttavia so che, tutto considerato, l’uomo cambia solo di poco, anche se le idee dominanti lo fanno apparire in una luce molto diversa a seconda delle volte, e anche se tendenze quali le attuali gli procurano sofferenze inimmaginabili. Di tutto questo non resterà altra traccia che qualche dolorosa pagina nei libri di storia, che darà ai giovani delle future generazioni un rapido quadro delle follie dei loro antenati.

 

Il nostro tempo è ricco di menti creative, le cui invenzioni ci potrebbero facilitare la vita in modo considerevole. Attraversiamo i mari con l’energia e utilizziamo l’energia anche per liberare l’umanità da ogni spossante fatica muscolare. Abbiamo imparato a volare e siamo in grado di inviare messaggi e notizie per il mondo intero senza alcuna difficoltà grazie alle onde elettriche. Tuttavia, la produzione e la distribuzione dei beni sono del tutto disorganiche, tanto che siamo costretti a vivere tutti quanti nella paura di essere eliminati dal ciclo economico, soffrendo di conseguenza per mancanza di ogni cosa. Inoltre, a intervalli di tempo irregolari, popoli di differenti paesi si sterminano a vicenda così che anche per questa ragione chiunque pensi al futuro non può che vivere nella paura e nell’apprensione.

 

 

La causa di ciò sta nel fatto che l’intelligenza e il carattere delle masse sono incomparabilmente inferiori all’intelligenza e al carattere dei pochi che producono qualcosa di prezioso per la società. Confido che la posterità possa leggere queste mie asserzioni con un senso di orgoglio e di giustificata superiorità.

 

So che discutere dei giudizi di valore fondamentali è un’impresa disperata. Per esempio se qualcuno approva, come obiettivo, l’estirpazione della razza umana dalla terra, non è possibile rifiutare tale punto di vista su basi razionali. Ma se si arriva a un accordo su certi obiettivi e valori, si può discutere razionalmente dei mezzi con cui conseguire tali obiettivi. Indichiamo, allora, due obiettivi sui quali quasi tutti coloro che leggeranno queste righe potranno agevolmente convenire.

 

1. I beni strumentali che dovrebbero servire a mantenere la vita e la salute di tutti gli esseri umani andrebbero prodotti con la minor fatica possibile per tutti.

2. Il soddisfacimento dei bisogni fisici è di fatto la precondizione indispensabile per una buona esistenza, ma ciò di per sé non è abbastanza. Per essere contenti gli uomini dovrebbero avere anche la possibilità di sviluppare liberamente le proprie facoltà intellettuali e artistiche, nella misura consentita dalle particolari caratteristiche e abilità di ciascuno.

 

Per libertà intendo condizioni sociali tali da impedire che l’espressione di opinioni e affermazioni relative a questioni di scienza generale e particolare comporti pericoli o svantaggi seri per chi le esprime. Questa libertà di comunicazione è indispensabile per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza scientifica, una considerazione di grande importanza pratica. In primo luogo essa va garantita per legge. Ma le leggi non possono assicurare da sole la libertà d’espressione; affinché ciascuno possa esprimere le proprie opinioni senza incorrere in penalità deve sussistere un diffuso spirito di tolleranza nell’intera popolazione. Non potremo mai raggiungere del tutto un simile ideale di libertà esteriore, ma dobbiamo perseguirlo senza tregua se vogliamo far progredire il più possibile il pensiero scientifico e la riflessione filosofica e creativa in generale.

 

Sappiamo tutti, da quanto sperimentiamo fuori e dentro di noi, che i nostri atti consapevoli nascono dai nostri desideri e dalle nostre paure. L’intuizione ci dice che ciò è vero anche per il nostro prossimo e per gli animali superiori. Cerchiamo tutti quanti di sfuggire al dolore e alla morte, mentre inseguiamo ciò che è piacevole. Nelle nostre azioni siamo tutti dominati dagli impulsi; e questi impulsi sono organizzati in modo che le nostre azioni in generale mirino alla conservazione nostra e a quella della razza. La fame, l’amore, il dolore, la paura sono alcune delle forze interiori che presiedono all’istinto di autoconservazione dell’individuo. Nello stesso tempo, come esseri sociali, nei rapporti con i nostri simili siamo spinti da sentimenti quali la comprensione, l’orgoglio, l’odio, il bisogno di potere, la pietà, e così via. Tutti questi impulsi primari, non facilmente definibili a parole, sono le molle delle azioni umane. Tutti questi tipi di azione cesserebbero se quelle possenti forze elementari smettessero di agire dentro di noi.

 

La vera difficoltà, la difficoltà che ha frustrato i saggi di ogni tempo, è semmai questa: come possiamo rendere il nostro insegnamento efficace al punto che la sua influenza sulla vita emotiva dell’uomo possa resistere alla pressione delle forze psichiche elementari dell’individuo? Non sappiamo, naturalmente, se i saggi del passato si siano davvero posti questa domanda con la stessa consapevolezza e nella stessa forma; ma sappiamo quanto si siano sforzati di risolvere il problema.

 

Tra la gente pensante, tuttavia, si sta diffondendo una chiara percezione della gravità del pericolo, e ci si dà un gran da fare per individuare nell’ambito della politica nazionale e intenzionale, della legislazione e dell’organizzazione in generale, i mezzi con cui farvi fronte. Sono sforzi, senza dubbio, di cui vi è grande necessità. Eppure gli antichi conoscevano qualcosa che noi sembriamo avere dimenticato. Qualunque mezzo si rivela un mero strumento spuntato se dietro di esso non c’è uno spirito vigoroso. Ma se il desiderio di raggiungere il fine è ben vivo dentro di noi, allora non ci mancherà la forza di trovare i mezzi per conseguirlo e tradurlo in fatti.

 

Prima di tutto, quindi, anziché chiedere che cosa sia la religione, dovrei cercare di sapere piuttosto che cosa caratterizzi le aspirazioni di una persona che mi dia l’impressione di essere religiosa: una persona che sia religiosamente illuminata mi pare una persona che si sia liberala, al meglio delle proprie capacità, dalle pastoie dei desideri egoistici per dedicarsi a pensieri, sentimenti e aspirazioni abbracciati per il loro valore sovrapersonale. Ritengo che quello che conti sia la forza di questo contenuto sovrapersonale e la profondità della convinzione circa la sua schiacciante preminenza, senza riguardo al fatto che si faccia o meno alcun tentativo di rapportare tale contenuto a un Essere divino, perché altrimenti non si potrebbero considerare personalità religiose nemmeno il Buddha e Spinoza. Di conseguenza, una persona religiosa è devota nel senso che non ha dubbi sul significato e sulla nobiltà di quegli obiettivi e di quelle mete sovrapersonali che non richiedono né potrebbero presentare alcun fondamento razionale. Essi esistono con la stessa necessità e concretezza della persona stessa. In tal senso la religione è lo sforzo secolare dell’uomo per diventare limpidamente e perfettamente conscio di tali valori e fini, e per rafforzarne ed estenderne costantemente l’efficacia. Se si concepiscono la religione e la scienza sulla base di tali definizioni, allora un conflitto tra di esse appare impossibile. Perché la scienza può solo accertare ciò che è, non ciò che dovrebbe essere, e fuori dal suo ambito tutti i tipi di giudizi di valore restano necessari.

 

11. E = MC2 
Per poter comprendere la legge dell’equivalenza di massa ed energia, dobbiamo tornare a due principi della conservazione o dell’« equilibrio» che, indipendenti l’uno dall’altro, detenevano un alto posto nella fisica prerelativistica. Erano il principio della conservazione dell’energia e il principio della conservazione della massa. Il primo di questi, anticipato da Leibnitz addirittura nel diciassettesimo secolo, fu sviluppato nel

 

Fin qui ho concepito il giudaismo come comunanza di tradizione. D’altro canto, sia amici che nemici hanno spesso asserito che gli ebrei costituiscono una razza; che il loro comportamento caratteristico è il frutto di qualità innate trasmesse per via ereditaria da una generazione all’altra. Questa opinione è avvalorata dal fatto che per migliaia di anni gli ebrei si sono sposati in prevalenza all’interno del proprio gruppo. Una tale abitudine può in effetti preservare una razza omogenea, nel caso in cui essa esistesse in origine; non può produrre uniformità razziale, se all’origine si aveva una mescolanza razziale. Non v’è dubbio, comunque, che gli ebrei siano una razza mista, proprio come tutti gli altri gruppi della nostra civiltà. Gli antropologi leali concordano su questo punto; le asserzioni di segno contrario appartengono tutte al campo della propaganda politica e vanno giudicate di conseguenza.

 

Se qualcuno dovesse formarsi un quadro degli ebrei unicamente in base alle affermazioni dei loro nemici, dovrebbe arrivare alla conclusione che essi rappresentino una potenza mondiale. A prima vista questo sembra francamente assurdo; e tuttavia, a mio giudizio, contiene qualcosa di vero. Gli ebrei come gruppo possono essere privi di potere, ma l’insieme delle conquiste dei loro singoli componenti è ovunque considerevole e proficuo, anche se a tali conquiste si è arrivati tra mille ostacoli. Lo spirito che sopravvive nel gruppo mobilita le forze latenti

 

Se come ebrei possiamo imparare qualcosa da questi tempi politicamente tristi, è il fatto che il destino ci ha legati insieme, un fatto che spesso, in tempi di tranquillità e sicurezza, tendiamo a dimenticare facilmente e volentieri. Siamo abituati ad attribuire eccessiva enfasi alle differenze che dividono gli ebrei di differenti paesi e di differenti concezioni religiose. E spesso dimentichiamo che ogni volta che in un qualsiasi posto l’ebreo viene odiato e trattato ingiustamente, ogni volta che personaggi politici dalla coscienza adattabile riattizzano contro di noi i vecchi pregiudizi, in origine religiosi, tramando progetti politici a nostre spese, la cosa riguarda ciascuno di noi. Riguarda ciascuno di noi perché né gli oceani né i confini nazionali possono fermare tali affezioni e disturbi psicotici dell’animo popolare, che si comportano esattamente come le crisi economiche e le epidemie.

 

La nostra epoca è fiera del progresso conseguito nello sviluppo intellettuale dell’uomo. La ricerca e lo sforzo verso la verità e la conoscenza sono tra le più alte qualità umane, anche se spesso si gloriano con maggior clamore proprio coloro che si battono di meno. E certamente dovremmo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio; esso ha, naturalmente, muscoli possenti, ma non è dotato di alcuna personalità, non può guidare, può solo servire; e non è esigente nella sua scelta di un capo. Questa caratteristica si riflette nelle qualità dei suoi sacerdoti, gli intellettuali. L’intelletto ha la vista lunga in fatto di metodi e strumenti, ma è cieco rispetto a fini e valori. Per cui non desta meraviglia che questa cecità fatale si trasmetta dai vecchi ai giovani e coinvolga oggi un’intera generazione. I nostri antenati ebrei, i profeti e i vecchi saggi cinesi compresero e

 

Ma oggi il mondo è dominato dalle passioni violente dell’uomo, che infuriano più sfrenate che mai. Il nostro popolo ebraico, una piccola minoranza ovunque, senza alcun mezzo per potersi difendere con la forza, è esposto alle più crudeli sofferenze, fino all’annientamento totale, in misura di gran lunga maggiore di quanto tocchi a qualunque altro popolo al mondo. L’odio che impazza contro di noi affonda le radici nel fatto che abbiamo sostenuto l’ideale della convivenza armonica e che gli abbiamo dato espressione con parole e fatti tra la maggior parte del nostro popolo.

 

La solidarietà e la fiducia con cui i nostri fratelli in Palestina affrontano queste difficoltà merita la nostra ammirazione. I disoccupati sono sostenuti dai contributi volontari di coloro che ancora conservano il posto di lavoro. Il morale rimane alto, nella convinzione che alla fine la ragione e la calma si riaffermeranno. Tutti sanno che le rivolte sono fomentate ad arte da coloro che hanno un interesse diretto a mettere in difficoltà non solo noi ma soprattutto l’Inghilterra. Tutti sanno che se gli stranieri ritirassero i propri aiuti il banditismo cesserebbe.

 

C’è qualcosa di sublime nello spettacolo di uomini che si ritrovano insieme in uno spirito di armonia per onorare il ricordo di un uomo la cui vita e il cui lavoro risalgono a sette secoli fa. Questo sentimento si fa tanto più acuto in un periodo in cui la passione e la lotta tendono più che mai ad annullare l’influenza del pensiero razionalizzato e della giustizia equilibrata. Nel trambusto della vita quotidiana il desiderio e la passione oscurano la nostra visione, e la voce della ragione e della giustizia è quasi inudibile nel baccano della lotta di tutti contro tutti. Ma il fermento di quei tempi remoti si è spento da molto tempo e non ne resta molto più del ricordo dei pochi che esercitarono un’influenza cruciale e proficua sui loro contemporanei e di conseguenza anche sulle generazioni successive. Uno di tali uomini fu Maimonide.

 

Maimonide fu una di quelle personalità forti che con i loro scritti e i loro umani tentativi contribuirono a realizzare quella sintesi, preparando così la strada agli sviluppi successivi. Stasera ci sarà relazionato esattamente come questo avvenne, da amici che con i loro studi si sono avvicinati più di me al cuore del lavoro cui Maimonide consacrò la propria vita e alla storia dell’anima europea. Che questa ora di grata rimembranza possa contribuire a rafforzare dentro di noi l’affetto e la stima che nutriamo per i tesori della nostra cultura, conquistati con lotte così dure. La nostra lotta per preservare tali tesori contro le attuali forze della tenebra e della barbarie non potrà allora che dirsi vincente.

 

Fra tutti coloro che si sono battuti per la causa della giustizia e nell’interesse del popolo ebraico duramente oppresso, solo alcuni di quelli da me conosciuti di persona si sono dimostrati sempre altruisti, ma nessuno ha offerto il proprio amore e la propria energia con la stessa logorante abnegazione di Stephen Wise. Per tutta la sua vita egli ha continuato a combattere per la causa del Sionismo a cui il ricordo del suo indefesso operato resterà legato per sempre. Egli ha percorso le ardue strade del vero profeta, sempre disdegnando il sordido compromesso e mai flettendo il ginocchio davanti a chi era al potere. Smascherando implacabilmente la debolezza e le imperfezioni sia tra le nostre file che nella più ampia arena politica del mondo non-ebraico, ha offerto sostanziosi e duraturi contributi dovunque sia andato. C’è chi non lo ama, ma non c’è nessuno che gli abbia negato il riconoscimento e il rispetto, perché tutti sanno che dietro le enormi fatiche di quest’uomo c’è sempre stato un appassionato desiderio di rendere l’umanità migliore e più felice.

 

 

Per libertà intendo condizioni sociali tali da impedire che l’espressione di opinioni e affermazioni relative a questioni di scienza generale e particolare comporti pericoli o svantaggi seri per chi le esprime. Questa libertà di comunicazione è indispensabile per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza scientifica, una considerazione di grande importanza pratica. In primo luogo essa va garantita per legge. Ma le leggi non possono assicurare da sole la libertà d’espressione; affinché ciascuno possa esprimere le proprie opinioni senza incorrere in penalità deve sussistere un diffuso spirito di tolleranza nell’intera popolazione. 
Non potremo mai raggiungere del tutto un simile ideale di libertà esteriore, ma dobbiamo perseguirlo senza tregua se vogliamo far progredire il più possibile il pensiero scientifico e la riflessione filosofica e creativa in generale. Se si vuole assicurare anche il secondo obiettivo, cioè la possibilità dello sviluppo spirituale per tutti gli individui, si rende necessario un secondo tipo di libertà esteriore. L’uomo non dovrebbe trovarsi costretto a lavorare per il soddisfacimento delle necessità vitali al punto da non avere più né tempo né energia per le occupazioni personali. Senza questo secondo tipo di libertà esterna, la libertà d’espressione, per lui, è inutile.

Einstein Albert 

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