Angeli Origine e significato

A-ke-ro (dialetto miceneo, “messaggero”) riportato in Lineare B, la prima scrittura greca risalente al XIV/XII secolo a.C., che precedette il termine ἄγγελος (ánghelos) dal medesimo significato.

L’ánghelosHermes alato, in un’opera classica conservata presso il Museo Puškin delle belle arti di Mosca.

Iride alata (o Nike), opera risalente al V secolo a.C. rinvenuta ad Agrigento.

Un angelo è un essere spirituale che assiste e serve Dio (o gli dèi) o è al servizio dell’uomo lungo il percorso del suo progresso spirituale e della sua esistenza terrena.Angeli

Origine del termine e suo significato

Il termine “angelo” ha origine dal latino angelus, a sua volta derivato dal greco ἄγγελος (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos), attestato nel dialetto miceneo nel XIV/XII secolo a.C. come akero, con il significato di inviato, messaggero; e, come messaggero degli Dei, il termine “angelo” appare per la prima volta nelle credenze religiose della Civiltà classica.

Il termine greco antico ánghelos (messaggero) è riferito al dio Hermes considerato il messaggero degli Dei. Identica funzione viene attribuita ad Iride sia nell’Iliade che negli Inni omerici, così in Platone, nel Cratilo (407e-408b) queste due divinità vengono indicate come ángheloi degli Dei. Allo stesso modo viene indicata Artemide-Ecate (Sofrone- Scoli a Teocrito, II,12)  alludendo ai suoi rapporti con il mondo dei morti (Inferi). Anche Hermes è “messaggero di Persefone” (Inscriptiones Graecae XIV, 769) e quindi in rapporto con i mondo dei morti.
In collegamento a ciò, Sam Eitrem evidenzia che a Tera sono state rinvenute delle interessanti iscrizioni sepolcrali cristiane nelle quali viene menzionato l’ánghelos del defunto (Inscriptiones Graecae III, 933 e segg.).

Nella riflessione teologico-filosofica antica un tema corrispondente alla comune nozione degli angeli è già presente.

In Talete, come in Eraclito, il mondo è pieno di dèi vale a dire di angeli.

Per i pitagorici i sogni erano inviati agli uomini dai geni.

Anche Democrito parlò di geni abitanti nello spazio.

Platone, in particolare nel Convivio, menzionò dei dáimōn che, ministri di Dio, sono vicini agli uomini per ben ispirarli.

Con Filone di Alessandria (20 a.C. ca–50 d.C.), filosofo e teologo di cultura ebraica ed ellenistica, l’ánghelos greco si incrocia con il mal’akh della Bibbia (così già reso nella Septuaginta) e diviene, nella sua spiegazione esegetico-allegorica della stessa Bibbia, il nesso fra il mondo sensibile e quello del Dio trascendente unitamente alle idee, alla sapienza e al pneuma. Questo nesso si rende necessario nella teologia di Filone in quanto il Dio trascendente non potrebbe avere un rapporto diretto con il mondo sensibile per via del male in esso contenuto.

A partire dal II-IV secolo, la teologia neoplatonica utilizzerà la figura dell’ánghelos, inserita nella processione dall’Uno unitamente ai Dèmoni e agli Eroi, seguendo l’ordine gerarchico di: Dei, Arcangeli, Angeli, Demoni ed Eroi.

Porfirio sosteneva che sono gli angeli a portare a Dio le nostre invocazioni difendendoci dai dèmoni malvagi.

Giamblico elaborò una gerarchia del mondo celeste sostenendo che gli angeli innalzano l’uomo dal mondo materiale mentre i demoni li spingono a immergervisi, gli arcangeli accompagnano le loro anime nel cielo e gli eroi si occupano del mondo. E la loro visione è ben differente:

E le apparizioni degli dèi sono belle a vedersi, perché brillano, quelle degli arcangeli solenni e calme, più miti quelle degli angeli, quelle dei demoni terribili. Quelle degli eroi […] sono senz’altro più miti di quelle dei demoni, quelle degli arconti ti fanno sbigottire, se essi esercitano il loro potere sul mondo, mentre sono dannose e dolorose a vedersi, se essi sono nella materia; quelle delle anime, infine, assomigliano per qualcosa a quelle degli eroi, ma sono più deboli.

Per Proclo gli angeli hanno il compito di aiutare l’uomo a tornare a Dio, sono esseri buoni che comunicano la volontà degli dei:

« Solo ciò che è conforme al bene può fare parte della schiera degli angeli mentre il male non può entrare in tale ordine; gli angeli infatti sono coloro che comunicano e rendono chiara la volontà degli dei, occupano il posto più alto fra i generi sommi e sono caratterizzati dall’essere buoni »

Il culto degli angeli fiorì in Egitto e Asia Minore tra il II e III secolo d.C. In questo quadro tale figura veniva evocata dal rito teurgico e considerata come accompagnatore dell’uomo dall’ingresso all’esistenza terrena, quando la sua anima scendeva lungo le varie influenze delle sfere celesti che ne determinavano le caratteristiche personologiche, durante la vita in quanto ne erano guida e protezione, e nel dopo-morte, quando gli angeli divenivano responsabili della sua purificazione, dovendo recidere i vincoli dell’anima del defunto con il mondo della materia

Il dio della saggezza Enki (akkadicoEa) tradizionalmente raffigurato con la barba lunga e flutti di acqua e di pesci che sgorgano dalle sue spalle mentre risale una montagna. Alla sua sinistra la dea alata Inanna (sumero, babiloneseIshtar in forma antropomorfa e con le ali (parte di una impronta di sigillo cilindrico risalente al XXIII secolo a.C. conservato presso il British Museum di Londra).

Andrea Piras evidenzia la stretta connessione tra gli angeli e le anime dei defunti nelle credenze relative all’immortalità delle religioni del mondo classico in quanto, secondo tali credenze, le anime migliori venivano trasformate in angeli. Così se una persona veniva formata attraverso la perfezione spirituale poteva acquisire uno status simile a quello degli angeli e questo spiegherebbe l’aggiunta del termine “angelo” al nome del defunto nelle iscrizioni funerarie

Le missioni degli angeli

Si crede che gli Angeli siano stati creati da Dio nel secondo giorno.

L’Universo, secondo gli Ebrei, è abitato da due categorie di esseri: gli angeli e gli esseri umani. Esistono ordini, classi e schiere a capo delle quali viene distinto un angelo principale. Molte notizie sugli angeli si trovano nell’insegnamento dei rabbini, l’angelologia non è creazione di esso. Una corte celeste, con Dio Re e un esercito di ministri attorno a Lui, si trova descritta nella Bibbia e gli angeli vengono citati quali servi dell’Altissimo. Il motivo fondamentale dell’angelologia rabbinica non è quello di trovare intermediari tra Dio e il mondo, poiché non vi è bisogno di tali intermediari. Il vero scopo di essa era la glorificazione di Dio. Quindi il compito primario degli angeli, per gli Ebrei, è quello di onorare Dio, ma anche di portare messaggi agli uomini. Non svolgono, quindi, una funzione di intercessione per gli uomini, ma di presentazione agli uomini della volontà di Dio.

Nella cultura religiosa dell’area mesopotamica

La cultura religiosa dell’area mesopotamica ha elaborato alcune credenze sugli angeli, qui indicati con il termine sukkal (o sukol), che riverbereranno nei successivi monoteismi. Il ruolo dell’angelo babilonese è quello di messaggero-inviato del dio: il sukkal di Marduk è, ad esempio, Nabu, quello di Anu è Papsukkal mentre quello di Inanna è Mummu.

La cultura religiosa babilonese possiede degli angeli-custodi degli uomini (shedu e lamassu) raffigurati all’ingresso delle case per la protezione degli abitanti, accompagnandoli quando escono dalle stesse.

Altra figura importante è il karibu (o karabu, lett. “colui che prega, invoca”) da cui deriverà il nome giunto nella lingua italiana come “cherubino”. Il karibu viene raffigurato con le mani protese verso il cielo pronto ad intercedere con gli Dei. La sua rappresentazione, in forma antropomorfa o zoomorfa, ma comunque munita di ali è poi declinata nelle iconografie delle religioni abramitiche.

 

Nello Zoroastrismo

Un Fravašay alato. Questo simbolo rappresenta lo “spirito guardiano”, ma anche l’anima dell’uomo.

Gli “angeli” ricoprono un ruolo fondamentale nella religione zoroastriana.
Lo Zoroastrismo (o Mazdeismo) è la religione fondata dal profeta iranico Zarathuštra presumibilmente tra il X e l’VIII secolo a.C. e che avrà una notevole influenza sull’Ebraismo e sullo stesso Cristianesimo. Tale fede religiosa presuppone l’esistenza di un unico Dio indicato con il nome di Ahura Mazdā (Colui che crea con il pensiero) sapiente, onnisciente e sommo bene il quale all’origine dei tempi creò due spiriti superiori (mainyu) più una serie di spiriti secondari. Dopo tale creazione, uno dei due spiriti superiori, Angra Mainyu (Spirito del male), si ribellò al Dio unico trascinando con sé una moltitudine di esseri celesti secondari denominati Daēva, l’altro spirito superiore Spenta Mainyu (Spirito santo del bene) unitamente ad altri spiriti secondari indicati come Ameša Spenta restarono invece fedeli ad Ahura Mazdā, avviando uno scontro cosmico tra il Bene e il Male di cui la creazione dell’universo materiale e dell’uomo ne rappresenterà l’elemento centrale. All’interno di questo quadro cosmico l’uomo creato dal Dio unico deve scegliere se schierarsi con il Bene o con il Male, il fedele zorastriano non ha dubbi al riguardo:

« Io maledico i daēva. Mi professo adoratore di Mazdā, seguace di Zarathuštra, nemico dei daēva e accettando la dottrina di Ahura, lodo e venero gli Ameša Spenta, assegno tutto ciò che è bene ad Ahura Mazdā, pieno di Aša, ricco di splendore, pieno di hvarenah, da Lui proviene la Vacca, da Lui proviene Aša, da lui proviene la Luce e la luminosità delle stelle di cui sono vestiti gli esseri e le cose ricche di gloria. »

(Avestā. Yasna, XII,1)

Così Arnaldo Alberti:

« Ameša Spenta, Immortali benefici. Yn 0.5 e 12.1. Le entità spirituali più elevate, create da Ahura Mazdā per affiancare l’uomo nella sua lotta contro il Male. Sono i “predecessori” degli arcangeli e includono le maggiori entità divine, come Vohū Manah, il buon Pensiero, Aša, l’ordine e la rettitudine, Ārmaiti, la santa devozione e la pietà, Haurvatāt, la perfezione e la salute, Ameretāt, l’immortalità, Xšāthrā, il dominio il potere supremo e lo stesso Ahura, il Signore. »

(in Avestā a cura di Arnaldo Alberti. Torino, Utet, 2008, pag.623)

 

Il libro sacro dello Zoroastrismo, l’Avestā, menziona al VI verso del I Yasna anche degli esseri angelici denominati Fravašay (anche Fravaši) in qualità di “angeli custodi” o “spiriti guardiani benefici” degli uomini vivi, delle loro famiglie e comunità e delle loro anime dopo la loro morte.

Una ulteriore entità spirituale, indicata come Yazata (lett. il “venerabile”) e assimilabile anch’essa alla nozione di angelo, compare tra gli altri nello Yasna I, 3 dell’Avestā:

Annuncio (e) celebro (questo yasna) in lode degli Asnya, i santi del giorno, maestri di rettitudine; degli Hāvani, i santi guardiani del mattino,, santificati da Aša e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Sāvanghi, protettore del bestiame, e di Vīsya, angelo custode del villaggio, santificati da Aša e maestri di rettitudine; annuncio e celebro (questo yasna) in lode di Mithra dagli ampi pascoli, dalle mille orecchie e dalla miriade di occhi, lo yazata di cui si celebra il nome, e di Rāman Xvāstra, lo yazata della pace bucolica.

 

Nell’Ebraismo

Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך, mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, abbir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25); per א*להים, ”’ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5); e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.

Giudaismo del Secondo Tempio

Il Giudaismo eredita dalla tradizione mesopotamica alcuni termini come Karibu, reso in ebraico come Kerub (כְּרוּב). Ma nel monoteismo biblico Kerub non è una divinità a cui essere devoti, quanto piuttosto un sottoposto dell’unico Dio onnipotente indicato come Jhwh.

La figura del Kerub compare nel Libro della Genesi:

Scacciato l’uomo, collocò a oriente del giardino di ‘Éden i Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante, per custodire la via che portava all’albero della vita

(Libro della Genesi, III, 24. Traduzione in italiano di Alfredo Sabato Toaff in Genesi, Bibbia ebraica (a cura di Dario Disegni. Torino, Giuntina, 2010, pag.10)

 

Allo stesso modo sulla nozione dell'”angelo” biblico si osservano influenze semitiche, cananee e zoroastriane. Così come il nome del diavolo Ashmedai (אשמדאי) che compare nel testo non canonico del Libro di Tobia deriva dall’avestico *Aēšmadaēva (demonio irato)

Nelle versioni ebraiche dei testi biblici מלאך, mal’akh indica quindi un “messaggero” dove il termine l’k indica generalmente l'”inviare” qualcuno per una ambasciata, per osservare o anche spiare qualcuno o qualcosa.

Mal’akh Jhwh è quindi l’inviato di Dio che trasmette le sue volontà tra gli uomini. Mal’akh viene reso nella versione greca della Bibbia con il termine greco ánghelos.

Così, nel Libro della Genesi, testo databile a non prima della seconda metà del VI a.C., due Mal’akh Jhwh si presentano a Lot (לוֹט) per salvarlo dalla distruzione di Sòdoma che stanno per compiere per ordine di Dio, e a cui Lot rende omaggio (lett. “faccia a terra”: אַפַּיִם אָרְצָה, appayim aretzah):

I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra

Quegli uomini dissero allora a Lot: “Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo. Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli”

Nel Libro dei Giudici, testo del V secolo a.C., un angelo appare alla moglie sterile di Manoach per annunciargli la nascita di colui che li salverà dai Filistei:

L’angelo del Signore apparve a questa donna e le disse: “Ecco, tu sei sterile e non hai avuto figli, ma concepirai e partorirai un figlio. Ora guardati dal bere vino o bevanda inebriante e dal mangiare nulla d’immondo. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla cui testa non passerà rasoio, perché il fanciullo sarà un nazireo consacrato a Dio fin dal seno materno; egli comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei”. La donna andò a dire al marito: “Un uomo di Dio è venuto da me; aveva l’aspetto di un angelo di Dio, un aspetto terribile. Io non gli ho domandato da dove veniva ed egli non mi ha rivelato il suo nome, ma mi ha detto: Ecco tu concepirai e partorirai un figlio; ora non bere vino né bevanda inebriante e non mangiare nulla d’immondo, perché il fanciullo sarà un nazireo di Dio dal seno materno fino al giorno della sua morte”.

(Giudici XIII,3-7. Traduzione italiana in Bibbia di Gerusalemme)

 

Nel Libro di Zaccaria, testo del V secolo a.C., un angelo compare al profeta per comunicargli delle istruzioni da parte di Dio:

Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: “Mio signore, che significano queste cose?”. L’angelo che parlava con me mi rispose: “Io t’indicherò ciò che esse significano”. Allora l’uomo che stava fra i mirti prese a dire: “Essi sono coloro che il Signore ha inviati a percorrere la terra”. Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: “Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla”. Allora l’angelo del Signore disse: “Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di aver pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!”. E all’angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. Poi l’angelo che parlava con me mi disse: “Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono ingelosito per Gerusalemme e per Sion di gelosia grande; ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché mentre io ero un poco sdegnato, esse cooperarono al disastro.

(Zaccaria I, 8-15)

 

Nel testo apocalittico canonico del II secolo a.C., il Libro di Daniele, un angelo appare al giovane Daniele per spiegargli il significato simbolico delle visioni. Questo angelo ha un nome: Gabriele.

Mentre io, Daniele, consideravo la visione e cercavo di comprenderla, ecco davanti a me uno in piedi, dall’aspetto d’uomo; intesi la voce di un uomo, in mezzo all’Ulai, che gridava e diceva: “Gabriele, spiega a lui la visione”. Egli venne dove io ero e quando giunse, io ebbi paura e caddi con la faccia a terra. Egli mi disse: “Figlio dell’uomo, comprendi bene, questa visione riguarda il tempo della fine”. Mentre egli parlava con me, caddi svenuto con la faccia a terra; ma egli mi toccò e mi fece alzare

 

(Libro di Daniele VIII, 15-18)

Il nome “Gabriele” (גַּבְרִיאל, Gaḇrîʼēl) deriva da: geber, “uomo” (גָּ֫בֶר, nella sua accezione di “uomo valoroso”, ovvero “guerriero”) anche gabar (גָּבַר, “essere forte”) e el (אֵל, Dio) quindi “Guerriero di Dio oppure Dio mi rende forte”.

Accanto a Gabriele, sempre nel Libro di Daniele si colloca un altro angelo, il suo nome è Michele.

Il nome “Michele” (מִיכָאֵל, Mîkhā’ēl) deriva da: mi (מִי, chi), ki (כִּי, come) e el (אֵל, Dio) quindi “Chi (è) come Dio?”.

Michele si presenta come un “principe” (שָׂר, sar) che tutela il popolo di Israele dagli altri principi malvagi ovvero angeli malvagi che proteggono i popoli di Persia (פָּרָס, paras) e di Grecia (יָוָן, yavan):

Allora mi disse: “Sai tu perché io sono venuto da te? Ora tornerò di nuovo a lottare con il principe di Persia, poi uscirò ed ecco verrà il principe di Grecia. Io ti dichiarerò ciò che è scritto nel libro della verità. Nessuno mi aiuta in questo se non Michele, il vostro principe »

(Libro di Daniele X, 20-21)

 

Gli angeli nei testi “apocalittici” non canonici

In un testo “apocalittico”, risalente al V secolo a.C. indicato come il Libro dei Vigilanti (inserito nel primo Libro di Enoch), alcuni angeli prendono forma umana per accompagnarsi alle donne, cadendo quindi dal loro stato celestiale:

Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: “Venite, scegliamoci delle donne fra gli uomini e generiamoci dei figli”. E disse loro Semeyaza, che era il loro capo: “Io temo che può darsi che voi non vogliate che ciò sia fatto e che io solo pagherò il fio di questo grande peccato”. E tutti gli risposero e gli dissero: “Giuriamo tutti noi, e ci impegnamo che non recederemo da questo proposito e che lo porremo in essere”

(Enoc, VI. in Apocrifi dell’Antico Testamento vol.1 (a cura di Paolo Sacchi). Torino, UTET, 2006, pag.472)

Secondo Paolo Sacchi, docente emerito di Filologia biblica, tale dottrina della “caduta” angelica, propria dei testi apocalittici considerati poi apocrifi, rientra nel dibattito giudaico inerente alla presenza del Male nel mondo:

Si partì dal tema del diluvio, letto solo nella tradizione jahwista, che doveva cancellare il Male dal mondo e invece non lo cancellò. La natura dell’uomo è restata incline al male, anche dopo il diluvio. La causa di questa inclinazione al male, che è la vera causa prima del peccato, va ricercata al di là della sfera umana, perché è ovvio, empiricamente certo, che l’uomo non ha alcun mezzo per rimediarvi. Questa causa del peccato va pertanto cercata nel mondo angelico, dove un gruppo di angeli violò liberamente l’ordine cosmico voluto da Dio, unendosi con donne per procreare, mentre gli angeli essendo puri spiriti, non avevano ricevuto da Dio il dono della procreazione, che è caratteristico dell’uomo, perché è mortale. Dal loro gesto nacque una contaminazione spaventosa, che investì tutta la natura e l’umanità. In questa impurità, che è debolezza e spinta verso il peccato, sta la radice del male

(Paolo Sacchi. Op.cit. pag.27)

 

Esegesi rabbinica

Particolare di un manoscritto risalente al XIV secolo e riguardante la Haggadah di Pesach: Mosè sul Monte Sinai con le Tavole della Legge, nel cielo degli angeli musicanti (conservato presso la Bibliothèque Nationale di Parigi).

Il nome biblico per “angelo”, מלאך (“malak”), acquista il più tardo significato di angelo solo in connessione col nome di Dio, ad esempio “angelo del Signore”, o “angelo di Dio” (מַלְאָך יְהוָה, ke mal’ach Yahweh Zaccaria 12:8). Altre espressioni sono “figli di Dio”, (אֱלהִים בֵּן benei ha ‘Elohim Genesi 6:4; Giobbe 1:6; Salmi 89:6) e “Suoi santi” (קדשים עמך kedoshim immach) (Zaccaria 14:5).

Secondo le interpretazioni dell’Ebraismo, il plurale E-lohim (pluralis maiestatis usato talora per indicare senz’altro l’unico vero Dio) viene impiegato talvolta in riferimento agli angeli, chiamati bnēi ‘Elohim o bnēi Elim anche se in altre occasioni tali espressioni sono usate per riferirsi ai Giudici.

(Michea) disse: “Per questo, ascolta la parola del Signore. Io ho visto il Signore seduto sul trono; tutto l’esercito del cielo ( צבא השמים tzeva hashamayim) gli stava intorno, a destra e a sinistra.

(1 Libri dei Re, XXII,19)

 

Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini (anashim) stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò (vaiyishtachu) fino a terra (aretzah), dicendo: “Mio signore (Adonai), se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

(Genesi XVIII, 1-3)

 

Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.

Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.

Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.

Nel Tanakh, precisamente al verso VI,2 di Bereshit (Genesi) viene riportato:

i figli di Dio videro le figlie dell’uomo che erano belle e si presero delle mogli (donne) fra tutte quelle che scelsero.

(Bereshit (Genesi) VI,2. Traduzione di Alfredo Sabato Toaff in Bibbia ebraica, vol.1. Torino, Giuntina, 2010)

Il rabbino Alfredo Sabato Toaff ricorda come l’espressione “figli di Dio” «secondo alcuni interpreti sono gli angeli che avrebbero assunto la forma umana. Avremmo qui una variante del racconto della caduta dal cielo degli angeli ribelli, dall’unione dei quali con donne della terra nacquero i giganti.»
Arthur Marmorstein ritiene che l’interpretazione sulla caduta degli “angeli ribelli” sia i realtà un’acquisizione successiva, influenzata dalle credenze dualistiche sugli spiriti del male non proprie della religione biblica, strettamente monoteistica.
Sempre Arthur Marmorstein ricorda anche che già i primi circoli talmudici avevano criticato questa lettura, proveniente, a loro detta, dai testi apocrifi, intendendo quindi “figli di Dio” solo in un significato profano, ovvero, ad esempio, come figli dei “Giudici”

Ordini angelici

Innumerevoli gli angeli con i loro rispettivi nomi, tra i quali i più conosciuti Michele, Gabriele, Raffaele (רְפָאֵל Rephael: da רָפָא rapha inteso come “curare, purificare” e אֵל El, “Dio”)  ed Uriel (אוּרִיאֵל, da אוּרִי uri inteso come “luce”, e אֵל El, “Dio”: “Luce di Dio” o “Dio è la mia luce”)

Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l’elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra (va’eppol al-panai; lett. “caddi sulla/con la mia faccia”) e udii la voce di uno che parlava. »
(Libro di Ezechiele I, 4-28)

 

(EL)« Ἐν δὲ τῷ μηνὶ τῷ ἕκτῳ ἀπεστάλη ὀ ἄγγελος Γαβριὴλ ἀπὸ τοῦ θεοῦ εἰς πόλιν τῆς Γαλιλαίας ᾗ ὄνομα Ναζαρὲθ πρὸς παρθένον ἐμνηστευμένην ἀνδρὶ ᾧ ὄνομα Ἰωσὴφ ἐξ οἴκου Δαυὶδ καὶ τὸ ὄνομα τῆς παρθένου Μαριάμ καὶ εἰσελθὼν πρὸς αὐτὴν εἶπεν· χαῖρε, κεχαριτωμένη, ὁ κύριος μετὰ σοῦ » (IT)« Nel sesto mese, l’angelo (ἄγγελος) Gabriele (Γαβριὴλ) fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. »
(Vangelo di Luca, I, 26-8)

 

 

Paolo di Tarso, figura fondamentale nel Cristianesimo, ne elenca, nella Lettera ai Colossesi la gerarchia:

(EL)« ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς καὶ ἐπὶ τῆς γῆς τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἄρχαι εἴτε ἐξουσίαι· τὰ πάντα δι’ αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται· » (IT)« perché mediante lui tutto fu creato, la realtà nei cieli e quelle sulla terra, le visibili e le invisibili, sia troni (θρόνοι, thronoi) sia le signorie (κυριότητες, kuriotētes), sia i principati (ἄρχαι, archai), sia le potestà (ἐξουσίαι, exousiai): tutto è stato creato mediante lui e per lui. »
(San Paolo. Lettere ai Colossesi I,16. Milano, Rizzoli, 2009, pag.493)

 

Sempre Paolo di Tarso successivamente stabilirà un principio che resterà centrale nella Storia del Cristianesimo:

(EL)« μηδεὶς ὑμᾶς καταβραβευέτω θέλων ἐν ταπεινοφροσύνῃ καὶ θρησκείᾳ τῶν ἀγγέλων, ἃ ἑόρακεν ἐμβατεύων, εἰκῇ φυσιούμενος ὑπὸ τοῦ νοὸς τῆς σαρκὸς αὐτοῦ, » (IT)« Nessuno vi squalifichi compiacendosi in pratiche di umiltà e nel culto (θρησκείᾳ, thrēskeia) degli angeli (ἀγγέλων), prendendo in considerazione le sue visioni, lasciandosi vanamente gonfiare dalla sua mente carnale »
(San Paolo. Lettere ai Colossesi II,18. Milano, Rizzoli, 2009, pag.497)

 

Analogamente, nel 336, il Concilio di Laodicea nel Canone 35 proibirà le pratiche di invocazione e di adorazione degli angeli.
Dal punto di vista iconografico gli angeli cristiani verranno raffigurati con le ali solo a partire dal IV secolo, questo per evitare la loro confusione con divinità pagane come Nike.

Angelologia patristica

Partendo dall’analisi della Bibbia Septuaginta, redatta in lingua greca, i Padri della chiesa cristiana avviarono la loro ricerca teologica sugli angeli, ma per stabilire quale fosse il loro numero, quando essi furono creati e dove vivessero.
Origene sostenne che gli angeli fossero precedenti agli uomini nella creazione, considerando le anime degli uomini come angeli decaduti.
Giustino, Ireneo, Lattanzio ed Ambrogio, seguendo il Libro di Enoch considerato canonico dalle chiese cristiane dei primi secoli, considerarono “angeli” i figli di Dio (beně Ělōhīm) che peccarono con le figlie degli uomini. Per le medesime ragioni Tertullianoritenne che gli angeli disponessero di un corpo, visibile solo al loro creatore, capace di prendere la forma umana.
A partire dal IV secolo la Chiesa cristiana rigettò la canonicità del Libro di Enoch e quindi negò la corporeità degli angeli, in questo modo si espressero, tra gli altri, Tito di Bostra, Eusebio di Cesarea, Gregorio di Nissa e Giovanni Crisostomo. Tuttavia la corporeità fisica degli esseri spirituali, rigettata a partire dal IV secolo sul piano teologico, sopravvisse per tutto il Medioevo sul piano giuridico quando fu ammesso il commercio sessuale col demonio (δαιμόνιον- διάβολος della Septuaginta) commesso dalle streghe.
Pseudo-Dionigi l’Areopagita nel suo De caelesti hierarchia riprende parte della classificazione elaborata dal pagano Proclo stabilendo la gerarchia angelica in base alla prossimità a Dio seguendo tale ordine: i serafini (più vicini a Dio) seguiti dai cherubini, dai principati, dalle dominazioni, dalle virtù, dalle potestà, dagli arcangeli e dagli angeli (questi ultimi i più lontani).

Angelologia scolastica

Con la scolastica il tema “angelico” si focalizza sulla natura di questi esseri spirituali trovando nel Concilio Lateranense IV (1215) uno dei momenti più significativi.

Il primo autore a offrire largo spazio a questa meditazione fu Onorio Augustodunense il quale dedicò al tema ben quattro capitoli del suo Elucidarium (composto tra il 1108 e il 1110).

Cattolicesimo

Anche nel Cattolicesimo gli angeli sono creature di Dio spirituali, incorporee ma personali (dotate di intelligenza e volontà propria)  e immortali. La loro perfezione supera quella di tutti gli esseri visibili.

La loro esistenza è una verità di fede confermata dalla Sacra scrittura e dalla tradizione cattolica. Secondo una definizione di sant’Agostino il termine angelo non definisce l’essere della creatura bensì l’ufficio o il compito assegnato da Dio. Sono realtà spirituali alle dirette dipendenze di Dio.

Nella Chiesa cattolica gli angeli assumono una dimensione fortemente cristologica. Essi annunciano Cristo, lo servono, ne sono messaggeri, sono creati fin dalla loro origine in funzione del suo regno e del suo disegno di salvezza e di vita.

Gli angeli hanno anche la funzione di assistere e proteggere la Chiesa e la vita umana, per questo vengono invocati nelle celebrazioni e nelle preghiere dei credenti. Sono segno della provvidenza di Dio e circondano con la loro protezione ed intercessione tutta la vita umana del fedele. Secondo le parole di Gesù, ognuno ha un proprio angelo custode e quelli dei bambini e dei semplici contemplano continuamente il volto di Dio.

Secondo la Chiesa Cattolica nella Bibbia, Libro di Tobia, si legge che gli arcangeli sono coloro che siedono alla presenza di Dio, ne contemplano la gloria e lo lodano incessantemente. La Chiesa cattolica celebra la memoria di tre angeli in particolare:

  • Michele è a capo delle schiere celesti. È lui che scaraventò Lucifero lontano dal Paradiso. Nel Libro di Daniele (XII, 1) viene indicato come particolare protettore del popolo di Israele.
  • Gabriele si suppone lottò con Giacobbe (Genesi XXXII), rompendogli il femore, e gli diede il nome di Israele. Apparve alla Vergine Maria, annunciandole la nascita di Gesù (Annunciazione).
  • Raffaele, è citato nel Libro di Tobia, ed accompagnò Tobia nel viaggio in Mesopotamia per recuperare il denaro del padre, liberò Sara da un diavolo e favorì il matrimonio di questa con Tobia. È spesso identificato come l’angelo custode per eccellenza.

Secondo la tradizione medievale le gerarchie angeliche possono essere concepite in base alla sistematizzazione proposta dallo pseudo-Dionigi Areopagita nella sua opera De coelesti hierarchia, suddividendo gli angeli in nove “cori angelici”: Angeli; Arcangeli; Archai o Principati; Potestà; Virtù; Dominazioni; Troni; Cherubini; Serafini. Sono tre serie di schiere angeliche composte ciascuna da tre tipologie di angeli i quali avrebbero funzioni, regole e compiti precisi.

Secondo Agostino di Ippona, agli angeli fu concessa da Dio la libertà di scegliere fra il bene e il male, una scelta, data la loro natura puramente spirituale, definitiva e irreversibile. Così essi si divisero fra quanti servono Dio e la gerarchia di angeli che ha come guida il demonio. Per gli angeli, esseri spirituali nel pieno auto-possesso di sé, non è possibile il pentimento, caratteristico invece della natura imperfetta e limitata degli esseri umani. Dio, quale garante del libero arbitrio umano, non consente ad angeli o demoni di interferire con la vita e le scelte dell’uomo, ciò non toglie che l’uomo possa invocare il loro aiuto attraverso la preghiera. Non invece attraverso le pratiche occulte, essendo queste gravemente immorali e risolutamente condannate dalla Sacra Scrittura.

Dal 1670 papa Clemente X, stabilisce definitivamente nel rituale cattolico la festa dell’angelo custode il 2 ottobre.

Nello Gnosticismo

Il tema degli “angeli” acquisisce un ruolo piuttosto centrale nelle dottrine religiose gnostiche. Con il termine “Gnosticismo”, termine coniato in Europa nel XVIII secolo, gli studiosi classificano un fenomeno religioso diffusosi nel Vicino Oriente e nel Mondo Classico intorno al I-II secolo d.C.

Le radici di tale fenomeno religioso le si possono riscontrare in una comunità battista samaritana che, unitamente a quelle giudaiche non rabbiniche, ebbe origine dal mistico e asceta Giovanni Battista.

Dopo la morte di Giovanni Battista il movimento “battista” si suddivise in vari tronconi. In uno di questi, quello “samaritano” che ebbe in Dositeo, Simone e Menandro alcuni dei suoi più significativi leader, si svilupparono per la prima volta alcune originali dottrine religiose, la principale tra queste voleva il mondo non creato da un dio creatore quanto piuttosto dagli degli angeli degenerati che non conoscevano la natura del loro stesso creatore. Il battesimo, in questo quadro apocalittico, aveva lo scopo di far riacquistare l’immortalità agli uomini negata da questi angeli. Contemporanei ai seguaci di Gesù di Nazareth, anche i seguaci di Simone Mago attribuivano al loro “maestro” delle qualità divine, incarnando egli stesso la potenza di Dio discesa sulla terra per ristabilire l’ordine.

Così l’apologeta cristiano Giustino di Nablus riporta nella Prima apologia dei Cristiani (23, 3) queste credenze:

« Gli angeli governavano male il mondo perché ognuno voleva la supremazia, perciò egli venne per stabilire le cose in ordine. Discese trasfigurato, fattosi simile alle virtù, alle potenze, e agli angeli, per poter apparire tra gli uomini come un uomo, sebbene egli non fosse un uomo; si è creduto che egli abbia patito in Giudea, mentre egli non ha patito »

Nel Manicheismo

Nell’Islām

Muhammad e i suoi Compagni che avanzano alla conquista di Mecca, accompagnati dagli angeli Gabriele, Michele, Israfil e Azrail.
(Manoscritto in lingua turca del 1595 del Siyer-i Nebi, opera biografica sul Profeta il cui originale arabo, la Sīrat al-nabī, fu realizzata da Ibn Ishaq)

Isrāfīl suona la tromba del Giudizio, in un manoscritto iracheno del XIII secolo delle ʿAjāʾib al-makhlūqāt (“Le meraviglie delle cose create”) di Zakariyyāʾ b. Muḥammad al-Qazwīnī (Freer Gallery of Art, Washington D.C.)

Per l’Islām l’esistenza degli angeli (in arabo: ملاك‎, malāk, pl. ملا ئكة, malāʾika) è un atto di fede e chi nega la loro esistenza è considerato un “infedele”.

Gli angeli, infiniti di numero, hanno il compito di servire Allāh, di cui sostengono il trono e di cui cantano le lodi e le adorazioni; creati prima dell’uomo, sono fatti di luce e hanno anche la missione di condurre gli uomini a Dio secondo la sua volontà, avendo anche il compito di registrare le azioni umane che saranno soppesate, quando, loro stessi e su comando divino, suoneranno la tromba del Giudizio finale.

Gli angeli sono dotati di due, tre o quattro paia di ali, la differenza tra questi dipende dalla velocità con cui adempiono ai comandi divini:

(AR)« الْحَمْدُ لِلَّهِ فَاطِرِ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ
جَاعِلِ الْمَلاَئِكَةِ رُسُلاً أُولِي أَجْنِحَة ٍ مَثْنَى
وَثُلاَثَ وَرُبَاعَ يَزِيدُ فِي الْخَلْقِ مَا يَشَاءُ
إِنَّ اللَّهَ عَلَى كُلِّ شَيْء ٍ قَدِير ٌ
[63] »
(IT)« Lode al Signore, Separatore (âlFâṯiru) dei cieli e della Terra, Che si avvale di angeli quali inviati, forniti di ali a due, a tre e a quattro paia e aggiunge alla creazione ciò Egli che vuole. Certo, Dio su tutto è Potente »
(Corano, XXXV,1. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.218 (434))

 

Tra gli angeli vengono nominati Michele, il quale compare una sola volta nel Corano II,98, indicato come ميخائيل Mikal e Gabriele, indicato come جبرئیل Gabriel, il quale è invece menzionato esplicitamente anche nella sura LXVI,4:

(AR)« مَنْ كَانَ عَدُوّا ً لِلَّهِ وَمَلاَئِكَتِه ِِ وَرُسُلِه ِِ
وَجِبْرِيلَ وَمِيكَالَ فَإِنَّ اللَّهَ عَدُوّ ٌ
لِلْكَافِرِينَ
»
(IT)« chiunque è nemico di Dio, dei Suoi angeli, dei Suoi messaggeri e di Gabriele e di Michele, allora, sì, Dio è nemico dei miscredenti »
(Corano (II, 98). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16))

 

Gabriele è l’angelo gerarchicamente più importante, lui trasmette ai profeti la “rivelazione” divina, avendo annunciato anche a Maria (مريم Maryam) la sua maternità.

Altri angeli, alcuni citati nel Corano altri attestati nella tradizione successiva, sono: Isrāfīl (إسرافيل), l’angelo della fine del Mondo; ʿIzrāʾīl(عزرائيل), l’angelo della morte; Riḍwān (رضوان), il guardiano (ḵẖāzin) del paradiso; Mālik (مالك) il guardiano (ḵẖāzin) dell’inferno:

(AR)« وَنَادَوْا يَامَالِكُ لِيَقْضِ عَلَيْنَا رَبُّكَ قَالَ إِنَّكُمْ
مَاكِثُونَ
»
(IT)« Grideranno: “O Mālik! Il tuo Signore ci finisca!” Dirà: “Certo siete qui per sempre!” »
(Corano (XLIII, 77). Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag. 249 (496))

Due angeli particolari, Munkar e Nakīr (منكر و نكير), sono preposti ad un “interrogatorio” dei defunti, una volta deposti nella tomba. Le domande essenziali riguardano l’appartenenza o meno all’Islam (“chi è il tuo Dio?”, “chi è il tuo Profeta?”). E nel caso che le risposte condannino il defunto, Munkar e Nakīr lo percuotono violentemente cominciando a somministrargli in anticipo, già nella tomba, la condanna che verrà comminata dopo il giorno del Giudizio. Questa dottrina e questi due angeli non sono tuttavia mai esplicitamente menzionati nel Corano appartenendo piuttosto alle credenze sulle dottrine trasmesse per testimonianza orale (samʿiyyāt) e basate sull’interpretazione implicita dei versi del Corano [XIV, 27 (32); XL, 40 (49); LXXI, 25] e sull’esplicita tradizione esegetica (ad es. al-Taftāzānī Commentario sul al-Nasafī ʿAḳaʾid Cairo, 1321, CIX).

Altri due angeli, questi menzionati nella II sura del Corano Harut e Marut (هاروت وماروت) riflettono le idee angelologiche zoroastriane e insegnano le arti magiche agli uomini, avendo peraltro deciso di rimanere sulla Terra per amore di una donna:

Ed essi seguirono ciò che i diavoli raccontano sul regno di Salomone. Ma Salomone ha sempre creduto, e i diavoli non hanno creduto: insegnano alle genti la magia e quel che è stato rivelato agli angeli Hârût e Mârût a Bâbil. Ma questi non insegnavano qualcosa a qualcuno se prima non avevano detto: “Questo solo: noi siamo solo una tentazione. Non essere dunque miscredente.” Poi le genti impararono da loro come creare la divisione fra uomo e sua moglie. Con ciò essi non sono in grado di far del male a chicchessia se non col permesso di Dio. E imparano ciò che fa loro del male senza far loro alcun bene. Ciò che sanno è sicuramente che colui che s’acquistò ciò, per lui nessuna parte nell’aldilà. In effetti hanno escogitato un cattivo affare per le loro anime. Ah, se avessero saputo! »
(Corano II,102. Traduzione di Gabriele Mandel in Corano. Torino, UTET, 2006, pag.9 (16))

Il Corano distingue altre due specie di esseri spirituali con funzioni e caratteristiche diverse dagli angeli: i jinn (جني, simili ai “geni” della tradizione europea) e i diavoli(إبليس; anche shayāṭīn شياطين). A differenza degli angeli che hanno natura di “luce”, i jinn  e gli shayāṭīn hanno sostanza di fuoco. Tali esseri spirituali si differenziano inoltre per l’atteggiamento nei confronti dell’uomo: gli angeli del Corano non differiscono da quelli menzionati nei testi dell’Ebraismo e del Cristianesimo, mentre i jinnhanno una funzione ambigua, dividendosi in un gruppo (maggioritario) più o meno nettamente ostile all’uomo e in un gruppo (minoritario) a lui benevolo, capace di proteggere luoghi e persone.
Tra questi ultimi si ricordano i qarīn (قرين), due esseri invisibili – uno miscredente e uno credente – che agiscono da “spiriti custodi” (Muhammad si dice avesse convertito il suo che era miscredente, rendendolo anch’esso spirito positivo). Caratteristica infatti dei jinn è di poter essere musulmani (e quindi benevoli) o non musulmani (e quindi ostili all’uomo).

Interpretazioni moderne dell’angelo biblico

Tanto Thomas Hobbes che Baruch Spinoza si misurarono con la questione della rivelazione divina così come si presenta nel testo biblico.

Nel suo sforzo di stabilire che la conoscenza profetica del divino si fondava esclusivamente sulla imaginatio (“immaginazione”), Spinoza, nel suo Trattato teologico-politico, spende qualche parola sulla figura dell’angelo. L’imaginatio in questione, come parafrasa Antonio Droetto, “non è l’operazione eseguita dalla mente sopra le vestigia delle impressioni sensibili”. Mentre quella di cui parla nei Cogitata metaphysica e nella seconda parte dell’Ethica è una immaginazione che l’attività intellettuale porta a conoscenza distinta (in coerenza rispetto ai principi del razionalismo cartesiano), quella profetica non è una conoscenza, neppure di primo grado. Si tratta di un’attività chiusa in sé stessa e finisce per essere negazione della Sostanza e della sua conoscenza, negazione della scienza di Dio. Se Dio è l’oggetto dell’immaginazione profetica, ciò avveniva, secondo Spinoza, perché gli Ebrei tendevano ad attribuire a Dio tutto ciò che non capivano. Hobbes, per suo conto, scriveva nel Leviatano, che non esiste né può esistere alcuna immagine di forme invisibili o di sostanze infinite. Mentre per Spinoza, la Scrittura è “il documento dell’immaginazione, e non della scienza dei profeti”, per Hobbes le manifestazioni sovrannaturali, fuori dall’economia consueta della Natura, sono ascrivibili a Dio e intendono significare la sua presenza e la sua volontà, spiegazione inammissibile per Spinoza, per il quale l’agire divino non ammette distinzioni speciali rispetto all’economia naturale e qualsiasi idea in contrario sostiene l’idolatria. Hobbes, insomma, mantiene in piedi l’idea di un ordine sovrannaturale che sarebbe stato rivelato ai profeti, mentre per Spinoza questo “mistero” consiste solo nella sua alogicità.

Quanto detto per le manifestazioni dirette di Dio che la Scrittura registra vale per Spinoza anche in riferimento agli angeli, che egli interpreta come uno tra “i mezzi adoperati da Dio per rivelare agli uomini i suoi decreti”. Chiarito che la rivelazione avviene ai profeti solo attraverso immagini, Spinoza menziona alcuni passi biblici in cui figurano angeli, in ordine:

  • Dio manifesta la sua collera a Davide per il tramite di un angelo che mette mano alla spada (Primo libro delle Cronache, 21.16)
  • Un angelo appare all’asina di Balaam (Numeri, 22.22-23)
  • Un angelo si manifesta alla moglie di Manoach (Libro dei Giudici, 13.2-3)
  • Un angelo ferma Abramo, in procinto di uccidere il figlio Isacco (Genesi, 22.9-12)

Mentre Maimonide, nella sua ottica razionalista, non riusciva a dare conto della suscettibilità di “specie visibile” della natura angelica, supportata dalla Scolastica sulla scorta di Aristotele, e interpretava perciò la visione degli angeli metafisicamente, come immagine non vera, sensazione non reale, rappresentazione fantastica avvenuta in sogno, per Spinoza questo è violentare il testo biblico per cavarne significati a supporto di dottrine. Altrettanto, a giudizio di Spinoza, fanno i rabbini, nel momento in cui interpretano gli angeli allegoricamente. Per Spinoza, semplicemente, gli angeli non appartengono alla sfera della metafisica, ma a quella della teologia. Per lui non esiste, insomma, un mezzo intellettivo per cogliere la rivelazione divina. Ogni raccordo tra ragione e fede è impossibile: in ciò avversa soprattutto Tommaso, il quale sosteneva, oltre alla via immaginativa, una via intellettiva, intesa come munus ordinarium (“dono naturale”) del profetare, che si aggiungeva al munus extraordinarium, quello dell’intervento soprannaturale.

L’icona della “Santissima Trinità”, opera del monaco-pittore russo Andrej Rublëv (1360-1427) che rappresenta i tre angeli apparsi ad Abramo a Mamre.

Scuola del Basso Reno, Sacra famiglia con angeli, 1425 circa, Berlino, Gemäldegalerie.

Guido Reni, San Michele arcangelo caccia Lucifero, Chiesa di Santa Maria Immacolata a Via Veneto.

Il Cantico degli Angeli, dipinto di William-Adolphe Bouguereau.

Un angelo conforta Gesù prima del suo arresto nel giardino di Getsemani, di Carl Heinrich Bloch.

La Vergine con gli Angeli, di William-Adolphe Bouguereau.
Muhammad e i suoi Compagni che avanzano alla conquista di Mecca, accompagnati dagli angeli Gabriele, Michele, Israfil e Azrail.
(Manoscritto in lingua turca del 1595 del Siyer-i Nebi, opera biografica sul Profeta il cui originale arabo, la Sīrat al-nabī, fu realizzata da Ibn Ishaq)

 Isrāfīl suona la tromba del Giudizio, in un manoscritto iracheno del XIII secolo delle ʿAjāʾib al-makhlūqāt (“Le meraviglie delle cose create”) di Zakariyyāʾ b. Muḥammad al-Qazwīnī (Freer Gallery of Art, Washington D.C.)

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