Giordano Bruno

Biografia di Giordano Bruno

Giordano Bruno, dal suo immaginario, per opera di Nino La Barbera (il dipinto è stato realizzato seguendo le descrizioni di Bruno fatte da Shakespeare in Pene d’amor perdute).

 

Una biografia di Giordano Bruno e al tempo stesso un romanzo sulla vita, sul rapporto intrattenuto con i grandi personaggi dell’epoca, sulla visione cosmica di un uomo instancabilmente in lotta contro ignoranza, bigottismo e ipocrisia.  

Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno, è stato un filosofo, scrittore e monaco italiano appartenente all’ordine domenicano vissuto nel XVI secolo.

Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici ma ruotava intorno a un’unica idea: l’infinito, inteso come l’universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto d’infiniti mondi, da amare infinitamente.

Il Dio di Giordano Bruno è da un lato trascendente, in quanto supera ineffabilmente la natura, ma nello stesso tempo è immanente, in quanto anima del mondo: in questo senso, Dio e Natura sono un’unica realtà da amare alla follia, in un’inscindibile unità panenteistica di pensiero e materia, in cui dall’infinità di Dio si evince l’infinità del cosmo, e quindi la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’etica degli “eroici furori”. Questi ipostatizza un Dio-Natura sotto le spoglie dell’Infinito, essendo l’infinitezza la caratteristica fondamentale del divino. Egli fa dire nel dialogo De l’infinito, universo e mondi a Filoteo:

Per queste argomentazioni e per le sue convinzioni sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità e sul Cristianesimo, Giordano Bruno, già scomunicato, fu incarcerato, giudicato eretico e quindi condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa cattolica. Fu arso vivo a piazza Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, durante il pontificato di Clemente VIII.

Ma la sua filosofia sopravvisse alla sua morte, portò all’abbattimento delle barriere tolemaiche, rivelò un universo molteplice e non centralizzato e aprì la strada alla Rivoluzione scientifica: per il suo pensiero Bruno è quindi ritenuto un precursore di alcune idee della cosmologia moderna, come il multiverso; per la sua morte, è considerato un martire del libero pensiero

Giordano Bruno. Anima sempre eterna per non parlare continuamente a quell’Amore che ‘ratto s’apprende’ ai ‘Cor’. Così il Nolano adepto ai sacri misteri di Orfeo continua il suo canto donativo in nome di quella ‘necessaria Follia’ che rende qualsiasi suo lettore un processionario nelle file dei seguaci dei Maghi, in nome del divino ardore che nessun rogo potrà mai cancellare. Ecco perché tutti noi siamo fermi al 17 febbraio del 1600. Per ricordare come su ogni creatura e cosa domini ‘la Folgore’. Ovvero l’abisso radioso che si apre dal Bacio degli Amanti.”

 

Buona lettura:

 

“Quando si ha fame e si ha sete c’è sempre qualcuno pronto a scacciarvi”, dice Rimbaud. Al secolare bisogno di speranza e di divino interiorizzato i sacerdoti di professione non sono in grado di dare la più piccola soddisfazione. Sono presi dal bisogno inesausto di letteralizzare il Simbolico, in perfetta sintonia con il paranoico, disturbo del significato e dell’allegorico. Per questo attraverso i secoli ci rivolgiamo al Maestro che ha scolpito la via del cuore con “un’unica forza, l’Amore, che unisce infiniti mondi e li rende vivi”.
Giordano Bruno

 

 

Vedi, nessuno sa capire il perché. Ho scritto anche al Santo Padre e lui mi ha detto soltanto di stare calmo, di pregare, di raccomandarmi al Signore. E che consigli sono questi? Prego da mille anni e sono senza peccato come nessuno al mondo, perché mai non devo dormire tranquillo?» E mentre dice queste ultime cose si alza in piedi e prende per le mani la donna, come a chiederle un impossibile conforto. Intanto sono entrati nella stanza, nel palazzo di Montepulciano, altri due servi e si prodigano per tranquillizzarlo, mentre il cardinale continua a gridare: «ma perché proprio tu seguiti a venirmi nel sonno? Perché non taci in mezzo alle tue fiamme?». La notte continua il suo corso, i contadini stanno per muoversi nei campi, i preti stanno aprendo le chiese e Roberto Bellarmino sta riprendendo sonno e in quel preciso istante, nella sua memoria tormentata, ancora una volta un piccolo frate ricomincia a fissarlo e a porgli la stessa domanda silenziosa: «Perché?». Ancora un grido nel buio e ancora la stessa scena. Come sempre. Soltanto che questa volta il grande prelato, giudice di mille processi, sta chiedendo qualcosa nel cuor suo, una muta preghiera, a quell’uomo scuro che tanto lo tormenta: «ti prego, lasciami andare».
Ma Giordano Bruno, morto sul rogo da 21 anni, non può proprio fare nulla. Anche se quel cardinale morirà da lì a poco.

 

 

«Ancora i pedanti!» pensa con rammarico. Parigi è coperta da una pioggia fitta, insistente, leggera, fastidiosa. Sono le sette del mattino, il filosofo si è alzato da un’ora. Ha già compiuto i suoi riti solari, la preghiera pitagorica al «Sole». Un inno che lui ha ritrovato 15 anni prima, quando a Napoli nel 1566 era stato comunicato «professo» all’ordine domenicano. Nel suo convento era possibile leggere soltanto la Bibbia, le Somme e le Sentenze del Lombardo e le Storie ecclesiastiche. Ma non era stato per lui un vincolo. Quando dimostrò a frate Gianni, forse il suo unico amico di quei tempi, che sapeva a memoria tutti quei testi, recitandoli sia da destra verso sinistra, che in senso inverso, il domenicano anziano, alto più di due metri e di centocinquanta chili di stazza, si era impietosito e gli aveva dato alcuni apocrifi di Pitagora. Falsi, ma sicuramente di appartenenza della scuola del grande pensatore greco.
Adesso Bruno sorride ricordando ancora l’emozione che provò nel leggere i primi versi del «canto».

 

 

O Sole, che tu spazzi le tenebre dell’ignoranza tu che unifichi con i tuoi raggi tutte le creature sopra e sotto il cielo tu che dispendi calore a tutti gli uomini senza curarti della casta
Ma soltanto premiando le intelligenze tu o Sole, allarga la mia mente e permetti che io possa comprendere l’unità del creato dell’essere unificante dell’uno al di fuori dell’apparenza…
Giordano Bruno

 

 

Io dico Dio tutto Infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno e infinito; e dico Dio totalmente infinito, perché lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario dell’infinità de l’universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, riferendosi all’infinito, possono esse chiamate parti) che noi possiamo comprendere in quello che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino
Giordano Bruno lo Zodiaco.

 

 

Quelle immagini che ognuno di noi può formarsi autonomamente, una volta vivificate dalle emozioni, ci connettono automaticamente con la sfera delle idee di cui siamo ombra, umbra profonda, ma a cui fatalmente, come una fiamma, tendiamo e da cui dipendiamo in un ciclico alternarsi di ascenso e descenso, dove gli spiriti pervengono alla contemplazione del divino principio e le anime si incarnano, mutando e assumendo il controllo della materia e delle forme. Astri, numeri, figure, rinviano tutti alle forze elementari della natura, operanti in una materia che ha la stessa dignità dello spirito. Bruno avverte tutto ciò e cerca di esprimerlo utilizzando con disinvoltura tutte le arti, gli strumenti che il suo tempo riesce ad offrirgli: la magia naturale, l’astrologia, la matematica e, appunto, l’arte della memoria. Egli non si accontenta però degli artifici lulliani o degli altri mnemonisti precedenti, ma elabora, sperimenta, trasforma. L’uso delle immagini assume per lui un significato che va al di là della semplice correlazione mnemonica e, a partire dalle cosiddette “opere mnemotecniche”, esso si evolverà e accompagnerà tutto il suo pensiero successivo. Dalle allegorie dello Spaccio agli emblemi dei Furori, fino ai concetti-statue della impressionante Lampas triginta statuarum, l’associazione parola-immagine si trasforma da semplice tecnica di memoria a meccanismo di pensiero, che consente di elaborare e confrontare i concetti per giungere a nuove verità. Lo capirà, purtroppo, anche Giovanni Mocenigo, il patrizio veneziano che lo attirerà nella trappola mortale, consegnandolo all’Inquisizione. Con il pretesto di voler imparare l’ars memoriae, egli mirava in realtà ad impadronirsi, pervertendone scopi e significati, dei segreti del vincolo e della magia naturale.
Giordano Bruno

 

 

Tutto questo nulla ha a che vedere con la vanità dell’affermazione ne tanto meno con il desiderio di conquista. Tutto ciò che ho fatto è stato animato dal desiderio di migliorare la qualità di vita delle persone che frequentano i miei corsi e di aiutare il progresso scientifico attraverso i miei esperimenti e le mie dimostrazioni.
Giordano Bruno

 

 

Molte volte mi è stato chiesto quale fosse l’origine delle mie capacità e come sono cominciate le mie ricerche… Voi, in questo momento, e per la prima volta, avete tra le mani questa risposta, la risposta è in queste pagine. In effetti le mie ricerche affondano le radici nell’antica “Scienza della Memoria” espressa da Giordano Bruno e riportata in queste pagine. Se credessi di potervela insegnare unicamente con questo libro sarei presuntuoso ma sarei ingenuo a credere che nessun beneficio possa derivare dalla sua lettura. Avere una buona memoria serve a garantire una qualità di vita superiore.
Arte della memoria di Giordano Bruno

 

 

Per ciò che si riferisce alle discipline intellettuali possa io tener lontano da me non solo la consuetudine di credere, instillata da maestri e genitori, ma anche quel senso comune che in molti casi e luoghi (per quanto ho potuto giudicare io stesso) appare colpevole di inganno e di raggiro; possa io tenerli lontani in maniera da non affermare mai nulla, nel campo della filosofia, sconsideratamente e senza ragione; e siano per me ugualmente dubbie tutte le cose, tanto quelle che sono reputate astrusissime e assurde, quanto quelle che sono considerate le più certe ed evidenti, tutte le volte che vengono messe in discussione.
Giordano Bruno

 

 

L’intelligenza è poca cosa se paragonata alla volontà e dopo aver visto che tutti ma proprio tutti, se solo lo vogliono possono raggiungere con il mio sistema dei risultati superiori ad ogni aspettativa, sono giunto alla conclusione che anche tu, tu che leggi, meriti una qualità di vita superiore ed io ti accompagnerò alla sua ricerca attraverso la migliore risorsa che l’universo abbia mai generato: la tua memoria e la tua intelligenza. Queste due realtà inscindibili possono portarti a dei risultati così eccellenti da superare ogni mio tentativo di descrizione. Tutto quello che ti serve è un po’ di fiducia in te, un minimo di volontà ed il desiderio di migliorare, a tutto il resto provvederanno i miei insegnamenti per migliorare la memoria attraverso una miglior attività cerebrale e neurologica; in altre parole imparerai ad usare in modo ottimale le tue capacità e ti sorprenderai quando ti renderai conto che gli unici confini che abbiamo sono le nostre insicurezze.
Arte della memoria di Giordano Bruno

 

Nel febbraio del 1600 Giordano Bruno venne mandato al rogo come eretico a Roma, in Campo de’ Fiori. Oggi, sulla piazza, sorge un monumento che lo celebra come eroe del pensiero libero, quasi un antesignano dei fieri laici positivisti di fine Ottocento. Ma tutto questo è un equivoco. Bruno fu avversato dalla Chiesa per ragioni opposte, in quanto propugnatore di un ritorno alla sapienza egizia, iniziatica ed esoterica, che veniva allora collegata al “corpus” degli scritti ermetici: “prisca Aegyptorum sapientia”. Questa dottrina segreta di Bruno si articolò soprattutto nei trattati latini (magici e mnemotecnici) vero nucleo rovente della sua opera.

 

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