DALLA PAURA ALLA FIDUCIA

 

“Non c’e niente di cui aver paura, se non la paura stessa”

Franklin Roosevelt

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La paura non esiste se non per indicarci che ci siamo fermati, o forse che siamo sempre stati fermi, che non vogliamo muoverci, o forse che non vogliamo altro che iniziare a essere movimento.

Il rischio e’ nel non cogliere la direzione che vuole indicarci e nel farci intrappolare nella sua forma avvolgente.

Quando la paura non e’ più segnale della nostra resistenza al cambiamento ma il limite di fronte a cui ci si ferma allora essa inghiotte il mondo. Solo un modo allora per scioglierla: l’azione che porta luce, affinche’ possiamo vedere cio’ che nascondeva e che dovevamo vedere . La paura che inghiotte il mondo e ci svela che quando c’e’ lei siamo noi a non esserci più’. Ci indica quel territorio dove noi ci sentiamo morire, quel continente ancora da scoprire, ed e’ qui che si trasforma in fiducia, perche’ una volta scoperte le carte, sempre dietro ogni porta chiusa c’e’ una stanza segreta e sempre per aprirla c’e’ una maniglia e quella maniglia ha bisogno di una decisione.

 

 

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Dalla vergogna al panico, avendo freddo ai piedi o i piedi freddi, la paura e’ dietro gran parte di cio’ che mi muove e muove il mondo umano.

Io ho paura

– della Solitudine: l’ abbandono, il rifiuto, l’ insignificanza..

– l’ Ignoto: L’ insicurezza, la perdita di controllo, il giudizio degli altri..

– La Sofferenza e la Morte: l’ estinzione dell’ ego, le emozioni..

E’ la paura che e’ all’ origine delle mie colpe, della mia vergogna, dei miei timori, dei miei dissapori, della mia gelosia, della mia inferiorita’, della mia vilta’, della mia sottomissione, del mio stress, della mia rivalita’, della mia invidia, del mio abbandono..

Ma anche della mia fame di potere, della mia arroganza, della mia collera, della mia vendetta, della mia avidita’, della mia temerarieta’, della mia superiorita’..

Io provo paura ogni volta che mi sento in pericolo e minacciato. E che credo di non avere le risorse necessario per fronteggiare tale situazione. Io sono il responsabile di questi sentimenti o di questi giudizi. Io ho paura di cio’ che potrebbe succedere e non di cio’ che accade.

Io ho paura del futuro, immediato o lontano; ora, il futuro e’ una mia costruzione mentale, fatta a partire dalla mia memoria del passato. La mia paura e’ dunque ben legata al mio attaccamento ad un immagine del me ideale, della mia identita’.

Io potrei, quindi, per combattere la mia paura, sdrammatizzare la minaccia o rafforzare la mia autostima, e ancor meglio, fare entrambe le cose.

Cosi’ facendo, io do al mio corpo consistenza ed esistenza.

La mia paura viene dai tempi in cui, bambino, piccolo e indifeso, ero grato a quegli adulti che mi accudivano – i quali a loro volta portavano le loro paure- e se mi dimenticano? e se mi abbandonano? Appresi la paura in quel momento e questa mi ha accompagnato per la vita e.. quando non aiuta a crescere, non si cresce piu’.

” Le paure infantili latenti sono utilizzati allora da chef abili per ingrandire i pericoli agli occhi delle persone, o per farglieli ignorare..fino a quando e’ troppo tardi”

Questa paura..  ne avevo bisogno fino ad ora? Che cosa mi impedisce di vivere senza paura? Posso prendere solo in considerazione l’ idea? Non di risolvere o combattere la paura -poiche’ essa vivifica, donando esistenza e consistenza- ma di scioglierla?

La domanda non e’ ” Di cosa ho paura?”, ma ” Qual’e’ la mia paura?”

Non c’e’ che una sola paura, profonda, arcaica, ingiustificata, che mi ha portato piu’ fastidio che piacere, che io ho appreso e ho nutrito. Io l’ accolgo, la riconosco e l’ accetto. Senza ansia la guardo e la amo.

Questa e’ la migliore educazione che posso offrirmi ed offrire.

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