Khalil Gibran

 

 

Buona lettura

 

…Non ho cercato la solitudine per motivi religiosi, ma unicamente per evitare le persone e le loro leggi, i loro insegnamenti e le loro tradizioni, le loro idee, il loro chiasso e i loro lamenti.
Gibran, Gibran Kahlil.

Un amore la cui forza allontana la mente dal mondo quantificabile e misurabile. Un amore che parla quando la lingua della Vita rimane silenziosa… Un amore che si erge come un faro azzurro per indicare la via con luce invisibile. Quell’amore o quel Dio che in quell’ora tacita discese nel cuore di Alì gli aveva impresso dentro un affetto dolce e amaro, simile a spine che crescano accanto ai fiori sbocciati.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore 

 

 

Noi e voi Noi siamo i figli del Dolore, e voi siete i figli della Gioia. Noi siamo i figli del Dolore, e il Dolore è l’ombra di un Dio che non vive nei cuori malvagi. Noi siamo gli spiriti afflitti, e il Dolore è troppo grande per esistere nei piccoli cuori. Quando voi ridete, noi piangiamo e ci lamentiamo; e colui che una volta è stato arso e purificato dalle proprie lacrime rimarrà puro per l’eternità. Voi non ci capite, ma noi vi offriamo la nostra compassione. Voi gareggiate con la corrente del Fiume della Vita, e non ci prestate attenzione; ma noi siamo seduti lungo la riva a guardare e ascoltare le vostre strane voci. Voi non intendete il nostro pianto, poiché il clamore dei giorni riempie le vostre orecchie, occluse dalla dura materia dei vostri anni d’indifferenza alla verità; ma noi udiamo i vostri canti, perché il sussurro della notte ha schiuso le profondità dei nostri cuori. Noi vi vediamo in piedi davanti all’indice di luce, ma voi non potete vederci perché indugiamo nell’illuminante oscurità. Noi siamo i figli del Dolore; siamo i poeti, i profeti e i musici. Noi tessiamo vesti per la dea col filo dei nostri cuori, e riempiamo le mani degli angeli coi semi della nostra coscienza. Voi siete figli della ricerca della letizia terrena. Ponete i vostri cuori nelle mani del Vuoto, perché il Vuoto è liscio e seducente al tatto. Voi abitate la casa dell’Ignoranza, poiché in essa non vi sono specchi in cui possiate guardare le vostre anime.

Noi sospiriamo, e dai nostri sospiri si leva il sussurro dei fiori, lo stormire delle foglie e il mormorio dei ruscelli. Quando voi ci schernite, le vostre beffe si confondono col frantumarsi dei teschi, lo sferragliare delle catene e il gemito dell’Abisso. Quando noi piangiamo, le nostre lacrime cadono nel cuore della Vita, come le gocce di rugiada cadono dagli occhi della Notte nel cuore dell’Aurora; e quando voi ridete, il vostro riso di scherno si riversa come il veleno della vipera nella ferita. Noi piangiamo, e proviamo compassione per il miserabile vagabondo e per la vedova afflitta; ma voi vi rallegrate e sorridete alla vista dell’oro rilucente. Noi piangiamo perché ascoltiamo il gemito del povero e il lamento del debole oppresso; ma voi ridete perché non udite nulla all’infuori del suono giocondo delle coppe di vino. Noi piangiamo perché, al momento, il nostro spirito è separato da Dio; ma voi ridete perché il vostro corpo s’attacca con indifferenza alla terra. Noi siamo i figli del Dolore, e voi siete i figli della Gioia… Confrontiamo alla luce del sole i risultati del nostro dolore con quelli della vostra gioia… Voi avete costruito le Piramidi sui cuori degli schiavi, ma le Piramidi si ergono ora sulla sabbia, celebrando dinanzi ai Secoli la nostra immortalità e la vostra evanescenza. Voi avete costruito Babilonia sulle ossa dei deboli, ed eretto i palazzi di Ninive sulle tombe dei miserabili. Ormai Babilonia non è altro che l’orma del cammello sulla sabbia del deserto, e la sua storia viene ripetuta alle nazioni che ci benedicono e vi maledicono. Noi abbiamo scolpito Ishtar nel solido marmo, così da farla fremere nella sua immobilità e parlare nel suo silenzio.

Noi abbiamo composto e suonato, sui nostri strumenti, il suadente canto di Nahawand, e fatto sì che lo spirito dell’Amato venisse a noi, librandosi nel firmamento; noi abbiamo onorato l’Essere Supremo con parole e azioni; le parole sono diventate come le parole di Dio, e le azioni si sono tramutate nell’immenso amore degli angeli. Voi seguite il Divertimento, i cui artigli acuminati hanno straziato migliaia di martiri nelle arene di Roma e di Antiochia… Ma noi seguiamo il Silenzio, le cui dita attente hanno filato l’Iliade, il Libro di Giobbe e le Lamentazioni di Geremia. Voi giacete con la Lussuria, la cui tempesta ha spazzato via mille cortei dell’anima femminile, e li ha gettati nel fosso della vergogna e dell’orrore… Ma noi abbracciamo la Solitudine, nella cui ombra sorsero le bellezze di Amleto e di Dante. Voi cercate di accattivarvi la Cupidigia, le cui affilate spade hanno versato mille fiumi di sangue… Ma noi cerchiamo la compagnia della Verità, e le mani della Verità ci hanno portato la conoscenza proveniente dal Grande Cuore del Cerchio di Luce. Noi siamo i figli del Dolore, e voi siete i figli della Gioia; e tra il nostro dolore e la vostra gioia c’è uno stretto e scabroso sentiero che i vostri focosi cavalli non possono percorrere, e che le vostre magnifiche carrozze non possono attraversare. Noi abbiamo pietà della vostra meschinità come voi odiate la nostra grandezza; e fra la nostra pietà ed il vostro astio, il Tempo si ferma sconcertato. Noi veniamo a voi da amici, ma voi ci attaccate come nemici; e tra la nostra amicizia e la vostra inimicizia c’è una profonda gola in cui scorrono lacrime e sangue. Noi costruiamo palazzi per voi, e voi ci scavate le tombe; e tra la bellezza del palazzo e l’oscurità della tomba, l’Umanità cammina come una sentinella con armi di ferro. Noi cospargiamo il vostro cammino di rose, e voi coprite di rovi i nostri letti; e tra le rose e i rovi, la Verità a tratti s’assopisce. Dall’inizio del mondo, voi avete combattuto il nostro mite potere con la vostra grossolana debolezza; e quando trionfate per un’ora su di noi, gracidate e fate baldoria come le ranocchie. E quando noi vi conquistiamo e vi sottomettiamo per un secolo, restiamo come silenziosi giganti. Voi avete crocifisso Gesù e siete rimasti sotto la Sua croce, bestemmiando e deridendolo; ma alla fine Egli ne è disceso e ha superato le generazioni, e ha camminato tra voi come un eroe, riempiendo l’universo della Sua gloria e della Sua bellezza. Voi avete avvelenato Socrate, lapidato Paolo, massacrato Ali Talib e assassinato Madhat Pasha, e nonostante questo quegli immortali sono con noi per sempre dinanzi all’Eternità. Ma voi vivete nella memoria dell’uomo come cadaveri sulla Terra; e non riuscite a trovare un amico che vi seppellisca nell’oscurità dell’inesistenza e dell’oblio, che avete cercato sulla Terra. Noi siamo i figli del Dolore, e il dolore è una nube carica di pioggia, che inonda le moltitudini di Conoscenza e Verità. Voi siete i figli della Gioia e, per quanto in alto possa giungere, la vostra gioia sarà distrutta dai venti del paradiso, secondo la Legge di Dio, e dispersa nel nulla, poiché non è nient’altro che una sottile e vacillante colonna di fumo.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore

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I miei pensieri sono estranei al mio corpo e, davanti allo specchio, vedo sul mio volto qualcosa che la mia anima non scorge e trovo nei miei occhi quel che il mio io più profondo non vi trova. Quando cammino con lo sguardo vacuo per le vie della rumorosa città, i bambini mi seguono gridando: «È un cieco! Diamogli un bastone perché possa orientarsi». Quando fuggo da loro, incontro un gruppo di fanciulle, che afferrano l’orlo della mia veste dicendo: «È sordo come una pietra; riempiamogli le orecchie con la musica dell’amore». E quando fuggo anche da loro, una folla di persone anziane mi indica con dita tremanti dicendo: «È un pazzo che ha perduto il senno nel mondo dei geni e dei dèmoni. 
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore 

 

Quando il cuore trabocca di segreti e gli occhi cominciano a bruciare per le lacrime ardenti, e le costole sono sul punto di scoppiare perché il cuore non sopporta più di rimanervi imprigionato, non si riesce a esprimere un simile labirinto se non con uno slancio liberatorio.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore 

 

Ahimè, i miei sogni sono infranti, Oh divina Ishtar, e il cuore mi si è sciolto dentro il petto; rianimami con la tua misericordia e risparmia la mia amata». In quel momento, uno dei suoi schiavi s’introdusse nel tempio, andò in fretta da Nathan e gli sussurrò: «Ha aperto gli occhi, padrone, e ha guardato intorno al letto, ma non ti ha trovato; allora ti ha chiamato e io sono corso più in fretta che potevo per avvertirti.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore

 

Sono uno straniero in questo mondo e nel mio esilio ci sono dura solitudine e doloroso isolamento. Sono solo, ma nel mio esser solo contemplo un paese sconosciuto e affascinante, e questa meditazione colma i miei sogni degli spettri di una grande terra lontana che i miei occhi non hanno mai veduto. Sono uno straniero tra la mia gente e non ho amici. Quando vedo un essere umano mi dico: «Chi è, come faccio a conoscerlo, perché si trova qui e quale legge mi ha unito a lui?».
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore (

 

È sbagliato pensare che l’amore sia frutto di una lunga conoscenza e di un tenace corteggiamento. L’amore è la sorgente dell’affinità spirituale e se tale affinità non nasce all’istante, non potrà svilupparsi nel corso degli anni e neanche delle generazioni.
Khalil Gibran

 

L’amore, come la morte, cambia tutto.
Khalil Gibran

 

L’amore semplifica tutte le cose.
Khalil Gibran

 

Gli altri uomini vedono in te una bellezza che dileguerà più veloce dei loro anni. Ma io vedo in te una bellezza che non svanirà, e nell’autunno dei tuoi giorni quella bellezza non avrà timore di guardarsi nello specchio, e non ne riceverà offesa. Solo io amo in te ciò che non si vede.
Khalil Gibran

 

L’amore non dà nulla se non se stesso,
non coglie nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede,
né vorrebbe essere posseduto,
poiché l’amore basta all’amore.
Khalil Gibran

 

 

Se guardi in cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore.
Khalil Gibran

 

Non v’è punizione più severa di quella sofferta dalla donna che si trova imprigionata tra un uomo di cui è innamorata e un altro che l’ama.
Khalil Gibran

 

La tolleranza è un amore malato d’alterigia.
Khalil Gibran

 

La passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione.
Khalil Gibran

 

La vita senza amore è come un albero senza gemme o frutti.
Khalil Gibran

 

Quando l’amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono ardue e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgeranno,
affidatevi a lui. Anche se la sua lama,
nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui.
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni
come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché l’amore come vi incorona così vi crocifigge.
E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Khalil Gibran

 

Dio vi ha dato uno spirito con le ali perché possiate librarvi nel vasto firmamento dell’Amore e della Libertà. Non è un peccato, dunque, che vi tagliate le ali con le vostre mani, e tolleriate che l’anima strisci a terra come un insetto?
Khalil Gibran

 

L’amore per il quale l’uomo combatte e muore è come l’arbusto che non dà frutti. Soltanto l’amore buono e giusto, come l’enorme sofferenza dell’anima, ravviva ed eleva il cuore alla comprensione. Quando se ne abusa, è portatore d’infelicità.
Khalil Gibran

 

Egli percepì il tocco vellutato delle ali delicate che frusciavano attorno al suo cuore ardente, e un grande amore che si impossessava di lui. Un amore il cui potere allontana la mente dal mondo della quantità e della misura. Un amore che parla, quando la parola della Vita si fa muta. Un amore che si taglia come un faro azzurro a indicare il sentiero, che guida senza luce visibile.
Khalil Gibran

 

Datevi il cuore, ma l’uno non sia rifugio all’altro.
Poiché soltanto la mano della Vita può contenere i vostri cuori.
Ergetevi insieme, ma non troppo vicini:
Poiché il tempio ha colonne distanti,
e la quercia ed il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
Khalil Gibran

 

L’amore, come un corso d’acqua,
deve essere in continuo movimento,
ed è proprio per quello che tu fai con me.
Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie?
Credono che le acque del fiume
scorrano per sempre, e non se ne
preoccupano più. Poi arriva
l’inverno, e le acque gelano.
Solo allora comprendono che niente,
in questa vita, è assolutamente garantito.
Khalil Gibran

 

Ognuno ha qualcosa che desidera donare: e così, troppo spesso, nessuno è disposto a prendere. Poniamo che io abbia una casa e inviti gente. Verranno e accetteranno la mia casa, il mio cibo e perfino le mie idee, ma non il mio amore. E invece proprio l’amore è ciò che la maggior parte di noi desidera donare sopra ogni altra cosa.
Khalil Gibran

 

Amatevi l’un l’altro, ma non fate dell’amore un’alleanza che vi incateni. Riempite ciascuno la coppa dell’altro, ma non bevete solo da una stessa coppa. Mettetevi fianco a fianco, ma non troppo vicini. Perché la quercia non si rialza all’ombra del cipresso.”
Khalil Gibran

 

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.
Khalil Gibran

 

Come la foglia non ingiallisce senza la muta complicità di tutta la pianta, così il malvagio non potrà nuocere senza il tacito consenso di tutti voi. Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto e il buono dal cattivo; perché stanno mescolati insieme al cospetto del sole, come insieme sono tessuti il filo bianco e il filo nero. E, se il filo nero si spezza, il tessitore dovrà esaminare la tela da cima a fondo e proverà di nuovo il suo telaio.
Khalil Gibran

 

In mezzo ai campi e alla praterie di Dio, accanto ai colli tappezzati d’erba verde e di splendidi fiori, il fantasma di Giovanni, insonne e solitario, fa la guardia ai buoi che pascolano tranquilli, per nulla disturbati dalle avversità che affliggono gli uomini. Con occhi colmi di lacrime, egli guarda in direzione dei villaggi sparsi ai due lati della valle e continua a dire, tra profondi sospiri: «Voi siete tanti e io sono solo; i lupi assalgono gli agnelli nell’oscurità della notte,
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore 

 

O Gesù crocifisso, che guardi con dolore dal monte Calvario la mesta processione dei Secoli, ascolti il clamore delle nazioni oscure e comprendi i sogni dell’Eternità… Tu possiedi, sulla Croce, più gloria e più dignità di mille re assisi su mille troni in mille imperi… Tu sei, nell’agonia della morte, più potente di mille generali in mille guerre… Nonostante le tue pene, sei più gioioso della primavera con i suoi fiori… Nonostante la tua sofferenza, sei più coraggioso, nel tuo silenzio, degli angeli che piangono in cielo-Davanti a chi ti flagella, sei più risoluto della rocciosa montagna… La tua corona di spine è più luminosa e sublime della corona di Bahran… I chiodi che ti trafiggono le mani sono più belli dello scettro di Giove… Gli schizzi di sangue sui Tuoi piedi sono più splendenti della collana di Ishtar. Perdona i deboli che oggi Ti compiangono, poiché non sanno compiangere se stessi… Perdonali, poiché non sanno che, con la Tua morte, Tu hai sconfitto la morte e hai ridato la vita ai morti… Perdonali, perché non sanno che la Tua forza ancora li attende… Perdonali, poiché non sanno che ogni giorno è il Tuo giorno.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore

 

O Gesù, hanno edificato queste chiese per la loro gloria, e le hanno ornate di seta e d’oro colato… Hanno lasciato il corpo dei poveri da Te prescelti avvolti in lacere vesti nel freddo della notte… Hanno riempito il cielo del fumo delle candele accese e dell’incenso, lasciando senza pane il corpo dei Tuoi fedeli… Hanno intonato inni di lode ma sono stati sordi alle grida e ai gemiti delle vedove e degli orfani. Ritorna, o Gesù, e scaccia i mercanti della Tua fede dal Tuo sacro tempio, poiché lo hanno trasformato in un’oscura caverna dove strisciano in abbondanza le vipere dell’ipocrisia e della menzogna». Le parole di Giovanni, forti e sincere, provocarono mormorii di approvazione, e neppure l’avvicinarsi dei dignitari valse a placarlo. Con ancor più coraggio, rinvigorito dai ricordi della sua precedente esperienza, continuò: «Vieni, o Gesù, e fa’ i conti con quei Cesari che hanno usurpato ai deboli ciò che è dei deboli e a Dio ciò che è di Dio. La vigna che hai piantato con la Tua mano destra è stata divorata dai vermi della cupidigia e i suoi grappoli sono stati calpestati. I Tuoi figli della pace sono divisi tra loro e si combattono l’un l’altro, lasciando vittime le povere anime sul gelido campo. Innalzano preghiere di fronte al Tuo altare, dicendo: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Può il Padre nostro che sta nei cieli essere glorificato quando il Suo nome viene pronunciato da cuori vuoti, da labbra peccatrici e da lingue false? Potrà mai esservi pace sulla Terra finché i figli della miseria lavoreranno come schiavi nei campi per nutrire i forti e riempire lo stomaco dei tiranni? Potrà mai venire la pace a sottrarli alle grinfie dell’indigenza? Cos’è la pace? Si trova forse negli occhi dei neonati che succhiano il seno privo di latte delle loro madri in gelide capanne? Oppure si trova nelle squallide casupole degli affamati che dormono su letti duri e implorano un boccone di cibo che i preti e i monaci gettano ai loro grassi porci? Cos’è la gioia, o mio buon Gesù? Si manifesta forse quando l’emiro compra le forti braccia degli uomini e l’onore delle donne con minacce di morte o con qualche moneta d’argento? Oppure si può trovarla nella schiavitù e nella sottomissione fisica e spirituale a coloro che ci abbagliano con le loro insegne lucenti e coi loro diademi d’oro? Essi, ogni volta che invochiamo i tuoi pacieri, ci ricambiano con i loro soldati, che si avventano armati di lance e spade sulle nostre donne e sui nostri bambini, e ci rubano il sangue. O Gesù pieno d’amore e di misericordia, tendi le Tue forti braccia e proteggici da quei ladri, oppure invia la Morte che, bene accetta, ci liberi e ci conduca alla tomba, dove potremo riposare in pace sotto la vigile protezione della Tua Croce; lì aspetteremo il Tuo ritorno. O Gesù onnipotente, questa vita non è altro che una cella oscura in cui siamo rinchiusi come schiavi… E il terreno su cui giocano orribili spettri, un abisso popolato di spettri della morte. I nostri giorni non sono che spade affilate nascoste sotto le lacere coltri dei nostri letti nelle spaventose tenebre della notte. All’alba, queste armi si levano sotto le nostre teste come demoni, indicandoci la schiavitù dei campi, in cui regna la frusta. O Gesù, abbi misericordia dei poveri oppressi venuti oggi a commemorare la Tua Resurrezione… Abbi pietà di loro, poiché sono miseri e deboli». Le parole di Giovanni piacevano ad alcuni e dispiacevano ad altri. «Dice la verità e parla in nostro favore davanti al cielo», fece notare uno dei presenti. E un altro disse: «È stregato, parla in nome di uno spirito maligno». Un terzo commentò: «Non abbiamo mai udito un discorso così infamante, neppure dai nostri padri! Dobbiamo farlo smettere!». E un quarto sussurrò nell’orecchio del suo vicino: «Udendolo parlare, mi sono sentito rinnovellare lo spirito». E il vicino replicò: «Ma i sacerdoti conoscono i nostri bisogni meglio di lui; è peccato dubitare di loro». Mentre le voci si levavano in ogni direzione come il rombo del mare, uno dei sacerdoti si fece avanti, fece catturare Giovanni e lo consegnò immediatamente alla legge, dopodiché il giovane fu portato al palazzo del governatore per essere processato.
Gibran, Gibran Kahlil. I segreti del cuore

 

 

” il tuo dolore è la rottura del guscio che racchiude la tua comprensione. Anche se la pietra del frutto deve rompersi, che il suo cuore possa stare al sole, quindi deve sapere il dolore.”

– dal profeta (1923)
Uno dei più amati classici spirituali del nostro tempo, il capolavoro di Gibran, il profeta, ha venduto milioni di copie in più di quaranta lingue da quando è stato pubblicato per la prima volta nel 1923. Il profeta contiene potenti parole di saggezza su argomenti fondamentali come il matrimonio , bambini, amicizia, lavoro, e parole di piacere che lettori di tutto il mondo hanno trovato ispirazione e che cambiano la vita. Un poeta, artista e mistico, Gibran nacque a una povera famiglia cristiana in Libano e emigrati negli Stati Uniti come un adolescente, dove iniziò a studiare arte. I saggi poetico raccolti nel profeta sono illustrati con dodici dei suoi disegni a tutta pagina. Forse nessun altro scrittore del ventesimo secolo ha toccato i cuori e le menti di cosi ‘ notevolmente e diffusi lettori.

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2 thoughts on “Khalil Gibran

  1. Olɑ un mio collega mi ha girato la url di questo sito e sono venutɑ a
    vedere com’è. Mi pace tanto. Messo tra і preferiti.
    Magnifico blog e tеmplatе eccezionale

  2. passionefolle

    Grazie 😉

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