Frasi e citazioni sulla Juventus Football Club e sugli juventini.

A me piace considerare la Juventus un laboratorio del modello italiano. Quello inglese ha funzionato bene ed è credibile, però la Juventus è laboratorio e punto di riferimento per tutti.
(Roberto Massucci)

 

A parte quello che ho vinto, essere stato alla Juventus è un’esperienza che ti rimane dentro, diventa stile di vita.
(Stefano Tacconi)

 

A volte questa mentalità sorprende chi viene alla Juve. La Juventus è qualcosa di diverso dalle altre squadre, è uno stile di vita che parte dal modo con cui ci si allena, sempre al massimo, sempre con la concentrazione altissima, e arriva anche al comportamento fuori dal campo. Alcuni giocatori vengono a dirci: adesso capisco perché la Juventus vince sempre, da fuori è difficile capire certi meccanismi, quando sei dentro tutto appare chiaro.
(Pavel Nedvěd)

 

Accade spesso che la Juventus abbia vinto partite all’ultimo minuto, e che le abbia vinte su rigore; e che il rigore dai tifosi della squadra avversaria sia fortemente contestato è la quasi normalità. C’è chi prende a pretesto ogni fischio, compreso quello del capostazione, per invocare «rigore per la Juve». Non si sentono che fischi. Tutti i fischi hanno un’unica destinazione, un senso unico: assegnare la vittoria alla Juventus ad ogni costo. C’è qualcosa di paradossale su questa ironica o furiosa reazione: c’è sempre stata, ora ha raggiunto un diapason. Tifare per la Juve è diventato difficile, quasi impossibile. Vista dal di fuori la faccenda è anche buffa, il tifoso bianconero — per sfuggire agli sfottò — dovrebbe andare in giro travestito, nascondersi, non pronunciarsi. Non dovrebbe andare allo stadio, di sicuro non in quelli delle avversarie.
(Franco Cordelli)

 

All’Università ho studiato, invece, diritto penale motivo per cui posso parlare a pieno titolo della Juventus.
(Paolo Bonolis)

 

Alla Juve ho trovato una mentalità che si vede in pochi altri club, dietro ai successi c’è una cura maniacale del particolare. Niente è lasciato al caso. Una società incredibile.
(Angelo Ogbonna)

 

Alla Juve ho visto passare grandi giocatori e nemmeno uno andato fuori delle righe. In tal caso, infatti, si veniva subito richiamati all’ordine. E se non volevi capire, venivi messo sulla lista dei calciatori in vendita per il mercato successivo. Questa è la cultura dei grandi club.
(Jonathan Zebina)

 

Alla Juve non basta la classe, ci vogliono le palle d’acciaio.
(Giuseppe Furino)

 

Alla Juve si acquisisce una abitudine mentale di sacrificio che non c’è da altre parti. Alla Juve ti insegnano che la partita più importante è sempre quella che deve venire. Alla Juve ti insegnano ad avere sempre «fame» di vittorie, a non accontentarti mai. Non è un caso che le fortune della Nazionale siano sempre coincise con la larga presenza di bianconeri in azzurro.
(Claudio Gentile)

 

Alla Juve vogliono uomini veri che sanno che rappresentano una grande società con milioni di tifosi sparsi per il mondo. Io quando giocavo nella Juve se arrivavo vestito in jeans venivo rimproverato. Era importante anche l’immagine, non solo il talento. Se vai alla Juve vai lì per vincere perché c’è una mentalità diversa, unica. E lo dice uno che in cuor suo è rimasto granata.
(Pasquale Bruno)

 

Alla Juventus il risultato arriva prima di ogni altra cosa; l’obiettivo è quello di vincere, sempre!
(Paolo Montero)

 

Alla Juventus […] mi sembra di essere in Germania. Tutto viene gestito con precisione e puntualità.
(Sami Khedira)

 

Area con venticinque metri c’è solo una in Italia.
(José Mourinho)

 

Aristocratica per lunga tradizione, fredda per educazione e tendenza, depositaria di uno stile che tutti le invidiano e a nessuno riesce di imitare, la Juventus è anche una formazione calcistica alla quale tutto è lecito chiedere e nulla, o pochissimo, perdonare. Deve battersi sempre per il primato, inseguire senza tregua vittorie e scudetti e casacche azzurre, distribuire lezioni agli avversari sconfitti, essere se stessa o non essere nulla. Una terribile situazione di privilegio, cui società e squadra fanno fronte con larghi mezzi e consapevole coscienza.
(Alfredo Toniolo)

 

Arturo Vidal è senza dubbio un buon giocatore. Voglio congratularmi con lui, ha scelto il miglior club che gli conviene. Visto il successo nello sport e le questioni legali della Juve negli ultimi anni, come tutti dicono.
(Karl-Heinz Rummenigge)

 

[Nel 2006] Avevo avuto il coraggio di gridare quello che pensavo. Quando si giocava contro la Juve si sapeva che si partiva con l’handicap. E adesso, a sei anni di distanza, tutto sta venendo a galla.
(Dino Baggio)

 

Bisogna arrivare a Venaria, perché la Juve è la squadra di Venaria e dobbiamo trovare il mezzo idoneo per arrivare in periferia, perché la Juve è una squadra di periferia rispetto a noi che giochiamo in mezzo alla città di Torino.
(Piero Chiambretti)

 

Chi affronta la Juve fa sempre la partita della vita. Per noi è normale amministrazione.
(Antonio Conte)

 

Chi arriva, non ha bisogno di sentirsi fare tanti discorsi  guarda i giocatori che sono qui da più tempo. È accaduto anche a me e anche se non si è abituati a certi ritmi, ci si adegua, perché questo è il mondo Juve. (Andrea Barzagli)

 

Chi firma “per la Juve” gioca per vincere. Chi entra nella Juve pensa solo al successo. Lo respiri dal primo momento in cui entri nella sede.
(Eugenio Corini)

 

Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgra­do tutto e la terrà come prezioso ricordo.
(Eugenio Canfari)

 

In Italia ci sono 50 milioni di tifosi, 12 sono della Juve, gli altri del Milan, dell’Inter, della Roma e via così. Tutti sono contro la Juve. Ora me ne rendo conto.
(Massimiliano Allegri)

 

Ciò che distingue la Juve dalle altre squadre è soprattutto la mentalità: non abbassare mai l’attenzione, non mollare e lottare tutti i giorni per vincere. Un conto è dirlo, un conto è essere qua e vedere come tutte le persone che lavorano intorno a noi hanno una disciplina veramente importante e una mentalità che ha portato la Juve a vincere così tanto.
(Tomás Rincón)

 

Ciò che mi ha subito colpito positivamente è stata la mentalità vincente. Qui è come se ti impiantassero un chip appena arrivato . Capisci subito che si gioca sempre per vincere. Alla Juve c’è grande comunicazione e un ambiente molto unito. Dai compagni al tecnico e allo staff, mi hanno tutti aiutato a inserirmi rapidamente. Ci si parla tanto e c’è un costante confronto, fondamentale per crescere.
(Alex Sandro Lobo Silva)

 

Sugli ambienti di lavoro nella Juventus e nel Milan Come ambienti più o meno sono simili, due città [Torino e Milano] che ti lasciano vivere tranquillo, senza troppe pressioni. I metodi di allenamento sono diversi perché in base ad ogni allenatore le cose cambiano. Il resto più o meno è lo stesso, sono due grandi società con le stesse ambizioni, la stessa voglia di vincere, quindi siano le, penso, le due più grandi società italiane più conosciute anche in giro per il mondo. Quindi non ci sono tante cose diverse.
(Andrea Pirlo)

 

Come dicono a Torino? “Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta”. Dovrebbero aggiungere: “E non ci interessa tanto come”.
(Morgan De Sanctis)

 

– Come il giocatore della Juve?
– Scusa, Alice – si intromise Massimo. – Va bene che siamo al bar, ma anche alle volgarità c’è un limite. Certe parole qui preferirei che tu non le dicessi.
(Marco Malvaldi)

 

– Comunque sarà forte la tua Juventus, va…
– Cos’hai da dire sulla mia Juve?
– Ah, io niente. Non ho niente da dire io! Il tempo mi darà ragione: è una squadra senza futuro.
(Il Grande Torino)

 

Con la Juventus ho imparato a vincere. Non so come è successo, è qualcosa che si re­spira nell’aria dello spoglia­toio, sono concetti che vengo­no tramandati da giocatore in giocatore, è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c’è club nel mon­do che ti faccia lo stesso effetto.
(Edgar Davids)

 

Con le buone o con le cattive vincono sempre. Le immagini parlano chiaro. Tutta Italia dovrebbe dire questo. La Juve dovrebbe giocare un campionato a parte, ogni anno è così. Tanto arriveremo ancora secondi. (Francesco Totti)

 

Contro la Juve avevi sempre rispetto per la squadra e per i giocatori che avevano e quando si diceva che loro vincevano con un aiuto, ti dico la verità, forse potevano vincere lo stesso anche senza queste cose. I giocatori sul momento non pensano che se fischiano qualcosa o succede qualcosa di particolare sia per un motivo, quando giochi non ti rendi conto di questo. Lo capisci dopo, quando è venuto fuori quello che succedeva, che chiudevano gli arbitri e altre cose. Poi, ognuno sa bene cosa ha fatto bene e cosa ha sbagliato.
(Álvaro Recoba)

 

[Una volta a Pietro Secchia] Cos’ha fatto ieri la Juve?  E tu pretendi di fare la rivoluzione senza sapere i risultati della Juve?
(Palmiro Togliatti)

 

Cosa si mangia di speciale a Torino? Esiste un ambiente di lavoro molto particolare, sei contagiato: un’atmosfera che serve nella vita e in panchina. La principale caratteristica alla Juve è la testa bassa. L’umiltà rispetto a quello che si vince, che è sempre tanto. Il club ti in­segna l’importanza degli one­ri: ti mette nelle condizioni giuste per dimostrare quanto vali, ma poi tu devi dare il mas­simo. A quel punto vinci e ti go­di gli onori. Ma per poco per­ché devi rivincere subito dopo. Ecco, il successo è spesso un sollievo più che una gioia . Certo, al Barcellona predili­gono l’estetica, la bellezza o anche solo il divertimento, mentre la Juventus è meravi­gliosamente pratica. Confesso che nei miei anni in biancone­ro non è mai entrato un diri­gente a dirci: “Mi raccomando, oggi giochiamo bene”. Più e più volte, la frase era: “Mi rac­comando, oggi vinciamo”.
(Gianluca Vialli)

 

Da esterno, ho sempre detto che della Juventus mi colpiva la mentalità con la quale i bianconeri affrontavano ogni partita. Ora che sono qui, mi sono accorto di cosa c’è dietro, delle ore di lavoro costante, dello spirito di sacrificio e della voglia di vincere e arrivare lontano. Credo che sia questo a fare la differenza tra la Juve e le altre squadre.
(Federico Bernardeschi)

 

Dire che la Juve ruba è come dire che rubano i politici, può essere vero ma non basta. E infatti la teoria sull’appropriazione indebita di scudetto prende regolarmente vigore a marzo, e al termine di un processo temporale costante. Ad agosto sono tutti campioni d’Italia. A settembre sono fiduciosi e in rodaggio. A ottobre basta recuperare un paio d’infortunati e ci siamo. A novembre il distacco dalla vetta è serio, ma ce la giochiamo fino in fondo. A dicembre c’è ancora lo scontro diretto e la Champions porta via energie, e avanti così fino a marzo, quando la Juve è avanti di quindici punti, e allora ruba.
(Mattia Feltri)

 

«Tifoso della Juventus sin da piccolo, cosa vuol dire poter indossare la maglia bianconera?» È il coronamento di un sogno. Sin dai primi calci che tiri al pallone sogni di diventare professionista e di indossare quella maglia. Un sogno difficile da realizzare, ma proprio per questa ragione, ancora più emozionante quando si avvera.
(Massimo Carrera)

 

«La Juve ruba» è il solito ritornello di chi non vince. Ma non ci faccio più caso. Se, come la Juve, abitui tutti a vincere, è normale che al minimo errore ogni cosa venga ingigantita dagli altri, soprattutto da chi non vince. (Sebastian Giovinco)

 

È professionale, seria e nessuno è più grande del club. Hanno avuto alcuni grandi giocatori nel corso della loro storia, come Michel Platini, Liam Brady, Roberto Baggio, Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero, ma la Juventus è venuta sempre prima dei singoli, e questo è ottimo, è proprio come dovrebbe essere.
(Slaven Bilić)

 

È pur sempre la Juventus e contro i bianconeri non esistono partite facili.
(Alex Ferguson)

 

È sempre stata una società strutturata, organizzata, moderna. La prima ad avere un organo di stampa. Quando l’intreccio con la famiglia Agnelli si è fatto stretto si è desuta la modernità che derivava dalla cultura industriale della famiglia. La Juventus è sempre stata nel calcio italiano, con gli alti e bassi sportivi, un po’ più avanti della contemporaneità.
(Walter Veltroni)

 

Sulla frase «la Juve ruba» nel 2016 È una fesseria da bar e la lascio volentieri ai bar da dove proviene. Seriamente, non posso accettare una frase di questo genere e non sono tifoso, non mi piace fare il tifoso e non voglio mai fare il tifoso. Come si fa, di fronte a una squadra che vince con il record di punti o da imbattuta, tirare fuori un concetto del genere se non per gelosia? La Juventus che giocava in Serie B o faticava negli anni successivi provocava molte meno polemiche, questo significa che il problema non è che “la Juve ruba”, ma che “la Juve vince” e vince tanto, quindi diventa antipatica e innesca ragionamenti distorti come questo.
(Graziano Cesari)

 

Entrambi, Juventus e [l’azienda automobilistica] Jeep, cominciano con la J: in America è usata per insegnare ai bambini la lettera, allo stesso modo in cui viene usata la Juventus in italiano.
(Sergio Marchionne)

 

[La juventinità] è senso di appartenenza, condivisione dei valori. È saper accettare le vittorie e anche le sconfitte, questo vale per i giocatori e anche per i tifosi.
(Giuseppe Furino)

 

Facile venire allo stadio e applaudire quando tutto va bene. Il vero tifoso applaude quando il momento è difficile per aiutare la squadra. La Juventus sono quelli che scendono in campo, quelli che vanno in panchina, quelli che vengono allo stadio e quelli che sono a casa davanti alla TV, il motto della Juve è fino alla fine e fino alla fine bisogna essere uniti. Credere nella Juventus, nella squadra e nel progetto.
(Leonardo Bonucci)

 

Fondamentalismo juventino, l’unico a cui sono fiero di appartenere.
(Pietro Sermonti)

 

Forse, se fossi finito alla Juventus avrei avuto una carriera più lunga, tranquilla e vincente. Non rimpiango nulla, ma per quel club ho sempre avuto ammirazione e rispetto.
(Diego Armando Maradona)

 

[Negli anni trenta del XX secolo] Gente di poche parole, dura a morire, negata agli scoppi dello entusiasmo, alle vittorie maramalde, con punteggi troppo pesanti. Ha la passione di vincere, e conosce l’arte di perdere bene.
(Carlo Bergoglio)

 

[Nel 2012] Gentile John Elkann, Le scrivo da appassionato di calcio, ma soprattutto da juventino che aveva appena smesso di vergognarsi di esserlo dopo la dipartita di Moggi & C. grazie allo scandalo di Calciopoli. Ora, se possibile, gli juventini perbene, che hanno iniziato a tifare ai tempi di Boniperti, Trapattoni, Zoff, Scirea, Gentile, Cabrini, Tardelli, Platini, e anche di Conte, quando la società indossava un certo “stile”, sono costretti a vergognarsi ancor più di prima. Mai infatti, nemmeno negli anni bui di Calciopoli, la Juventus si era spinta a tanto: manipolava arbitri e campionati, ma non negava alla giustizia sportiva il diritto di fare il suo dovere. (Marco Travaglio)

 

Gli arbitri sbagliano con tutti, ma quando lo fanno con la Juve la gente pensa male per quello che è successo in passato. Chi deve arbitrare la Juventus ha addosso molta più pressione degli altri.
(Júlio César Soares Espíndola)

 

Grazie Juventus per avermi insegnato a vincere!
(Enzo Maresca)

 

Ho allenato qua a Torino due anni, mi sono trovato molto bene con la tifoseria, con una parte della tifoseria, con la società. Ho imparato moltissimo in questa società, poi ho avuto dei problemi con alcuni tifosi, ma cosa posso dire? I due anni che ho passato qui mi hanno aiutato moltissimo a crescere.
(Carlo Ancelotti)

 

Ho rifiutato tre volte il passaggio alla Juventus. Lì vogliono solo i soldatini, sul binario, sempre dritti.
(Antonio Cassano)

 

In riferimento ad episodi arbitrali Ho sempre detto che la Juve è la più brava in assoluto, se gli altri sono bravi a 360, la Juve lo è a 361 gradi.
(Davide Ballardini)

 

Ho subito odiato la Juve ancor prima di capire di calcio. I motivi c’erano: Togliatti era per la Juve, i missini erano per la Juve e così i romagnoli. Tutti schierati dalla parte del più forte perché come diceva Flaiano l’italiano è sempre il primo a soccorrere i vincitori.
(Carlo Laurezi)

 

I grandi tornei si vincono con grandi difensori, bisogna prendere esempio dalla Juventus, dove la difesa è un’arte.
(Hugo Broos)

 

 

[Sul presunto trasferimento al Valencia in una lettera ai dirigenti del club spagnolo] I soldi non valgono l’amore per una maglia e io ne ho due, una bianconera e una azzurra.
(Umberto Caligaris)

 

Il gioco del calcio in Italia senza la Juventus sarebbe impensabile.
(Giorgio Bocca)

 

Il legame [di mio padre] con la Juve non era quello elitario dell’alta borghesia cittadina, ma, casomai, quello dell’emigrante, residente in una nostra colonia, che vedeva la squadra come simbolo tricolore. E, soprattutto, quello di chi ne apprezzava lo “stile”, il rispetto, comunque, dell’avversario. Tifare Juve, dunque, era per me il primo contatto con la “cultura sportiva”. Altri, nell’epoca di Boniperti, Charles e Sivori, avrebbero magari insegnato ai figli il “dovere” di vincere. Lui, invece, mi spiegò, ricordando quanto i giocatori avevano sofferto contro il Grande Torino, la virtù del “saper perdere”.
(Carlo Nesti)

 

Il palmarès dei bianconeri sarà forse ricco di trofei, ma in quanto a baldoria, lì sono veramente pessimi! Bisognava giocare, vincere e basta! Ogni tanto avevo l’impressione di andare al lavoro in fabbrica.
(Zbigniew Boniek)

 

Il problema non è tanto l’imperativo categorico della vittoria, sempre e in ogni partita, quanto il fatto che ogni successo duri lo spazio di una doccia. Usciti dallo spogliatoio, quelli della Juventus devono già pensare alla partita successiva. Da vincere. E se alla fine di tutte arriva un trofeo, viene sistemato nella bacheca del Museum un paio di giorni dopo il giro con il pullman scoperto (quando si fa) e poi via a pensare come riuscire ad alzare il successivo. Certe cose si respirano subito e all’inizio può mancare il fiato, ma la Juventus è questa, anzi anche questa, perché sono tante le zavorre che fanno pesare quella maglia.
(Guido Vaciago)

 

Il punto forte di questa squadra è proprio essere come una famiglia: si soffre e si gioisce insieme. Se giochi, sai che gli altri fanno il tifo per te, se non giochi fai il tifo per gli altri e sei contento se fanno gol. Alla Juve funziona così.
(Álvaro Morata)

 

Il tifoso della Juventus, così appare, ha preso il posto dei carabinieri nelle barzellette: è il tutore dell’ordine soggetto alla rivolta del popolo. Il popolo d’Italia, non avendo più nessuno contro cui rivoltarsi, si sta rivoltando contro il «carabiniere juventino». Eppure, lo dico con un pizzico di amarezza pensando alla squadra di cui sono tifoso, avendo giurato di essere oggettivo, riconosco il valore di quella squadra che, se in altre circostanze rese davvero leciti i dubbi su alcune sue vittorie, oggi si dimostra forte, organizzata, agguerrita e sagace come nessun’altra in Italia e, chissà, come poche altre fuori d’Italia.
(Franco Cordelli)

 

[Nel 2005] In 108 anni di vita la Juventus ha centrato vittorie importanti, momenti emozionanti, ha regalato moltissime gioie e qualche dolore, ma ha sempre fatto sentire i suoi tifosi al centro del mondo così come i suoi campioni: Boniperti, Sivori, Charles, Bettega, Rossi, Platini, Baggio, Vialli, Del Piero, Zidane, Trezeguet, Nedvěd e Ibrahimović… sono solo alcuni dei campioni che hanno fatto sognare l’immaginario collettivo del popolo bianconero.
È grazie al lavoro di tecnici straordinari come Carniglia, Trapattoni, Lippi, Capello… la bacheca juventina può essere considerata giustamente tra le più ricche e prestigiose d’Europa. E dietro 100 anni di successi bianconeri c’è un marchio di fabbrica che non tradisce mai, quello della famiglia Agnelli, da sempre garanzia di qualità e continuità!

Indossare la maglia juventina significa portare un simbolo conosciuto nel mondo: si tratta di una maglia importante, che è un privilegio potere vestire per rappresentare sul campo tutti i tifosi.
(Alex Sandro Lobo Silva)

 

Io alla Juve? Più facile che nevichi a Ferragosto a Salerno.
(Eugenio Fascetti)

 

[Nel 2011] Io oggi passo per nemico dei bianconeri, ma 30 anni fa ero tifoso della Juventus. Per me quella bianconera è una formazione storica del campionato italiano. Il problema è che qualche volta con la Juve hanno lavorato dirigenti che hanno fatto fare brutte figure alla società.
(Zdeněk Zeman)

 

Io so cosa rappresenta la Juventus in Italia, non c’è bisogno che lo dica anche oggi, ogni volta. In Italia o si è juventini o si è contro. Quindi noi siamo sempre soli contro tutti. Magari per loro è un fatto sporadico pensarlo, per noi è un fatto sistematico. È stato sempre così, sarà ancora così, finché la Juventus vince sarà sempre sola contro tutti.
(Antonio Conte)

 

 Io sono contro la Juve, prima di arrivare a Cagliari odiavo la Juve a prescindere . Ti dico solo che io odio la Juve, se potessimo aver vinto col Cagliari contro la Juve avrei dato alcuni di miei coglioni per vincere la partita perché odio la Juve. Quando stavo a Cagliari non ho mai perso allo Juventus Stadium col Cagliari, mai perso solo pareggiato. Mai perso. Hanno vinto solo lo scudetto quando hanno giocato a Trieste, allo Juventus Stadium mai perso. Odio la Juve perché hanno sempre vinto per un rigore, per una punizione… Io sono venuto alla Roma perché volevo vincere volevo vincere contro la Juve che aveva sempre avuto quest’aiuto.
(Radja Nainggolan)

 

Io sono anti-juventino per antonomasia: l’anti-juventinismo è una malattia da cui non si guarisce, si ha fin da bambino. Se fanno una cura per guarirla, sarò il primo paziente!
(Andrea Pucci)

 

Juventus e FIAT sono esempi dell’eccellenza italiana nel mondo e, oltre alla popolarità, condividono alcuni valori fondamentali: l’importanza della squadra e delle persone, l’ambizione di puntare a risultati eccellenti, lo spirito competitivo e la coscienza che il successo non è mai permanente, ma va conquistato ogni giorno.
(Sergio Marchionne)

 

Juventus uguale FIAT uguale potere.
(Helenio Herrera)

 

L’amore del Sud per la Juventus scaturisce dal gioco dei contrasti: la Juventus del quinquennio ha caratterizzato l’evoluzione del calcio italiano e ha dominato per lungo tempo il campionato, ha dato esempio di rigorosa organizzazione, di equilibrio tecnico, di elevato spirito sportivo, proprio nel periodo più oscuro del calcio meridionale, allorché nel Sud il football era ancora in una fase pionieristica e confusa, e ancora non si intravedono i segni del suo sviluppo… Mancano nel Sud, nei confronti della Juventus, quelle venature di asperezza, di invidia, di risentimento che scaturiscono dalla rivalità. Genova si sentiva ferita… Milano e Bologna vedevano nella Juve un’antagonista… Nel Sud, no. Non c’erano motivi di contrasto, non esistevano ambizioni rivaleggianti.
(Gino Palumbo)

 

L’anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare.
(Enrico Canfari)

 

L’avversaria più forte e, insieme, una patente di grandezza. Se la affronti con possibilità di vittoria concrete – e io sono stato fortunato, mi è successo di prevalere più di una volta – vuol dire che il tuo valore è elevato. È automatico.
(Roberto Mancini)

 

La cosa più importante qui è vincere, la voglia della squadra e della società è impressionante e permette a un calciatore di crescere.
(Miralem Pjanić)

 

La gente deve sapere che nella Juve non è facile. C’è una cultura del lavoro diversa rispetto all’estero. Io sono stato al Manchester: sembrava di essere in vacanza. Qui si lavora tanto, perché tutti gli scudetti non è che li abbiamo rubati: è il lavoro, fino alla fine.
(Paul Pogba)

 

La gente o ama la Juve o l’odia. Non importa dove giochi, ha sempre dei tifosi che la sostengono. Gli stadi sono sempre pieni ovunque vada. È un club che cerca di creare un’atmosfera speciale e tutti hanno un ruolo da svolgere in ciò.
(Hasan Salihamidžić)

 

La Juve di Lippi e quella di Capello? Erano squadre fortissime, abituate a vincere con giocatori straordinari ed era la squadra da battere in Italia.
(Andrea Pirlo)

 

La Juve è davvero diversa. C’è un’ossessione per la vittoria, sempre, l’ossessione di rimettersi sempre in gioco, non c’è mai tempo per la soddisfazione, per festeggiare perché davanti c’è sempre la prossima sfida da vincere. Al mio arrivo ho visto dei guerrieri, dei giocatori con questa mentalità e ho capito perché è questo il club che vince.
(Miralem Pjanić)

 

La Juve è l’immagine di Torino nel mondo.
(Piero Fassino)

 

La Juve è l’unica squadra i cui tifosi sono distribuiti in modo uniforme su tutto il territorio, mentre I’Inter, per esempio, riunisce in particolare quelli del Nord Italia. È anche la squadra i cui tifosi sono divisi tra destra e sinistra, al contrario della Fiorentina, i cui sostenitori sono essenzialmente di sinistra o del Milan [di proprietà di Silvio Berlusconi], i cui tifosi sono maggiormente orientati al centro-destra. La Juve è diventata una sorta di partito nazionale popolare, così come l’erano la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano al loro tempo. Con la scomparsa dei partiti di massa, è l’unico fattore di integrazione che va aldilà dell’appartenenza locale.
(Ilvo Diamanti)

 

La Juve è la Juve. Insieme all’Inter è l’avversario di sempre. Abbiamo avuto anche il Napoli alla fine degli anni Ottanta, poi un po’ le romane, però alla fine la lotta si è sempre fatta soprattutto con la Juventus per quanto riguarda i campionati, e con l’Inter per la rivalità storica della città. Quindi, la Juve rimane sempre la Juve. Più si va avanti con la carriera e più speri di giocare questo tipo di partite. Sono queste le partite che danno qualcosina in più, non devi andare a cercare nel fondo del barile le emozioni, perché escono naturalmente.
 È una società ambiziosa per tutto quello che ha vinto, per la storia, per il passato e credo anche per quello che potrà essere il futuro…
(Paolo Maldini)

 

La Juve è qualcosa di più di una squadra, non so di­re cosa, ma sono orgoglioso di farne parte.
(Gaetano Scirea)

 

La Juve è sempre la Juve, ci sono squadre che hanno la vittoria nel DNA e la Juventus è tra queste.
(Emilio Butragueño)

 

La Juve è storia, tradizione, è un pezzo del Paese, è un’immagine dell’Italia nel mondo. Ciò comporta una grande responsabilità, perché ogni giorno devi rispettare il nome che porti. Ma la Juve è di più: è un valore ideale e morale, è quello stile che deve tantissimo alla classe degli Agnelli. Molto del consenso intorno a noi è il risultato dei successi nazionali e mondiali, nei quali inserisco anche i giocatori dati alla nazionale. Dalla nascita sulla panchina di Corso Re Umberto, la Juve è stata al centro della vita sociale, civile e culturale del Novecento. È interclassista: aristocrazia sabauda e immigrati che negli anni ’60 arrivavano a Torino. È bipartisan: i comunisti e i monarchici.
(Vittorio Caissotti di Chiusano)

 

La Juve è una donna, un’amante che torna all’innamorato dopo l’adulterio di una sconfitta.
(Jean Cau)

 

La Juve è una filosofia. Può piacere o non piacere ma è qualcosa di unico. Per me è stato un privilegio far parte della storia di quella società. Non è una società perfetta ma ha un dna vincente. Quando indossi quella maglia, ne senti il peso.
(Gianluca Vialli)

 

La Juve è una scuola, ti aiuta a crescere e maturare.
(Mauro Germán Camoranesi)

 

La Juve è una squadra prepotentemente italiana, arrogantemente sabauda, provincialmente vincente. Tutto qui. A Cardiff come a Berlino. Ad Atene come a Monaco di Baviera: in Grecia una squadra composta da campioni del mondo si afflosciò contro l’Amburgo di Magath mentre in Germania la Juve campione in carica venne umiliata da un Borussia di reduci e di scarti. E poi tutte le altre finali, vergognosamente perse per mancanza di hybris, cioé di quel senso epico che ti fa dire che sei davvero leggendario, capace di sovvertire il volere degli dei. Altro che Coppa maledetta, la maledizione è dentro di noi: la Juve, ne ho preso coscienza la scorsa notte, non potrà mai avere quella forza epica perché è una squadra costruita dal potere e nel potere. Solo che è un potere locale. Un potere che ci fa vincere 33 scudetti; gli ultimi sei di fila e per questo si scomoda l’espressione LE6END, leggenda. Un potere che ci fa pensare superbamente di averne vinti 35 sul campo, roba che se anche fosse vero non lo direi perché tre stelle e solo due Coppe dalle Grandi orecchie in bacheca allora sei davvero un eroe perdente. Peggio di Ettore.
(Gianluigi Paragone)

 

La Juve era, dentro di me, la “ragione”, la consapevolezza di valere, lo “stile” (almeno prima di Calciopoli) nell’evitare gli eccessi, nella ricerca del successo.
(Carlo Nesti)

 

La Juve ha tutto per rendere molto gelosa una gran parte dell’Italia. Gioca a Torino, una città del nord con una reputazione d’austerità e che ha dato numerosi intellettuali e uomini di stato alla Penisola. È di proprietà della famiglia Agnelli, i Kennedy made in Italy. La FIAT è il simbolo del capitalismo transalpino… Per tutti questi motivi, allo stesso tempo si può rilevare che questa squadra è odiata da molti italiani che non si riconoscono in tale modello. È quasi una sorta di anti-Italia. Non per niente si chiama La Vecchia Signora. Non c’è amore per la Juve, ma solamente il rispetto per una persona anziana e degna.
(Franco Ferrarotti)

 

La Juve infatti è la città di Torino, è la famiglia Agnelli, è il genio italiano che impediva al capitalismo più ricco e potente di diventare arrogante e meschino, è il campione fuori dagli schemi, è la valorizzazione di tutto ciò che non è scontato, è la distrazione colta e di talento, è l’unità d’Italia, sono gli emigranti meridionali che solo il pallone rendeva aggraziati e ben fatti, goffi nella vita ma bellissimi in campo, uomini generosi che per conquistarsi il diritto di esserci carezzavano la palla e usavano i piedi come due mani di pianista.
(Francesco Merlo)

 

La Juve può cambiare tutto, schieramento e uomini, ma la sostanza non cambia mai. Ha successo perché è umile davanti alla vittoria.
(Paolo De Paola)

 

 

La Juve vince perché è più forte, la Juve vince perché ha più carattere, la Juve vince perché è più organizzata, la Juve vince perché ha uno stadio sempre pieno, la Juve vince perché non si lamenta, la Juve vince perché insegue la realtà e non i sogni, la Juve vince perché dimentica di aver vinto.
(Paolo De Paola)

 

La Juve vince tutto e qualcuno non capisce perché. Vada a prendere un caffé insieme con Scirea o Cabrini e parli loro cinque minuti. Bastano per scoprire che sono uomini veri, cos’hanno dentro. Con questi campioni si vince, con i campioni del mondo, d’Europa, di tutto, che non si stancano di migliorare, che sono fuoriclasse e guadagnano meno di tanti altri loro colleghi inferiori come bravura, però restano dove sono perché vivono bene e trasmettono a chiunque questi valori. E la Juve vince. Capito?
(Luigi Radice)

 

La Juventus basa le sue scelte non soffermandosi sull’aspetto tecnico, ma guardando ad altre caratteristiche. Lo fanno perché sono il club più titolato d’Italia ed hanno un’immagine da far rispettare. Per loro un giocatore che non segue un determinato profilo comportamentale è un danno alla loro storia, fatta di comportamenti che devono seguire un certo stile.
(Michele Paramatti)

 

La Juventus ci ha portato via anche il medico: eppure nella provincia di Torino di dottori ce ne sono almeno novemila.
(Ernesto Pellegrini)

 

La Juventus con poco fa molto.
(Iker Casillas)

 

[Nel 1990] La Juventus è adorata dai tifosi che ne sono gelosi, la sorvegliano passo passo, ne conoscono tutti i pregi ma sono pronti a rimproverarle impietosamente i minimi difetti, la obbligano ad essere bella e sempre giovane malgrado gli ottant’anni e più, criticano appena delude ma cadono in ginocchio appena, dopo l’adulterio della sconfitta, ritorna verso di loro con la vittoria. Insomma la Juve è una donna, un’amante e una madre tutto assieme. È Venere che qualche volta ti mette le corna ed allo stesso tempo è la Madonna sempre vergine. Pagana e cattolica.
(Jean Cau)

 

[Nel 2014] La Juventus è ancora la razza padrona, contano poco gli organici. I campionati si vincono anche nei corridoi, per telefono, mica solo in campo.
(Aldo Agroppi)

 

La Juventus è come l’Araba Fenice: sembra morta invece rinasce con tutta la sua forza.
(Joseph Blatter)

 

La Juventus è il più grande pilastro dell’organizzazione calcistica italiana, la società che ha vinto il maggior numero di scudetti. I suoi giocatori hanno vinto tutto anche con la maglia della Nazionale italiana. La famiglia Agnelli si identifica da sempre con la Juventus. Andrea ha un grande ruolo ed una grande responsabilità, suo padre è stato presidente della Figc.
(Franco Carraro)

 

La Juventus è qualcosa di diverso da tutto il resto. Quando sei fuori da quel mondo, senti sempre parlare della loro mentalità. Ti sembra un discorso finto, poi ci entri e capisci cosa vuol dire: è la storia che si tramanda. Devi vincere perché quelli prima di te lo hanno fatto e quelli dopo lo faranno.
(Simone Pepe)

 

La Juventus è stata un esempio per il mio Manchester United. Facevo vedere ai miei giocatori le videocassette della squadra di Lippi e dicevo: non guardate la tattica o la tecnica, quella ce l’abbiamo anche noi, voi dovete imparare ad avere quella voglia di vincere.
(Alex Ferguson)

 

La Juventus è stata una delle ragioni della mia vita. Amo questa squadra, questa società e questi colori. (Roberto Bettega)

 

La Juventus è un avversario scomodo. È un mito del calcio europeo, è come il Real Madrid, ha storia e tradizione.
(Jupp Heynckes)

 

La Juventus è un club abituato a vincere e la vittoria di un trofeo, anche se importante, viene subito archiviata. (Angelo Peruzzi)

 

La Juventus è un grande club che onora l’Italia calcistica da sempre, in tutto il mondo, quindi è un fiore all’occhiello del calcio italiano.
(Antonello Valentini)

 

La Juventus è un po’ nel mio DNA, quindi la conosco bene. È come un drago a sette teste, gliene tagli una ma ne spunta sempre un’altra. Non molla mai, e la sua forza è nell’ambiente: il Piemonte è ancora un’isola felice, senza le tensioni di Milano e Roma, e i giocatori possono prepararsi al meglio
(Giovanni Trapattoni).

 

La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino.
(Roberto Beccantini)

 

La Juventus è una società solida, incredibilmente forte con un dna preciso: lì impari a capire, sin dal primo giorno, il significato della parola vittoria; rinnovando ad ogni allenamento la fame e la voglia di non mollare mai.
(Emerson Ferreira da Rosa)

La Juventus è una società storica, non solo per quello che è stato nel suo palmarès e dei risultati fatti, perché così, a memoria d’uomo adesso probabilmente un altro caso in giro per il mondo ci sarà, ma non sicuramente di questa importanza: questa incredibile appartenenza ad una stessa famiglia, col passare degli anni, delle generazioni e con, sempre, esponenti anche della famiglia [Agnelli] esposti in prima persona anche nei momenti magari più complicati sia della città di Torino, sia di famiglia, la FIAT, tutto ciò che ho enumerato e c’è ne atto: questa è una storia più unica che rara. Insomma, è una eccellenza del Paese e non solo del calcio, questo potrebbe essere sicuro.
(Giovanni Malagò)

 

La Juventus era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai. La Juventus era un ambiente totalmente nuovo per me. Diverso. Non mi sono mai sentito a casa, mi sembrava di essere l’ingranaggio di una grande azienda. Per il sentimento, prego rivolgersi altrove. Sul lavoro tutto bene, fuori zero contatti.
(Carlo Ancelotti)

 

La Juventus ha 10 milioni di amici su Facebook. La particolarità è che sono tutti arbitri.
(Gene Gnocchi)

 

La Juventus mi ha dato tutto. Qui ho acquistato la mia mentalità vincente, quella che ti fa dire che ogni partita è una battaglia. Ho imparato ad essere esigente con me stesso e come affrontare e superare le difficoltà.
(Pavel Nedvěd)

 

La Juventus non deve temere nessuno, devono essere gli avversari a temerla. Lo impone il nome, il peso della maglia bianconera non ha eguali nel mondo.
(Stefano Tacconi)

 

La Juventus non è solo un club come tanti, è una famiglia il cui umore solidale si estende – a volte con dibattito, spesso con amore – alla squadra.
(Italo Cucci)

 

 

La Juventus non è soltanto una squadra di calcio, ma un modo di intendere la vita.
(Italo Pietra)

 

La Juventus produce successo, quindi invidia. Ricordo di un professore di filosofia, juventino nel sangue. Quando la Juventus perdeva, il lunedì entrava in classe di pessimo umore e passava immediatamente alle interrogazioni. La vittima era sempre la stessa, tale Angelo Balzarini, noto sostenitore interista. Il mio povero compagno viene massacrato dalle domande impossibili e soltanto il suo sacrificio tradotto sul registro dall’immancabile «due» riusciva a far tornare la serenità nell’animo del professore. Angelo, poco prima dell’inizio del terzo trimestre, passò in un club juventino e fu promosso con ottimi voti.
(Beppe Viola)

 

La Juventus rispecchia il mio modo di pensare e vivere, Nonostante giocassi in una delle squadre più forti del mondo, la caratteristica dominante era il low profile: non eccedere nell’entusiasmo, non esagerare, nel bene e nel male.
(Gianluca Pessotto)

 

La Juventus vuole dire vittoria. Ecco il modo più semplice per spiegare la Juve, l’ho detto tante volte in Inghilterra quando mi chiedevano di raccontare il mio periodo italiano e io non avevo tanta voglia di parlare. È semplice, dicevo, alla Juventus si vince.
(John Charles)

 

[«Cosa ti ha colpito di più alla Juve?»] La mentalità vincente che si respira. Quando sei dentro lo percepisci a pieno. Te ne rendi conto subito. A livello di professionalità e di organizzazione, poi, è tutto di una perfezione inaudita e di alto livello.
(Daniele Rugani)

 

La mentalità vincente dei bianconeri è una delle altre cose immutabili e, in fondo, quello che noi romanisti gli abbiamo sempre invidiato.
(Paulo Roberto Falcão)

 

La odio ma solo perché è stata la squadra che mi ha fatto impazzire di più in Italia. Non riuscivo quasi mai a batterla e questa cosa mi ha fatto impazzire.
(Júlio César Soares Espíndola)

 

La società più società, la squadra più squadra.
(Carlo Mazzone)

 

La sudditanza psicologica esiste. Sulla Juve occorre fare una valutazione generale: tutto quello che ha vinto nel calcio italiano non è proporzionale a quello che ha vinto all’estero. Ed è un qualcosa che fa riflettere…
(Morgan De Sanctis)

 

[Sulla Juventus allenata da Marcello Lippi durante la seconda metà degli anni 1990] La voglia di lottare che aveva la nostra squadra era qualcosa di diverso e inimitabile. E arrivava immediatamente dopo aver vestito quella maglia: era come se infondesse coraggio, grinta e un unico desiderio: superare l’avversario.
(Didier Deschamps)

 

La Vecchia Signora è uno dei più grandi club d’Europa, è più di un club, se preferite. Io uso molto la Juventus quando parlo ai giocatori, allo staff, a miei amici per chiarire un concetto. «Sì», dico, «il calcio è uno sport, ma alla Juventus è uno sport per uomini».
(Slaven Bilić)

 

Lasciando perdere le passioni, se la Juventus sta bene il calcio italiano sta bene.
(Marino Bartoletti)

 

Lascio la sede  dopo aver respirato per l’ennesima volta l’atmosfera bianconera, piena del fragrante profumo del successo, che è il succo della filosofia del club e che, insieme con lo stile, è il distintivo che la Signora non si toglie mai.
(Angelo Caroli)

 

Loro come noi, due gambe e undici giocatori in campo. Più di noi hanno solo le Fiat.
(Vujadin Boškov)

 

Mi mancano le sfide con la Juventus. Mi sono sempre piaciute, non importa con che maglia la affronti quando giochi contro la Juventus ci sono sempre motivazioni speciali, giochi contro la storia, la tradizione, milioni di tifosi…
(Ronaldo)

 

[Sulla Juventus della seconda metà degli anni 1990] Nella mia carriera non ho mai trovato un avversario così superiore a noi. Non ho mai visto una squadra così forte.
(Louis van Gaal)

 

Rispondendo a chi chiedeva nel 1999: «La Juve degli anni Novanta ha provato a imitarvi?» No, no. Loro vincevano, e tanto, anche prima di noi. Diciamo che con l’avvento di Berlusconi siamo riusciti a portarci sugli alti livelli e ci siamo rimasti a lungo. La Juve è sempre stata un esempio per tutti. Le qualità che mantiene nel tempo sono la serietà e la continuità nei successi, altrimenti non avrebbe collezionato 25 scudetti nella sua lunga storia.
(Franco Baresi)

 

Non ci son stati aiuti o cose che si vuol far passare, la Juve era talmente più forte delle altre che vinceva gli scudetti indipendentemente da tutto.
(Antonio Cassano)

 

Non sono solo un tifoso mi sento un suo amante. Con la Juve sono cresciuto, lì ho passato gli anni più belli della mia vita. Ho dato il meglio di me e a volte, con grande incoscienza, sono anche andato oltre.
(Antonio Cabrini)

 

Orgoglio infinito, la Juventus è la mia patria.
(Enrico Canfari)

 

[Sulla Juventus allenata da Marcello Lippi durante la seconda metà degli anni 1990] Per me loro sono insieme al Milan d’Arrigo Sacchi dei primi anni 1990 e allo United che centrò il double nel 1993-94, la squadra che ha avuto su di me la maggior influenza di come credo il gioco deva essere giocato.
(Gary Neville)

 

Per noi juventini vincere in Europa ha sempre un sapore speciale, cresciuti come siamo con l’incubo di essere i padroni in casa e dei nessuno fuori.
(Linus)

 

Personalmente sono molto riconoscente alla Juventus. Quando andai dal medico l’ultima volta, lui mi parlò a lungo dello scudetto appena conquistato e del futuro roseo che l’attendeva. Ricordò le prodezze di Galderisi, la sicurezza di Scirea, l’eleganza di Bettega, la sapienza di Furino, l’aggressività di Gentile, le gesta di Tardelli, la dolcezza di Paolo Rossi. Insomma mi vasectomizzò senza che me ne accorgessi.
(Beppe Viola)

 

[«Se la Juve fosse un film, che genere sarebbe secondo te?»] Probabilmente un film d’avventura. Quel tipo di avventura che ti dà la carica e la motivazione, ti mantiene vivo e predisposto a fare sempre un passo in più. Se sei un club come la Juve, crei attese nei tifosi, per questo devi spingerti sempre oltre. Così si tagliano i grandi traguardi.
(Daniel Alves)

 

Qual è la prima cosa che ho percepito nello spogliatoio della Juventus? La mentalità del lavoro. Penso che è questa l’impressione che ho avuto. Qua si lavora tanto a 360 gradi, puntando sulla prestazione al massimo. Quindi è quella la mentalità che c’è in questo ambiente.
(Hernanes)

 

Qualunque sia la situazione sociale, storica, il ruolo della Juventus non può cambiare. Ruolo perennemente vincente, ruolo glorioso.
(Vladimiro Caminiti)

 

Quando abbiamo giocato per la prima volta la Champions League loro erano la squadra migliore, loro erano quelli che aspiravamo a essere.
(Ryan Giggs)

 

Quando è arrivato quel ladro di Moggi ho smesso di tifare per la Juventus… non ho cambiato squadra perché non si può cambiare squadra. Quando lo abbiamo cacciato ho ricominciato a tifare per loro, però adesso hanno ripreso il potere… Moggi è sempre a Torino, Giraudo accompagna Andrea Agnelli a fare tutti… tutti i giri… mi hanno raccontato… Quindi insomma mi sono strarotto e non tifo più Juve. (Marco Travaglio)

Quando ero all’Inter e ci fischiavano un rigore dubbio nessuno diceva niente, quando ero alla Juve scoppiava sempre un casino. (Christian Vieri)

Quando ero piccolo la rivalità con Torino era totalizzante. Una rivalità personificata anche – e soprattutto – dalla Juventus. L’insopportabile Juventus, la magnifica Juventus. Squadra di meridionali: ci sono più tifosi juventini al Sud che non a Torino, questo è certo.
(Roberto Saviano)

 

Quando indosso i colori bianconeri sento delle sensazioni positive, mi dà la carica e sento di voler sempre difendere questa squadra.
(Carlos Tévez)

 

[Nel 2009] Quando la Juve era gestita da Moggi non mi è mai piaciuta, l’ho detto pubblica­mente e ho avuto ragione, pur­troppo. Un club di rango non meritava la B. Ora con i nuovi dirigenti, soprattutto con Blanc, c’è molta cordialità e amicizia.
(Karl-Heinz Rummenigge)

 

Quando penso alla Juventus, questo mi riporta subito alla mente ricordi appassionati, che inducono a riflettere, del mio tempo al Manchester United durante la metà degli anni 1990, quando stavamo crescendo come squadra ed imparando tutto su come ottenere successo in Champions League. La Juventus era il punto di riferimento in virtù delle tre finali consecutive raggiunte dalla squadra di Marcello Lippi in quel periodo, e li abbiamo affrontati ben otto volte nel giro di sette anni. Ci siamo misurati contro di loro e considero ancora la squadra di Alessandro Del Piero, Zinedine Zidane, Alen Boksic e Didier Deschamps come la migliore che abbia mai affrontato. Avevano tutto quello che mi piacerebbe avere nella mia squadra.
(Gary Neville)

 

Quando sei la Juve del secondo o terzo posto non te ne fai nulla.
(David Trezeguet)

 

Quando si arriva alla Juventus, è la Juventus a sceglierti, e non viceversa.
(Wojciech Szczęsny)

 

Quando si dice «il giocatore viene preso dalla Juventus» significa anche caricarlo di risponsabilità. Quando si dice «la maglia della Juventus è pesante» significa capire che dietro quella maglia c’è una storia fatta di un palmarès ricco di successi e, quindi, questo giocatore deve essere uno degli interpreti per arrivare ancora a riportare ad ulteriori successi.
(Giuseppe Marotta)

 

Quando sono arrivato alla Juve, ero arrivato in un posto dove volevo essere, che non è una squadra di calcio, è un’azienda. È difficile avere nel mondo del calcio un approccio così. C’è la società, ci sono i ruoli. E chi non li rispetta o non si adegua deve subire le sanzioni dai superiori. A me questo tipo atteggiamento piace molto, perché tutti devono rispettare le regole.
(Hernanes)

 

Quando vinceva la Juve vinceva la storia.
(Mario Soldati)

 

Questa è una cosa che mi ha sorpreso tanto quando sono arrivato qui: alla Juventus non c’è nessuno nello spogliatoio che si sente più importante, neppure chi è stato campione del mondo ed è una leggenda del calcio. Qui vai a mangiare con tutti, parli con tutti, fanno una vita normale.
(Álvaro Morata)

 

 Quella che è sempre stata, un misto di arroganza, potere, di forza da tirare fuori sempre al momento giusto. Per decenni si sono crogiolati con la storia di non essere mai retrocessi ed invece era una balla colossale perché nel 1913 arrivarono ultimi nel loro girone, con appena una vittoria, un pareggio e ben otto sconfitte. Solo che guarda caso con un’abile opera diplomatica fecero in modo di abolire proprio in quell’anno le retrocessioni e pensare che ancora non erano arrivati gli Agnelli…
(Aldo Agroppi)

 

Quello dei soldatini è un marchio che ha sempre avuto la Juve e forse è anche vero. Però bisogna vedere che connotazione si dà alla cosa. Sicuramente la Juve crede sia giusto fare così per ottenere il massimo, per altri può essere un fatto negativo. Io, per esempio, non ho voluto fare il soldatino e sono andato via.
(Fabrizio Miccoli)

 

Quello della Juventus è stato il primo grande mito fuori del campo politico, sociale, ecc. che il Nord abbia offerto, oltre che a sé stesso, anche al Mezzogiorno: un tipo di mito attinente ai giusti e al costume di una moderna società di massa, per cui il Mezzogiorno era solito guardare fino allora alle cronache e al cinema americano.
(Giuseppe Galasso)

 

Qui alla Juve c’è un’unità di intenti difficile da spiegare. C’è e basta. La percepisci subito, al tuo arrivo.
(Stefano Sturaro)

 

Qui bisogna lottare sempre e quando sembra che tut­to sia perduto, crederci ancora, la Juve non si arren­de mai. (Omar Sívori)

 

Qui ho trovato una società speciale: ti viene spiegato che devi lavorare sempre, per l’obiettivo della vittoria, e anche per i tuoi compagni. Questa mentalità vincente, e il sacrificio per la squadra sono cose molto belle, perché vedo che tutti noi siamo pronti a dare una mano, a lavorare per il gruppo e il collettivo. (Juan Cuadrado)

 

Se è vero che il calcio è una trasposizione della religione o della politica e fa dunque riferiment
o comunque a una fede trascendente o laica che sia, la Juve è la religione più diffusa o il partito di maggioranza.
(Fabrizio Bocca)

 

[A Giampiero Boniperti] Se fossi venuto alla Juve quando dovevo, magari avrei avuto una vita privata più serena. (Diego Armando Maradona)

 

[Nel 1986] Se scriviamo Juventus, intendiamo la squadra di calcio sorta nel 1897 a Torino, città incubatrice delle sue grandi novità del costume italiano, dall’automobile al cinema al pallone. promotori, alcuni studenti del ginnasio D’Azeglio, classe terza e quarta. La società nacque su una panchina di corso Re Umberto (le panchine sono sempre cariche di destino, nelle vicende del calcio), luogo di riunione di questi ragazzi della buona borghesia torinese che, affascinati dell’esotico gioco appena importato dall’Inghilterra, racimolarono le sessanta lire, cifra vertiginosa, necessarie pe acquistare un pallone. Poi discussero sul nome da dare al club. I classicheggianti proposero un nome che fosse anche un blasone culturale.  per dare magggiore specificità alla ragione sociale, Sport Club, fu mutato in Football Club Juventus, e da quasi novant’anni questo latino ogni domenica riempe i cuori e le bocche di milioni di tifosi, e ne manda in bestia altrettanti, segno, direbbe l’autore del Cinque Maggio «d’inestinguibil odio e d’indomato amor».
(Cesare Marchi)

 

Se una squadra di calcio vince tutto per settant’anni e ha alle spalle un gigante industriale, non ha bisogno di chiedere dei favori perché tutti sono pronti a farglieli, si crea un tale incantamento che i tifosi, la gente comune se ne fa un’immagine diversa e migliore di quella reale, un’immagine superiore persino alla lotta di classe, con il Togliatti juventino, e il siciliano Anastasi diventato l’idolo degli operai piemontesi del Lingotto. Ma la fame dell’oro era già forte nella Juventus del quinquennio dei cinque campionati consecutivi vinti. Ricordo un allenatore austriaco, Sturmer, mi pare, che quando andai a Torino per fare un provino alla Juventus si informava del mio rapporto con il denaro, mi metteva in guardia dal diventare avido come il terzino Rava o come i sudamericani Monti e Cesarini, ma io non capivo di che parlasse: la Juventus per un ragazzo di provincia era un sogno, una riunione di tutte le virtù sportive e civili.
(Giorgio Bocca)

 

Senza Agnelli non può essere mai la Juve.
(Enrico Craveri)

 

Si consolava pensando che quando andava all’università, a Pisa, un suo amico siciliano, del quale tutto si poteva dire tranne che facesse distinzioni razziste, in un momento di ebrietas aveva tracciato «l’identikit del perfetto idiota»: e tra le altre caratteristiche fondamentali, che Massimo non ricordava, doveva essere ingegnere, juventino e calabrese.
(Marco Malvaldi)

 

Significa emozione, orgoglio, voglia di combattere, identificazione con una storia. La Juve si sceglie, non è la squadra del gonfalone, del municipio, della città. È un innamoramento che dura nel tempo.
(Pierluigi Battista)

 

Sono diventato juventino il primo giorno che sono arrivato a Torino, quando mi sono reso conto quanto la Juventus fosse odiata dal resto delle tifoserie d’Italia. Il loro odio io l’ho trasformato in amore per la Juventus. Contro tutto e tutti. Quella maglia era una corazza…
(Paolo Montero)

 

 

 

Il soprannome Bianconeri racchiuso tra le (allora) due stelle e stampato all’interno delle maglie juventine della stagione 2008-2009.

Striscioni

109 anni di trionfi e gioia, 1 anno di umiltà che vi renderà immortali. Grazie a tutti!

28 scudetti, 2 Coppe Campioni… in Italia ladri, in Europa coglioni.

C’è una stella in cielo che indica il cammino, forza Juve, vincere è il tuo destino.

La vostra tenacia e la nostra fedeltà sono 109 anni di storia che mai nessuno retrocederà.

Per un caldo Natale… brucia un gobbo.

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