Frutti di bosco-studio nutrizionale e benefici

Frutti di bosco

frutti di bosco sono una categoria di frutta che si sviluppa nel particolare clima umido del sottobosco.

Frutti di bosco: more, fragole e mirtillo americano.

I frutti di bosco sono:

Amarena (Prunus cerasus)

Ciliegio selvaggio (Prunus avium)

Fragola di bosco (Fragaria vesca)

Lampone (Rubus idaeus )

Ribes (Ribes sativum)

Gelso (Morus)

Mirtillo (Vaccinium)

Mora (Rubus ulmifolius )

Mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea)

Ossicocco, Mirto e Mortella (Vaccinium oxycoccos)

Ossicocco americano (Vaccinium macrocarpon)

Ribes nero (Ribes nigrum)

Uva spina (Ribes uva-crispa)

Sambuco nero (Sambucus nigra)

Bacca

Amarena (Prunus cerasus)

images-2L’amareno (Prunus cerasus L., 1753), detto anche Visciolo o Amarasco, è un albero o arbusto alto dai 2 agli 8 metri con chioma piramidale e foglie dalla lamina di 5-8 cm e picciolo più piccolo rispetto al ciliegio. È una tipica latifoglia nobile dei nostri boschi, avendo legno pregiato, frutti commestibili, anche negli esemplari selvatici, e ottima messa a seme

 

Caratteristiche

Il tronco è eretto e con corteccia liscia caratterizzata da striature orizzontali. Fiorisce poco prima del Pesco, solitamente in zone collinari o pianeggianti ciò si verifica intorno al mese di aprile, mentre in zone montane avviene più tardi, verso maggio-giugno. I fiori sono del diametro di 2-3 cm con petali bianchi, in piccole ombrelle di 2-4 elementi su peduncoli di 3-4 cm. I frutti sono retti da un peduncolo corto e sottile e hanno forma sferica di 10-15 mm. Sono di colore rosso vivo che scurisce con la maturazione. La buccia è sottile e racchiude una polpa molto succosa di sapore acido-amarognolo che si addolcisce a maturazione avanzata. Al centro del frutto vi è un nòcciolo di forma sferica e di colore chiaro che racchiude una mandorla dal sapore amarognolo.

 

Provenienza

L’origine è incerta. Per alcuni autori l’amareno proviene dall’Asia occidentale, dall’Europa dell’est o dal Medio Oriente, dalle regioni dell’Armenia e del Caucaso, altri lo considerano endemico dell’Europa centro-orientale, in quanto numerosi semi di ciliegio sono stati rinvenuti in siti preistorici centro-europei. Una leggenda narra che l’abbia portato in Italia un generale romano, Lucullo, conosciuto per la sfarzosità dei suoi banchetti. In alcuni antichi scritti si legge che Lucullo raccolse la pianta a Cerasonte, città dell’Asia Minore, e la trapiantò nei suoi giardini intorno al 65 a.C.. Oggi si rinviene spontanea nei boschi, sporadicamente fino a circa 1000 metri d’altezza.

 

Coltivazione

Si adatta facilmente ad ogni clima e non ha bisogno di particolari attenzioni, crescendo spesso anche in forma selvatica. Ama il sole, ma resiste anche alle basse temperature così come sopporta anche la siccità. Non ha particolari richieste per il terreno, cresce adattandosi a qualunque tipo.

 

Usi

frutti trovano largo uso in ambito culinario dove vengono usati per la produzione di sciroppi, marmellate, frutta candita e liquori come il vino di visciole. Sono molto ricchi di vitamina C e B. Anche le foglie trovano uso nella produzione di un liquore. Particolare è l’uso dei peduncoli dei frutti che vengono raccolti a piena maturazione e lasciati essiccare al sole. Hanno proprietà diuretiche e sono considerati un sedativo delle vie urinarie. Si utilizzano, quindi, come potente diuretico, come medicinale per cistite e per insufficienza renale. Il legno, pregiato come combustibile e per falegnameria, ha durame giallastro e alburno rosato venato di rosso, molto simile al ciliegio dolce.

 

Prunus avium

Prunus avium

Il ciliegio (Prunus avium  L., 1755) chiamato anche ciliegio degli uccelli o ciliegio selvatico è un albero appartenente alla famigliadelle Rosacee, originario dell’Europa (dalle Isole Britanniche[1] fino alla Russia, passando per Francia, Penisola Iberica, Italia, Germania fino a tutto l’est in zone montuose) e in alcune zone montane fredde dell’Asia minore (presente in scarsa misura con ecotipi leggermente differenti da quelli europei). In Italia è presente naturalmente dalle zone altocollinari sino a quelle montuose, talvolta al confine della zona tipica delle latifoglie, presentando una buona resistenza al freddo. Assieme al Prunus cerasus esso è una delle due specie di ciliegio selvatico che sono all’origine delle varietà di ciliegio coltivato che produce tipologie di ciliegie che vanno dal graffione bianco piemontese, al Durone nero di Vignola.

 

Descrizione

 

Ghiandola nettarifera sul picciolo caratteristica del Prunus avium.

Il genere Prunus è composto da numerose essenze che è difficile a volte differenziare. Il ciliegio si riconosce senza errore grazie a due o tre nettari (piccole ghiandole nettarifere rosse) situate alla base delle foglie caduche oblunghe, dentate e pubescenti al di sotto.

Si tratta di un albero deciduo che cresce dai 15 ai 32 m di altezza. Gli alberi giovani mostrano una forte dominanza apicale con un tronco dritto e una corona conica simmetrica, che diviene arrotondata ed irregolare negli alberi più vecchi. Vive circa 100 anni ed è molto esigente di luce.

La corteccia è levigata porpora-marrone con prominenti lenticelle orizzontali grigio-marrone negli alberi giovani, che diventano scure più spesse e fessurate negli alberi più vecchi.

Le foglie sono alternate, ovoidali acute semplici, lunghe 7-14 cm e larghe 4-7 cm, glabre di un verde pallido o brillante nella parte superiore, che varia finemente nella parte inferiore, hanno un margine serrato e una punta acuminata, con un picciololungo 2–3,5 cm che porta da due a cinque piccole ghiandole rosse. Anche la punta di ogni foglia porta delle ghiandole rosse. In autunno le foglie diventano arancioni, rosa o rosse prima di cadere.

I fiori bianchi peduncolati sono disposti in corimbi di due-sei assieme, ogni fiore pendente su di un peduncolo di 2–5 cm, del diametro di 2,5–3,5 cm, con cinque petali bianchi, stami gialli, ed un ovario supero; i fiori sono ermafroditi e vengono impollinati dalle api. La fioritura ha luogo all’inizio della primavera contemporaneamente alla produzione di nuove foglie.

Il frutto è una drupa carnosa (ciliegia) di 1–2 cm di diametro (più larga in alcune selezioni coltivate), di un rosso brillante fino ad un viola scuro quando matura a metà estate. Il frutto commestibile ha un gusto da dolce ad abbastanza astringente e amaro da mangiarsi fresco; esso contiene un singolo nocciolo lungo 8–12 mm, ampio 7–10 mm e spesso 6–8 mm, il semedentro al guscio è lungo 6–8 mm.

 

Coltivazione ed uso

Il ciliegio botanico ha origine del ciliegio coltivato; il ciliegio non ama i ristagni d’acqua, ma preferisce suoli non troppo secchi. Sopporta solo modeste potature di formazione, ed ancora più modeste potature di conduzione.

Il legno del ciliegio è di qualità ricercata per il valore commerciale, si tratta di un legno di colore bruno rosato da chiaro a giallastro, a volte usato per rimpiazzare legni preziosi come l’anacardo. È ricercato dall’industria mobiliera, sia in tronchi che in travi (mobili e sedie di stile). Questa utilizzazione esige degli alberi di bella conformazione. L’importanza di questa domanda per la falegnameria marginalizza le altre utilizzazioni del legno (scultura, tornitura). Di norma si preferisce per l’utilizzo come legno commerciale le varietà botaniche, coltivate a tale scopo.

Il ciliegio offre un legno avente delle buone proprietà meccaniche (resistenza alla compressione, trazione o flessione) e di buon aspetto; tuttavia, presenta la facilità di seccaggio, e può essere talvolta fibroso. Per la coltivazione da legno la messa a dimora dei piccoli astoni (albero di uno-due anni) va effettuata in autunno-inverno. La raccolta, invece, si effettua a fine primavera-inizio inverno.

 

Frutto

Paio di frutti che crescono dallo stesso stema.

Ciliegio selvatico

Il ciliegio selvatico ha costituito fonte di nutrimento per gli umani per alcune migliaia di anni. I gusci sono stati trovati in depositi archeologici appartenenti ad insediamenti dell’età del bronzo attraverso l’Europa, inclusa la Britannia. In un caso sono stati trovati macro fossili di ciliegio selvatico tra i detriti di un villaggio della prima era del bronzo e della media età del bronzo e nei resti di un villaggio di palafitte che si trovava sulla riva di un vecchio lago a Desenzano del Garda o Lonato, vicino alla riva sud del Lago di Garda. La data è stimata alla prima età del bronzo IA, datato al carbonio a 2077 a.C. ± 10. La foresta naturale a quel tempo era poco vasta.

Circa nel IX secolo a.C. le ciliegie venivano coltivate in Turchia e poco più tardi in Grecia.

Ciliegio dolce

Originato dal ciliegio selvatico, il ciliegio dolce è coltivato per il frutto: ciliegia, che nei secoli è stato differenziato in moltissime varietà.

La coltivazione del ciliegio dolce è diffusa in tutto il mondo, dove le condizioni climatiche la permettono, e costituisce il fornitore principale del frutto detto ciliegia. Delle altre specie simili al ciliegio dolce, solo le varietà derivate dal Prunus cerasus (amarena o ciliegia acida), costituiscono uno scomparto minoritario delle ciliegie commerciali; altre specie di ciliegie Prunus padus, ecc.., sono trascurabili per la produzione frutticola.

In seguito alle ibridazioni varietali subite dalla Specie botanica, il ciliegio dolce è suddivisibile ora in due categorie:

– ciliegi autofertili (che sono autosufficienti per la impollinazione, e quindi possono fruttificare anche da soli; ed eventualmente essere impollinatori per altri)

– ciliegi autosterili (che non sono autosufficienti, e che quindi necessitano di un secondo individuo vegetale (varietà) che li impollini. Esistono in commercio, ben noti, individui (varietà) di ambedue le categorie.

Alcune varietà coltivate sono sfuggite alle coltivazioni e si sono naturalizzate in altre regioni del mondo dove il clima temperato è favorevole, (sud ovest del Canada, il Giappone, la Nuova Zelanda, ed il nord est e nord ovest degli Stati Uniti).

Ornamentale

Il ciliegio è spesso coltivato come albero da fiore. A causa della dimensione dell’albero esso viene usato nei parchi e meno spesso come albero per le strade o per i giardini. La forma a doppia fioritura, Plena, è comunemente trovata, al posto della forma a fioritura singola[18].

Due ibridi interspecifici, P. x schmittii (P. avium x P. canescens) e P. x fontenesiana (P. avium x P. mahaleb) vengono usati anche ad uso ornamentale

Falegnameria

Il legno marrone-rosso, molto resistente, viene usato per fare mobili e strumenti musicali

Altri usi

La resina è aromatica e viene usata come aroma per le gomme da masticare.

L’industria farmaceutica usa il succo dei pedicelli dei frutti che ha proprietà astringente, antitossica e diuretica.

 

Avversità

Le principali malattie da funghi patogeni che attaccano il ciliegio sono il corineo, la cilindrosporiosi del ciliegio causata da Cylindrosporium padi, la moniliosi, il mal del piombo parassitario, i marciumi radicali da Armillariella mellea e Rosellinia necatrix. Gli insetti parassiti più importanti sono l’afide nero del ciliegio (Myzus cerasi), la cocciniglia bianca (Diaspis pentagona), la cocciniglia a virgola (Mytilococcus ulmi), la mosca delle ciliegie (Rhagoletis cerasi), la falena brumale (Operophthera brumata), le ricamatrici (Archips rosana e Archips podana) e il moscerino dei piccoli frutti (Drosophila suzukii); in alcune zone del sud riveste particolare importanza la cimicetta del mandorlo (Monosteira unicostata).

 

 

Fragaria vesca

Fragaria vesca
Fragaria vesca

La Fragaria vesca (fragola di bosco) è una pianta erbacea della famiglia delle rosacee. Spontanea nei sottoboschi italiani, è coltivata per i suoi frutti: piccole fragole dal profumo molto intenso. Si distingue dalle varietà ibride coltivate di Fragaria per il fatto che il frutto è piccolo e morbido (da cui il nome vesca che in latino significa molle). Secondo alcune fonti, il nome fragaria è indoeuropeo ed è connesso al sanscrito ghra, il cui significato è “fragranza”

 

 

 

Morfologia

Disegno di Otto Wilhelm Thomé

Le foglie riunite alla base in piccoli ciuffi, sono trifoglie e dentellate. I piccoli fiori bianchi da 4 a 6 petali fioriscono in tutto il periodo da aprile a luglio, talvolta le piante rifioriscono nuovamente in autunno. Il frutto è in realtà un falso-frutto, che sorregge i frutti propriamente detti che sono i semini di cui è cosparsa la superficie.

 

Habitat

Sottobosco, boschi radi, scarpate. Si trova quasi in tutta Europa.

 

Coltivazione

Preferisce un suolo fresco, piuttosto acido ed un’esposizione soleggiata o di mezz’ombra.

La riproduzione avviene per moltiplicazione vegetativa agamica.

I frutti possono esser raccolti non prima di 8 mesi dall’impianto. Inoltre sono di difficile conservazione e devono essere consumati o lavorati rapidamente.

Usi

Come erba medicinale la fragola di bosco può essere impiegata per alleviare disturbi gastrointestinali.

I principi attivi contenuti nella pianta sono olii essenziali, tannino e flavone.

Contiene buone dosi di vitamina C, di iodio, di ferro, di calcio, di fosforo. Da non sottovalutare la presenza, nel frutto, di acido salicilico. Le sono attribuite proprietà depurative e diuretiche. È indicata nelle infiammazioni del cavo orale.

Curiosità

I frutti della Fragaria vesca sono normalmente di colore rosso, ma sull’Aspromonte si trovano facilmente delle piante che producono frutti completamente bianchi.

 

Rubus idaeus

LamponeIl lampone (Rubus idaeus, L. 1753) è un arbusto della famiglia delle Rosaceae, il cui omonimo frutto, di colore rosso e sapore dolce-acidulo è molto apprezzato nelle preparazioni alimentari.

La fioritura avviene normalmente tra maggio e giugno mentre il frutto, composito, matura in tarda estate o inizio autunno. Cresce tipicamente negli spazi aperti all’interno di un bosco o colonizza opportunisticamente parti di bosco che sono stati oggetto di incendi o taglio del legno. È facilmente coltivabile nelle regioni temperate e ha una tendenza a diffondersi rapidamente. Il lampone è un aggregato di drupe.

 

Usi

Il lampone è normalmente utilizzato nella preparazione di confetture, sciroppi e gelatine.

Come erba medicinale il lampone può essere usato come diuretico e colagogo. L’infuso di foglie è utile contro la diarrea. L’estratto di foglie e gemme è consigliato negli ultimi mesi di gravidanza per tonificare i muscoli dell’utero e migliorare le contrazioni.

I principi attivi contenuti nella pianta sono i tannini, la vitamina C, il flavone e acidi organici.

 

Ribes L. è l’unico genere della famiglia delle Grossulariaceae

RibesDistribuzione

Il genere Ribes è diffuso in quasi tutta l’Europa e in gran parte del Nordamerica. È presente anche in tutta l’Asia a nord di una linea che collega il Caucaso al Giappone meridionale, in aree ristrette del Nordafrica e lungo le Ande fino alla Terra del Fuoco.

Sistematica

Secondo la classificazione APG riportata, p.es., in, le Grossulariacee appartengono all’ordine delle Sassifragali e in queste sono le più vicine, evolutivamente, alle Sassifragacee. Tutte le specie ascritte a questa famiglia (circa 150) sono raccolte nell’unico genere Ribes.

Il genere Ribes viene diviso da alcuni in diversi sottogeneri, e vi è anche qualcuno che promuove uno o più sottogeneri al rango di genere.

 

Specie

Segue un elenco non completo delle specie ascritte a questo genere:

 

Ribes aciculare Sm.

Ribes alpestris (Decne) A.Berger

Ribes alpinum L.

Ribes ambiguum Maxim.

Ribes americanum Mill.

Ribes aureum Pursh

Ribes bracteosum Douglas ex Hook.

Ribes burejense F.Schmidt

Ribes californicum Hook. & Arn.

Ribes cereum Douglas

Ribes ciliatum Humb. & Bonpl.

Ribes coloradense Cov.

Ribes curvatum Small

Ribes cynosbati L.

Ribes diacanthum Pall.

Ribes distans Jancz.

Ribes divaricatum Douglas

Ribes echinellum (Cov.) Rehder

Ribes emodense Rehder

Ribes fasciculatum Siebold & Zucc.

Ribes fragrans Pall.

Ribes gayanum (Spach) Steud.

Ribes giraldii Jancz.

Ribes glaciale Wallich

Ribes glandulosum Grauer ex Weber

Ribes glutinosum Benth.

Ribes grossularioides Maxim.

Ribes henryi Franch.

Ribes hirtellum Michx.

Ribes hudsonianum Richards

Ribes indecorum Eastw.

Ribes inebrians Lindl.

Ribes inerme Rydb.

Ribes irriguum Douglas

Ribes japonicum Maxim.

Ribes lacustre (Pers.) Poir.

Ribes lasianthum Greene

Ribes laurifolium Jancz.

Ribes laxiflorum Pursh

Ribes leptanthum A.Gray

Ribes lobbii A.Gray

Ribes longeracemosum Franch.

Ribes luridum Hook. & Thoms.

Ribes malvaceum Sm.

Ribes mandschuricum (Maxim.) Komarov

Ribes maximowiczii Batal.

Ribes menziesii Pursh

Ribes meyeri Maxim.

Ribes missouriense Nutt.

Ribes montigenum McClat.

Ribes moupinense Franch.

Ribes multiflorum Kit.

Ribes nevadense Kellogg

Ribes nigrum L.

Ribes niveum Lindl.

Ribes odoratum H.L.Wendl.

Ribes orientale Desf.

Ribes oxyacanthoides L.

Ribes petiolare Fisch.

Ribes petraeum Wulf.

Ribes pinetorum Greene

Ribes procumbens Pall.

Ribes pulchellum Turcz.

Ribes quercetorum Greene

Ribes roezlii Reg.

Ribes rotundifolium Michx.

Ribes rubrum L.

Ribes sanguineum Pursh

Ribes sardoum Martelli

Ribes setosum Lindl.

Ribes silvestre (Lam.) Mert. & Koch (sin. R. sativum)

Ribes speciosum Pursh

Ribes spicatum Robson

Ribes stenocarpum Maxim.

Ribes tenue Jancz.

Ribes triste Pall.

Ribes ussuriense Jancz.

Ribes uva-crispa L. (sin. R. grossularia)

Ribes viburnifolium A.Gray

Ribes vilmorinii Jancz.

Ribes viscosissimum Pursh

Ribes warszewiczii Jancz.

Ribes wolfii Rothr.

Alcuni studiosi, p.es. ITIS/Species 2000, preferiscono inserire le Grossulariacee nell’ordine delle Rosali.

Inoltre, alcuni preferiscono includere nelle Grossulariacee anche i generi Itea e Escallonia, che APG attribuisce rispettivamente alle due piccole famiglie delle Iteacee e delle Escalloniacee.

Usi terapeutici

È consigliato per aumentare la resistenza dei capillari e per diminuirne la permeabilità. I suoi frutti sono ricchi di flavonoidi, antociani e vitamina C

 

 

 

Il gelso
Il gelso

Il gelso (Morus L.) è un genere di piante della famiglia delle Moracee originario dell’Asia, ma anche diffuso, allo stato naturale, in Africa e in Nord America. Comprende alberi o arbusti di taglia media.

Le foglie sono caduche, alterne, di forma ovale o a base cordata con margine dentato. Le principali specie conosciute e rinvenibili in Italia e in Europa sono il Gelso bianco (Morus alba) e il Gelso nero (Morus nigra).

Il gelso fu scoperto da Marco Polo nel 1271 in Cina, dove egli si era recato per conoscere l’Oriente e per stabilire rapporti amichevoli con il Gran Khan.

 

 

 

Usi

Le specie del genere Morus vengono coltivate per diversi scopi:

I frutti (more nere e more bianche) sono eduli.

Le foglie sono utilizzate in bachicoltura come alimento base per l’allevamento dei bachi da seta.

Come piante ornamentali.

Per ricavarne legname da lavoro, buona legna da ardere e per ricavarne pertiche flessibili e vimini per la fabbricazione di cesti.

 

 

UnknownVaccinium è un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Ericacee, i cui frutti sono comunemente noti come mirtilli.

 

 

 

Descrizione

Mirtillo in fiore. Notare l’aspetto dei fiori, tipico delle Ericacee

I mirtilli sono piccoli arbusti. Il gigante tra i mirtilli, il Vaccinium arboreum del Nordamerica, è un piccolo albero, che può arrivare a 9 m. Altri mirtilli sono arbusti che superano il metro, mentre molti (tutti quelli presenti in Italia) sono di piccole dimensioni o addirittura striscianti.

Il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) fiorisce in maggio e fruttifica in luglio-agosto, ha foglie ovali e frutti bluastri, che si consumano freschi o trasformati in marmellata. Il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) ha foglie coriacee sempreverdi, con fiori bianchi o rosa, riuniti in grappoli terminali; produce bacche rosse commestibili ma amarognole, anch’esse adatte ad essere trasformate in marmellata.

I fiori hanno una forma tipica a orcio rovesciato, con petali saldati tra loro. Questa forma è comune a tutte le Ericaceae.

I frutti hanno l’aspetto di bacche, ma in realtà sono false bacche, come le banane e i cocomeri, perché si originano – oltre che dall’ovario – da sepali, petali e stami.

 

Usi

Uso alimentare

Mirtillo nero.

Molte specie di mirtilli producono bacche commestibili, più o meno aspre secondo la specie e il grado di maturazione. Tra le altre, citiamo il mirtillo nero (il più usato) e il mirtillo rosso.

Il mirtillo, in generale, contiene discrete quantità di acidi organici (citrico, malico, etc.), zuccheri, pectine, tannini, mirtillina (glucoside colorante), antocianine, vitamine A e C e, in quantità minore, vitamina B. Si sottolinea l’influenza favorevole delle antocianine sui capillari della retina e su tutti gli altri capillari in generale.

Il succo di mirtillo è consumato sempre di più per via delle sue proprietà benefiche.

Usi officinali

Alcune sostanze presenti nel mirtillo sono considerate utili per la circolazione sanguigna, tant’è che numerosi farmaci indicati nelle situazioni di fragilità capillare o per problemi vascolari sono a base di mirtillina.

Sono inoltre indicati per gli occhi (miopia e retinopatia), contro l’affaticamento visivo notturno e contro il diabete.Il frutto è indicato, inoltre, come antisettico urinario e, soprattutto se essiccato, ha proprietà astringenti e può essere utilizzato come antidiarroico.Contiene le seguenti antocianine: cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, irsutidina e petunidina.

 

Rubus ulmifolius

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Il rovo (Rubus ulmifoliusSchott, 1818) è una pianta spinosa appartenente alla famiglia delle Rosaceae.

Descrizione

Si presenta come pianta arbustiva perenne, sarmentosa con fusti aerei a sezione pentagonale lunghi fino a 6 metri ed anche più, provvisti di spine arcuate.

È una semicaducifoglia, infatti molte foglie permangono durante l’inverno.

Le foglie sono imparipennate, variabilmente costituite da 3-5 foglioline a margine seghettato di colore verde scuro, ellittiche o obovate e bruscamente acuminate, pagina superiore glabra e pagina inferiore tomentosa con peli bianchi.

I fiori bianchi o rosa, sono composti da cinque petali e cinque sepali. Sono raggruppati in racemi a formare infiorescenze di forma oblunga o piramidale. Il colore dei petali varia da esemplare a esemplare con dimensioni comprese tra i 10 e 15 mm. La fioritura compare al principio dell’estate.

Il frutto commestibile è composto da numerose piccole drupe, verdi al principio, poi rosse e infine nerastre a maturità (mora), derivanti ognuna da carpelli separati ma facenti parte di uno stesso gineceo. In Italia il frutto è maturo in agosto e settembre; il gusto è variabile da dolce ad acidulo.

La moltiplicazione della pianta avviene per propaggine apicale o talea.

Distribuzione e habitat

Rubus ulmifolius in Europa

Il suo areale comprende quasi tutta l’Europa, il Nordafrica ed il sud dell’Asia. È stata introdotta anche in America e Oceania.

La pianta è indicativa di terreni profondi e leggermente umidi. La riproduzione è sessuale attraverso i semi contenuti nelle drupe, ma anche vegetativa attraverso l’interramento di rami che danno origine ad una pianta nuova.

È considerata una infestante in quanto tende a diffondere rapidamente e si eradica con difficoltà. Né il taglio né l’incendio risultano efficaci. Anche gli erbicidi danno scarsi risultati. Poiché è una pianta eliofila, tollera poco l’ombra degli altri alberi, pertanto si riscontra ai margini dei boschi e lungo i sentieri, nelle siepi e nelle macchie.

Spesso nei boschi i rovi formano delle vere barriere intransitabili. Specialmente in associazione con la vitalba, essi possono creare dei grovigli inestricabili spesso a danno della vegetazione arborea che viene in pratica aggredita e soffocata. Tali situazioni sono quasi sempre l’espressione di un degrado boschivo.

 

Usi

La pianta è utilizzata per delimitare proprietà e poderi con funzione principale difensiva. Altre funzioni delle siepi a rovo sono nella fornitura di nettare per la produzione del miele (in Spagna), nella associazione di specie antagoniste di parassiti delle colture (ad esempio le viticole), nella formazione di corridoi ecologici per specie animali.

Il frutto, annoverato tra i cosiddetti frutti di bosco, ha discrete proprietà nutrizionali con marcata presenza di vitamine C e A. Cento grammi di more fresche contengono infatti 52 kcal, 0,7 gr di proteine, 0,4 gr di lipidi, 12,8 gr di glucidi, 32 mg di calcio, 0,6 mg di ferro, 6.5 er (equivalente in retinolo) di vitamina A, 21 mg di vitamina C. Presenta indicazioni in erboristeria per le sue proprietà astringenti e lassative.

Si tratta di un frutto delicato che mal si presta a lunghe conservazioni. È commercializzato per scopi alimentari al naturale e come guarnizione di dolci, yogurt e gelati, oppure nella confezione di marmellate, gelatine, sciroppi, vino e acquavite (ratafià).

Nell’uso popolare, i giovani germogli, raccolti in primavera, sono ottimi lessati brevemente e consumati con olio, sale e limone al pari di molte altre erbe selvatiche primaverili.

I germogli primaverili, colti quando il sole è alto, lavati e lasciati a macerare in una brocca di acqua fredda tutta la notte, danno una deliziosa e aromatica acqua depurativa, tradizionalmente usata per favorire le funzioni intestinali e depurare l’organismo dalle tossine accumulate durante l’inverno.

 

Nutrienti nei frutti

Le more presentano un contenuto nutrizionale significativo in termini di fibra alimentare, vitamina C, vitamina K, acido folico – una vitamina B, e il minerale essenziale manganese (tabella).

Nutrienti nelle more fresche crude
Nutrienti Valori per 100 grammi  % Dose giornaliera
Energia 43 kcal
Fibre alimentari totali 5.3 g 21%
Zuccheri totali 4.9 g
Calcio, Ca 29 mg 3%
Magnesio, Mg 20 mg 5%
Manganese, Mn 0.6 mg 32%
Rame, Cu 0.2 mg 8%
Potassio, K 162 mg 5%
Sodio, Na 1 mg 0%
Vitamina C, acido ascorbico totale 21 mg 35%
Vitamina A, IU 214 IU 4%
Vitamina K, µg 20 µg 25%
Acido folico, µg 36 µg 9%
Carotene, beta 128 µg ne
Luteina + zeaxantina 118 µg ne

 
 

Nutrienti nei semi

Le more rappresentano un’eccezione tra le altre bacche (più propriamente drupe) della specie Rubus per via dei semi grandi e numerosi, non sempre apprezzati dai consumatori. Essi contengono grandi quantità di acidi grassi omega-3 (acido alfalinolenico) e omega-6 (acido linoleico), proteine, fibra alimentare, carotenoidi, ellagitannini e acido ellagico.

 

Farmacognosia

Dalla parte aerea di Rubus ulmifolius sono stati isolati 3 nuovi antroni: rubantrone A, B e C. Il rubantrone A ha mostrato di possedere attività antimicrobica verso Staphylococcus aureus

 

Vaccinium vitis-idaea

mirtili
 Il Vaccinium vitis-idaeale (noto anche con il nome comune mirtillo rosso) è un piccolo arbusto sempreverde della famiglia delle Ericaceae. I frutti, di colore rosso come indicato dal nome comune, sono commestibili. Da notare che non si tratta del Vaccinium macrocarpon (ossicocco o cranberry in inglese) con cui viene spesso confuso.

L’habitat originario della specie è quello delle foreste circumboreali dell’Eurasia settentrionale e del Nord America, e si estende dall’area temperata fino ai climi subartici.

La pianta si presenta in forma di cespugli polloniferi semilignei, con fusto perenne e steli striscianti a sviluppo orizzontale (stoloni), lunghi fino a 2 metri. Nelle aree paludose danno origine a fitti intrecci di tralci e radici. Le foglie sono piccole e ovali, di colore verde brillante nella pagina superiore, più pallido nella pagina inferiore. I getti verticali (5-8 cm) che si sviluppano dalle gemme sugli stoloni, possono essere vegetativi o dare origine al frutto.

I fiori sono bianco-rosati, a forma di campanula, rivolti verso il suolo. Sono formati da 4 petali ricurvati all’indietro e possono trovarsi singoli o a piccoli grappoli. Fioriscono nella seconda metà dell’estate.

I frutti sono bacche tonde, di 0,5-1 cm di diametro, la buccia è lucida e dura, di colore rosso brillante che con la maturazione volge al rosso scuro. La polpa è densa, ricca di semi, di gusto acidulo e astringente per l’elevato contenuto di tannini, che conferiscono al mirtillo proprietà antiossidanti.

Oltre che nell’industria alimentare, la bacca viene utilizzata nell’industria cosmetica sotto forma di saponi, profumi, creme, e nell’industria farmaceutica che sfrutta le proprietà antiossidanti e antibatteriche dei suoi componenti.

 

Oxycoccus

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Con ossicocco, ossia mortella di palude si indicano le piante appartenenti al genereVaccinium, sottogenere Oxycoccussebbene alcuni autori considerino Oxycoccus un genere a sé stante. La specie più comune in Europa è il Vaccinium oxycoccus, ma il Vaccinium macrocarpon, d’origine americana, è quello più commercializzato.

Secondo l’Economic Research Service del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti, i maggiori produttori di ossicocco sono il Wisconsin (circa metà della produzione totale) ed il Massachusetts (un terzo). Altri paesi produttori sono il Canada, il Cile ed alcuni paesi dell’Europa orientale.

Areale delle specie di Oxycoocus: in rosso l’ossicocco comune, in arancione l’ossicocco minore e in verde l’ossicocco americano

È utilizzato nella prevenzione e cura della Infezione delle vie urinarie, soprattutto nelle donne (se si tratta di cistiti ricorrenti o trattate prima con antibiotici: nel lungo termine, con dosi che negli studi variano da 50 a 500 mg/die protratte da 4 a 12 mesi). La sua efficacia è stata attribuita al rilascio di acido ippurico, che acidificava le urine con una presunta funzione batteriostatica: tuttavia, altri alimenti davano alle urine acidità superiore senza effetti sulle infezioni.
Nuovi studi hanno dimostrato che la mortella di palude ha un’attività antiadesione verso i batteri uropatogeni: “occupa” nell’epitelio delle cellule i recettori (altrimenti) leganti i cloni di Esterichia Coli e di altri batteri gram-negativi, infettivi per le vie urinarie.

Gli ossicocchi sono ricchi di calcio e ossalati, che sono una frequente causa di calcoli renali.

Prodotti a base di ossicocco

Oltre ai frutti freschi, i succhi, o i frutti secchi a scopo alimentare, in vari Paesi vengono venduti molti prodotti a base di ossicocco per i suoi effetti sulla salute. Nei paesi dell’Europa centro-orientale (ad esempio in Polonia, dove prende il nome di żurawina) si possono comprare nelle comuni farmacie sciroppi o succhi concentrati (dal sapore molto acido), integratori alimentari a base di questo frutto o di altre parti della pianta, tisane; gli infusi talvolta possono essere trovati anche nei normali negozi (spesso mescolati con altre piante), più facilmente che in Italia.

Curiosità

Il gruppo musicale The Cranberries prende il nome da questo frutto, in inglese è chiamato appunto cranberry.

 

 

Ribes nigrum

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Il Ribes nigrum (comunemente detto ribes nero, talvolta cassis) è una pianta della famiglia delle Grossulariaceae.

Oltre al ribes nero, esiste anche il ribes rosso.

 

Descrizione

È un arbusto originario delle zone montuose dell’Eurasia, alto fino a 2 metri con fogliame deciduo e fusti ramosi. La corteccia è liscia, da chiara a rossastra nei fusti giovani, mentre diviene scura nei fusti vecchi. Le foglie sono grandi, piane, picciolate, con tre – cinque lobi, apice acuto e margine dentato. La pagina inferiore, coperta da un leggero tomento, è ricca di ghiandole giallastre dalle quali emana un caratteristico odore. I fiori appaiono in primavera, raccolti in racemi pendenti, sono pentameri, di colore verde-biancastro, poco appariscenti. I frutti, delle bacche nere globose ricche di semi con all’apice le vestigia del fiore, compaiono in agosto-settembre. Si differenzia molto dal ribes rosso per il colore, l’aroma e sapore e destinazione dei frutti. Le foglie, le gemme ed i frutti sono intensamente profumati per la presenza di ghiandole contenenti oli essenziali.

 

Usi

Alimentari

È alla base della Crème de cassis (cassis è il nome francese del ribes nero), un liquore a 20 % vol con cui si prepara il kir, con l’aggiunta di vino bianco.

Terapeutici

Viene utilizzato in fitoterapia e gemmoterapia per stimolare le ghiandole surrenali a produrre cortisolo, un cortisone endogeno che aiuta l’organismo a reagire alle infiammazioni. Utilizzato anche per malattie cutanee (eczema e psoriasi). Il cortisolo genera una reazione essenziale ad ogni tipo di stress o lesione. Stimola la conversione di proteine in energia e elimina le infiammazioni, inibisce inoltre temporaneamente l’azione del sistema immunitario

 

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Ribes uva-crispa

L’uva spina (Ribes uva-crispa) è una pianta della famiglia Grossulariaceae.

Descrizione

L’uva spina è un arbusto spinoso a rami intricati, alto 50-150 cm. La sua forma biologica è NP – nano-fanerofita, cioè pianta legnosa con gemme perennanti poste tra 20 cm e 2 m dal suolo.

Ha foglie lobate, senza stipole, di pelosità variabile.

I fiori, solitari o a racemo di 2-3 fiori, hanno un breve peduncolo. Il calice è formato da cinque sepali giallo-verdi, gialli o porporini, di 5-7 mm. La corolla è formata da cinque petali minori dei sepali, alternati ad essi. Il fiore ha 5 stami epipetali (disposti in corrispondenza dei petali). L’ovario è infero, con uno stilo bifido.

Il frutto è una bacca con numerosi semi, di dimensione e pelosità variabile.

Usi

Il frutto è commestibile e aromatico, la pianta viene coltivata soprattutto nell’Europa centrale e, in parte, anche in Italia.

WSY0035905_4165Il sambuco comune (Sambucus nigra L.) è una pianta angiosperma dicotiledone legnosa a foglie decidue. È una specie molto diffusa in Italia soprattutto negli ambienti ruderali (lungo le linee ferroviarie, parchi, ecc.), boschi umidi e rive di corsi d’acqua.

 

Usi Medicinale

bacche di Sambucus nigra L.

Il sambuco presenta proprietà medicinali-erboristiche riscontrabili nei frutti e nei fiori. Tutto il resto della pianta (semi compresi) è velenoso poiché contiene il glicoside sambunigrina (C14H17NO6, Numero CAS 99-19-4)). Estratti da corteccia, foglie, fiori, frutti e radici erano usati nel trattamento di bronchiti, tosse, infezioni del sistema respiratorio superiore e febbre. Un piccolo (N=60) trial clinico pubblicato nel 2004 ha mostrato una riduzione della durata e della gravità dei sintomi para-influenzali in pazienti che assumevano un estratto di sambuco

 

Altro

Viene usato come aroma nel pane per fare il “pane col sambuco”

Con i fiori è possibile fare uno sciroppo, da diluire poi con acqua, ottenendo una bevanda dissetante, che è molto usata in Tirolo e nei paesi nordici. La si può anche far fermentare, ottenendo così una specie di spumante.Lo sciroppo entra anche nella preparazione di cocktail, come l’Hugo.

Le bacche sono eduli solo dopo cottura e vengono impiegate per gelatine e marmellate, di cui non abusare, a causa delle proprietà lassative. Le bacche vengono utilizzate anche per minestre dolci, come la Fliederbeersuppe del nord della Germania.

La pianta viene utilizzata anche a scopo ornamentale, mentre dal tronco si ricava un legno duro e compatto, utilizzato come combustibile e per lavori al tornio; il legno dei giovani rami al contrario è tenero e fragile e non trova applicazioni pratiche.

Le bacche e il loro succo, fresco o fermentato, sono usati per produrre inchiostri che, a seconda della specie, delle condizioni della pianta e della ricetta, possono apparire blu, blu/nero, marrone, lilla, rosso.

 

 

 

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