IL GIUSTO CONFINE

Universo-nelliride

Che cosa sia un’immersione in superficie è già stato detto: vedere oltre le linee dell’altro, senza bisogno di andare oltre quelle linee. Cogliere uno spazio, senza entrarci o dissacrarlo con i propri passi. Semplicemente sentire in silenzio.

 

Ma cosa accade quando si legge ciò che l’altro non ha ancora letto?

Come dire: “vedo un cumulo di cenere in una stanza che non è la mia, ma di qualcun altro, che continua a non vedere che quella cenere è proprio lì, dentro il suo spazio.”

Tu la vedi, vedi la cenere.

E ti chiedi “che fare? Parlare o non svelare?”.

 

Ecco che allora rientri con gli occhi dentro il tuo confine, per guardare da lontano l’altro spazio, dove è confinata la cenere. Sai che la cenere non è sana per lui, sai che continuerà a respirarla pensando che sia solo aria del suo spazio, sai che non gli appartiene perché non sa neanche di averla.

Non rifletti se l’altro sia pronto ad essere aiutato.

E ti chiedi “che fare? Parlare o non svelare?”

Nella maggior parte dei casi, non riesci a non parlare. La vedi là, vuoi solo che sia rimossa per il bene dell’altro, non pensi al fatto che l’altro possa negare. E sveli. Sveli e vieni negato. Vengono negati il tuo aiuto, le tue parole e persino l’esistenza della cenere.

Nel primo passaggio finisci con l’essere negato, insieme alla cenere.

E l’unica cosa che puoi fare è restare nel tuo spazio, senza consentire che l’altro lo violi a sua volta, a causa della rabbia per la violazione sentita.

Se riesci a rientrare nei tuoi confini e a tenere a bada la foga dell’altro, hai superato il secondo passaggio.

Sei ancora a te.

A quel punto l’altro rientrerà nel proprio spazio, dove è rimasta la cenere. Si aprirà il terzo passaggio. Finita la rabbia e prosciugata l’incomprensione, inizierà a guardarsi intorno. Avrà due possibilità: stare fermo e continuare a respirare la cenere come fosse aria o avvicinarsi alla cenere e dirsi che aria non era.  A prescindere dalla decisione che prenderà, lo avrai messo davanti ad una scelta.

 

E’ così che funziona.

Possiamo indurre a scegliere, ma non a cosa scegliere.

La scelta spetta all’altro.

A noi spetta metterlo davanti alla sua scelta.

 

E’ questo il giusto confine: aiutare ma non salvare, rischiare ma senza  farsi male.

 

Le immersioni in superficie fanno vedere oltre il confine, è vero.

Ma proiettano anche chi si immerge in uno spazio che non è il proprio.

 

Allora bisogna essere attenti ai guardiani e pronti a indietreggiare in caso di allarme, accontentandosi di aver lasciato anche solo una traccia.

Non perdete mai il giusto confine del vostro rientro in voi stessi.

 

“Ci sono avvenimenti di cui la maggior parte di noi esita a parlare perché non si conformano alla realtà quotidiana e sfidano ogni spiegazione razionale. Non sono eventi esterni particolari, ma  accadimenti delle nostre vite interiori, respinti come creazioni della fantasia ed esclusi dalla memoria. 

D’improvviso, la percezione della realtà subisce una trasformazione stupefacente o allarmante ma comunque insolita. Il mondo ci appare in una nuova luce, assume un significato particolare. Esperienze del genere possono essere leggere e fugaci, come un soffio d’aria. Oppure fissarsi profondamente nelle nostre menti.”

Ernst Jünger 

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