La Bella Otero

La_Belle_Otero_by_ReutlingerCarolina Otero, nome d’arte di Agustina Otero Iglesias, celebre come La Bella Otero (La Belle Otero) (Valga, 4 novembre 1868 – Nizza, 10 aprile 1965), è stata una ballerina, attrice e cortigiana spagnola.

Nacque in una famiglia povera e di modesta condizione sociale a Pontevedra in Galizia, ma si trasferì ancora bambina, assieme ai familiari, a Santiago de Compostela dove iniziò a lavorare come domestica. Subì – a quanto rivelò in seguito – uno stupro all’età di 10 anni che la rese sterile, e a quattordici anni se ne andò di casa assieme al suo ragazzo e compagno di danza, Paco, per lavorare come cantante e ballerina a Lisbona.

Debuttò nel cabaret nel 1888 a Barcellona, trasferendosi subito dopo in Francia, dapprima a Marsiglia, e poi a Parigi dove divenne una stella delle Folies Bergère.

 

 

 

 

Una vita da cortigianabelle-otero-2-f

In pochi anni diventò una delle donne più celebri dell’intero continente, la ricercata etera e amante di molti uomini potenti e in vista dell’epoca, come il principe Alberto I di Monaco, il re Edoardo VII del Regno Unito, i reali di Serbia e di Spagna, i granduchi di Russia, Pietro e Nicola Nikolaevič, o il celebre scrittore Gabriele D’Annunzio.

Nel 1890 fu protagonista di una trionfale tournée negli Stati Uniti e, di ritorno a Parigi due anni dopo era ormai la star indiscussa dei palcoscenici; si presentava in scena con abiti sontuosi e gioielli che ne risaltavano le forme a sostegno della sua fama di donna conturbante e fatale. Uno dei suoi più celebri costumi di scena prevedeva che le fossero incollate delle gemme preziose sul seno, e si disse anche che le cupole dell’Hotel Carlton di Cannes, costruito nel 1912, fossero state modellate sulla forma dei suoi seni (Hahn, 2003).

La prima stella del cinema

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Nell’agosto 1898, a San Pietroburgo, l’operatore cinematografico francese Félix Mesguich (che lavorava per la compagnia dei Fratelli Lumière) filmò uno spezzone di un minuto che mostrava un numero di danza della Otero (sulle note del “Valse Brillante”), facendo di lei probabilmente «la prima stella della storia del cinema». Nel filmato compariva anche un ufficiale dell’esercito zarista, e quando venne proiettato al music-hall Aquarium, lo scandalo fu tale che Mesguich venne espulso dalla Russia.

Divenne molto amica della scrittrice Colette e della celebre ballerina della Belle Époque, Liane de Pougy, con la quale entrò in rivalità.

Terminata la prima guerra mondiale, la Otero si ritirò dalle scene, acquistò una proprietà con una sontuosa abitazione per un cifra equivalente a circa 15 milioni di dollari. L’attrice aveva accumulato negli anni, infatti, una cospicua fortuna che ammontava a circa 25 milioni di dollari, ma che consumò negli anni per sostenere uno stile di vista sofisticato e costoso. Morì in uno stato di estrema povertà a Nizza, in Francia, nel 1965 all’età di 97 anni.

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.Jean Chalon, biografo di alcune personalità importanti di quel mondo o demi-monde parigino che partendo dalla “Belle Époque” attraversa i decenni e due guerre mondiali, ci dà con la vita di Liane de Pougy tante piccole fotografie, dove la messa a fuoco non sempre convince e il ritratto, o meglio i ritratti hanno poca profondità, come se la densità di certi vissuti avesse come unico contraltare l’omolatria da opporre al cicaleccio dei pettegolezzi del tempo che fu. Pettegolezzi che Chalon non sottace, ma senza dire cosa significarono e cosa celavano. Se le parole sono materia concreta e lo sono, i segreti, silenzi e bugie che nascondono, ce lo ha ben spiegato Adrienne Rich, non sono la parte meno importante di quello che viene detto o leggiamo.

Sia chiaro, il libro in sé è godibile, ma si intuiscono solo mezze verità, quello che una biografia dovrebbe scavare risulta appena sfiorato e c’è una semplificazione che Chalon sembra perseguire, forse per rendere accessibile il personaggio a lettori curiosi, ma non armati.

Liane de Pougy, vero nome Anne-Marie Chassaigne, attraversa le pagine della biografia come le fanciulle in fiore di Proust, una Albertine dai tanti segreti, ma vista di scorcio, fuggitiva e tesa a preservare una bellezza che diviene quasi un fine. Fu la più famosa cortigiana della “Belle Époque”, infanzia poverissima, qualche ascendenza nella nobiltà di provincia, matrimonio e un figlio che la lasciano insoddisfatta rendendola audace nella prima delle sue fughe, quella a Parigi.
La sua infanzia, che vede già alcune passioni per le donne, un’amica di famiglia, l’acrobata di un circo di passaggio, il collegio e le compagne di studio, Chalon la racconta con leggerezza mirabile, ma prepara l’entrata all’amante bisessuale che sconvolgerà il demi-monde negli anni 90 del XIX secolo.
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Liane nasce nel 1869 e rimane legata al suo tempo, che rimpiangerà sempre, pur avendolo scandalizzato e per certi versi precorso. Se l’amore, in primis per la madre, di cui scorge la fatica nella miseria e il sacrificio come donna, e poi per la vita in collegio e le amiche adolescenti la accompagnano a lungo, nelle sue scelte future non è da sottovalutare il ruolo che ebbe la cultura. Tutte queste cose la preparano infatti al grande rifiuto della vita coniugale infelice e anonima, anche se sarà qualcosa di più tenace a guidarne i passi. I suoi diari, pubblicati postumi nel 1977 ne rischiarano in parte la personalità, ma si ha l’impressione che l’essenziale sia tra le righe. Chalon lo rileva varie volte, i passi riportati e altri non riportati, alcuni decisamente scandalosi, aprono domande più che dare certezze.

La “Belle Époque” si caratterizzò per uno scoppio di vitalità e libertinaggio poco comuni. Ne fecero tesoro le “grandi orizzontali” discendenti dirette di quella “signora delle camelie” che Dumas figlio aveva dipinto nel suo romanzo qualche decennio prima. Del resto, Liane de Pougy, avrà in Valtesse de La Bigne, consigliera e amica, nonché amante, la persona capace di introdurla alla vita di cortigiana e agli affari. Valtesse, ritratta da Manet e amica particolare di Napoleone III coccolerà a lungo Liane, che coccole cercherà sempre, dando loro, più in là, lo spazio dei pomeriggi con le amiche per le piccole tenerezze.

Gli inizi sono duri, poche le tracce nei diari, ma significative. Liane, bellissima, si fa notare presto, ma nulla è regalato e lei diventa di ferro, una dura insomma, e lo scrive, ne fa un suo proposito. Non deve lasciarsi commuovere. Il suo è un lavoro tremendo, il letto è “la pagnotta”. Capisce ben presto che le perversioni sessuali portano molto denaro, basta saperci fare. Si specializza, ad uso di uomini potenti e ricchi e a volte per certe annoiate signore, in sadismo o per dirla come allora, in piaceri vergognosi che la rendono ricchissima. A Pietroburgo, con il principe Miatlef, ha uno dei suoi più grandi “successi”. Avrà in regalo un milione mezzo di gioielli, perché le piccole torture rendono e il S&M, in ogni tempo, ha i suoi devoti. Liane disprezza gli uomini, ama le donne e non lo nasconde del tutto, ma sempre lascia spazio all’ambiguità. Una sua relazione con Emilienne D’Alençon finisce in pasto alla stampa che annuncia “faranno un bambino”. Ironia e veleni si sprecano, ma la cortigiana piace, ha uno scrittore amico che la ritrae, è Jean Lorrain che per la sua rubrica “Pall Mall” su l’Echo de Paris ne segue passo per passo la carriera e la dipinge come una moderna eroina perché se rovina banchieri e uomini d’affari in fondo compie una vendetta essendo questi dei ladri, dei corrotti. Nel 1894 Henry Meilhac, poi accademico di Francia, pagherà 80.000 franchi solo per ammirala nuda. Nascono leggende, ma le leggende non dicono la depressione, l’uso di droghe, il senso di solitudine. Non ci dice molto nemmeno Chalon che cita qualche appunto del diario per capire i primi difficili due anni, quelli della gavetta.

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liane-de-pougy-BnF. Gallica

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Al Bois de Boulogne un giorno del 1899, la cortigiana all’apice del successo, scorge una ragazza che sembra seguirla con gli occhi. Ne è attratta e ne sarà attratta e affascinata, è l’amore e questa volta Liane scandalizza davvero tutti. Lei è Natalie Clifford Barney, 23 anni, americana di Dayton nell’Ohio, ma la sua famiglia, ricchissima, ha casa a Washington e a Bar Harbor nel Maine. La conquista è clamorosa, ma loro si amano davvero e per un anno Liane trascurerà tutto e si farà rimproverare da Valtesse de La Bigne perché rischia il suo posto di prima donna di piacere.
La “macchina di piacere” o il “corridoio dei principi” come la chiamano, ora ha dei dubbi. Nel romanzo che scriverà su questo amore “Idylle saphique” 1899, poco traspare di quello che prova veramente, piuttosto mistifica in cerca del successo di pubblico che arriverà con 70 edizioni in un solo anno. Nei “Mes cahiers bleus”, usciti postumi nel 1977, darà spazio invece a ben altri sentimenti dettati da un’amicizia amorosa che durerà decenni con Natalie, diventata nel frattempo “l’Amazzone” delle lettere di Remy de Gourmont. Tuttavia anche in “Idylle saphique” vi sono passaggi significativi sui sentimenti di Liane: “ Flossie, tu squilibri tutto; quando ti ascolto, mi sembra che le cose che non hanno importanza agli occhi del mondo intero siano al contrario quelle che ne hanno; la mia vita – e quello che dovevo farne – mi sembra lontana e senza il minimo interesse. Sono come uno strumento a mille corde sul quale ne è stata suonata una sola… e quella si è rotta! In me sono state tagliate le ali ad ogni poesia…”.

I fatti possono meravigliare, ma Natalie Clifford Barney donna fuori dagli schemi idolatrata da Remi de Gourmont, letterato austero e misogino, si era distinta giovanissima per il coraggio sfrontato con cui alla Casa Bianca disse alla bella First lady in carica: “ Ah!, signora Presidentessa, se solo potesse restare a regnare sulla Casa Bianca accanto a qualunque Presidente! ”, ostentando un’ammirazione che le varrà la fama di “Saffo di Washington”.
In quello stesso 1899 incontrerà Renée Vivien poeta assurta a icona poco dopo, ma i cui versi già turbano la bella società. Come un Don Giovanni, Natalie affascina, ma non abbandona mai completamente le amate, piuttosto crea quella rete amicale che darà lustro al salon letterario che terrà per oltre sessanta anni in Rue Jacob n. 20 e vedrà tra i molti frequentatori Ezra Pound, Djuna Barnes, Gertrude Stein e Alice Toklas, Dolly Wilde, Nancy Cunard, Janet Flanner, Ernst Hemingway, Colette e Truman Capote.
Sicura di sé Barney, sul finire del secolo, amerà Liane e Renée, in un prendersi, lasciarsi, rincorrersi, tra case private, teatri, hotel particolari e a sentire Chalon anche boschi, che le daranno fama di seduttrice.
La trentenne Liane de Pougy richiamata ai suoi doveri dal bisogno di soldo non apprezzerà del tutto che Natalie cerchi di “salvarla” coinvolgendo anche la sorella Laura Barney. La ragazza giovanissima offre subito la sua dote per la celebre demi-monde e a questo punto “Liane ma Liane” prende il largo. Dal suo giro dell’Europa dove rivedrà aristocratici clienti e aristocratiche amanti, fa sapere alla bionda innamorata che è un po’ brutale e la liquida: “ Questa stupida vita mi impedisce, ahimè, di venirti incontro. Piccolo mostro di madreperla e luce, devi adorare gli idoli indù perché a loro somigli, e ce ne sono di cattivi quanto te, d’avorio quanto te e madreperlacei. Tu, tu ami gli altri incomparabilmente.  Ti sei comportata con me come avrebbe potuto fare un uomo, un amante ingiusto ed esigente.  Voialtri amate conquistare perché siete… brutali. Io, per me, amo conservare.”
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Liane_de_Pougy by_Lafayette

La lettera è un capolavoro di ambiguità. Liane posa all’amante o non posa? Essendo anche scrittrice non deve sfuggirle che in quelle righe sta mettendo una sottile seduzione che Natalie coglie in pieno perché nonostante lo scandalo di “Idylle saphique“ e il fango che piove dappertutto su di loro, tornerà a cercare Liane suscitando l’ira di Albert Clifford Barney, suo padre, preoccupato per la figlia, tanto da rimandarla in America.

Nel 1910 Liane de Pougy diventa la principessa Ghika, sposando uno squattrinato principe rumeno, di quindici anni più giovane. La stampa non gradisce; forse le scorgono una vena di arrampicatrice sociale, ma fatto sta che non sono dalla sua parte e si sentono molte critiche. La coppia va in Algeria dove vive nel lusso, offrendosi ogni cosa. Ospiti illustri raggiungono gli sposi e li vedono sereni, circondati da domestici del posto tra cui una bambina di sette anni, su cui cadono gli sguardi di una famosa attrice. Liane, cui nulla sfugge, riporta tutto nel diario, e del resto di bambini e bambine asserviti, trattati più o meno come schiavi, era pieno il “Circolo Victor Hugo” a Parigi, frequentato da tutti i bei nomi del “grand-monde” e del “demi-monde”. Lì Colette corteggia la bellissima Georgie Raoul-Duval mentre la marchesa de Morny (la cavallerizza del “Puro e l’impuro”) si aggira in abito maschile e i signori uomini (figure poi riprese da Proust nella sua “Recherche”) riservano per se stessi conversazione, oppio e ogni piacere.

La Prima Guerra Mondiale rivelerà le prime debolezze dell’ex cortigiana. Il figlio Marco, con cui ha riallacciato i rapporti, è in aviazione e muore all’inizio del conflitto. Una scossa che porta i rimorsi, le domande. Liane rivede le amiche, riprende le sue storie con le donne, il marito aveva accettato questa clausola. Il suo diario registra amori e dissapori, ferma immagini e conversazioni. Il tempo passa e pur rimanendo una bella donna nulla è come prima. Il marito la tradisce, e lo fa con la sua protetta e amante del momento, una ragazza di ventiquattro anni di cui Liane ama il canto e di cui si è invaghita ospitandola in casa. A seguito di questi eventi Liane torna da Natalie per portarle via infine una conquista, Mimì Franchetti, nobile veneziana ritratta impietosamente in “Donne pericolose” 1928 di Compton Mackenzie.

Sono gli ultimi fuochi. Gli anni Trenta la vedono di nuovo col marito, pentito e tornato subito all’ovile, ma lui la rende infelice e tra loro le cose sono confuse, e poi è un continuo vagabondaggio per cimiteri e luoghi del suo passato. Va sulla tomba di Jean Lorrain, piange per Valtesse de La Bigne e per altre amiche scomparse. Infine si fa definitiva la crisi religiosa cominciata con l’incontro, nel 1926, con la madre superiora di un istituto per bambini nati deformi. Liane dedicherà a loro soldi ed energie residue per convincere i ricchi conoscenti a donare a questa istituzione quanto possibile.

La Seconda Guerra Mondiale la trova a Losanna, dove rimarrà, rifugiata di lusso al Carlton. Lì, nel 1945, muore il marito. Subito dopo prenderà gli ordini come suora terziaria dell’Ordine di San Domenico. Non vorrà più vedere molti degli amici e delle amiche di un tempo. A Natalie Clifford Barney riserva la frase più dura: “ è stata il mio più grande peccato”.
Il 18 agosto 1934, riporta Chalon, Liane scriveva nel diario: “ Oggi è accaduta una cosa straordinaria. Sono andata a Tolone a comperare del filo di seta. Uscendo, ho incrociato una figura nota, ho intravisto un sorriso per metà ironico, per metà divertito: Natalie!
Nel momento in cui i nostri sguardi si sono incrociati, mi sono diretta a grandi passi verso il Café de la Rade. Lì mi sono sentita al sicuro, perduta tra la folla, seduta al mio tavolino. Ero bella: un pigiama bianco, un lungo soprabito di crêpe de China bianco con una cintura marinata. Non vedevo Natalie da otto anni. E’ stato proprio questo l’ultimo sguardo?

Fu il loro ultimo sguardo, non per volontà di Natalie che offrirà fino alla fine la sua amicizia.
Ma Liane si sottrarrà. Fuggiva la vita e qualcosa che le faceva male. In un certo senso fu inafferrabile, ma non si scappa da se stessi e il suo diario registra le ombre di cui non riuscì a liberarsi. Più che una santa, forse è l’altra donna in lei che dalle sue stesse parole, dalle sue ambiguità, si intravede.

Morì nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1950.
E’ sepolta a Saint-Martin-le-Vinoux nel piccolo cimitero dell’istituto di carità che aveva aiutato con le sue donazioni.
Al suo funerale, tra freddi fiocchi di neve, pochissime persone, per sua volontà.

English:La Belle Otero (born Agustina Otero Iglesias on 4 November 1868 and dead 12 April 1965) was a famous Spanish-born French dancer, actress and courtesan. Within a short number of years, Otero grew to be the most sought after woman in all of Europe. She associated herself with the likes of Prince Albert I of Monaco, King Edward VII of the United Kingdom, Kings of Serbia, and Kings of Spain as well as Russian Grand Dukes Peter Nikolaevich and Nicholas Nikolaevich, the Duke of Westminster and the Italian writer Gabriele d’Annunzio.
Español:Agustina Otero Iglesias, más conocida como Carolina Otero o La Bella Otero (Pontevedra, 1868 – Niza, 1965) fue una bailarina, cantante, actriz y cortesana francesa de origen español y uno de los personajes más destacados de la Belle Époque francesa en los círculos artísticos y la vida galante de París.
Italiano:La Bella Otero (nata Agustina Otero Iglesias, 4 novembre 1868 – 12 aprile 1965) fu una ballerina, cortigiana, attrice e cantante francese di origine spagnola. Animatrice della Belle Epoque, ebbe diverse relazioni amorose con influenti personaggi di tutta Europa, tra i quali Edoardo VII del Regno Unito, esponenti delle case regnanti di Serbia, Russia e Spagna, e lo scrittore italiano Gabriele d’Annunzio.
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