Gesù elenca una serie di azioni per raggiungere lo stato di beatitudine

La felicità assoluta per il Cristianesimo ed anche per l’Ebraismo è la visione di Dio. Nel Vangelo in prospettiva escatologica troviamo il brano cosiddetto delle “beatitudini” nel quale Gesù elenca una serie di azioni per raggiungere lo stato di beatitudine.

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Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. »
(Matteo 5, 1-12)

Sul proposito della felicità interiore, il fondatore del Buddhismo Siddhartha Gautama ha detto che “La causa della sofferenza è l’inconsapevole desiderio di piacere”, e, come soluzione a questo, ha risolto che “La sofferenza è sopprimibile mediante la cessazione del desiderio e la rinuncia”.
Il suo ragionamento portava al rispetto e alla considerazione del Nobile Ottuplice Sentiero.

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