La fragile brezza, nella mente di un pensiero felice, in un ricordo lontano, poesia

Mi sento intrappolata in un vortice, iniziato negli inferi, nel fuoco dell’inferno, dove gli angeli caduti lottano per ritornare in cielo.
Vengo strattonata dalla sua forza come le onde di un mare in tempesta si abbattono con la loro immensità su una piccola imbarcazione.
Sono questo, una fragile brezza nella mente di un pensiero felice, un ricordo lontano. Una luce lontana in questo mare agitato, in questo cielo senza stelle.

Il fondo del mio vortice, mio carcere, non so cosa sento, non so cosa provo, so che non posso uscirne, da quando ho perso Beatrice la mia vita è precipitata, e non importa quanto io sia forte, non importe quale flebo debba fare al giorno, o quanti medicinali dovrò prendere.

So che dovrò fare almeno un anno di terapia, e io sono d’accordo. Però come si fa a cancellare il dolore di una madre che perde la propria figlia?
C’è davvero una cura a così tanto dolore?
Volevo navigare verso luoghi nuovi, scoprii presto la furia della tempesta della vita abbattersi contro di me, ma come un  guerriero della luce non mi arresi perché scoprii che dopo la tempesta il cielo è ancora più bello e ti regala anche l’arcobaleno.
Ho scoperto che se non mi fossi smarrita non avrei trovato altre persone, altre possibilità, altre conoscenze.
Ho imparato che la tempesta, esterna o interna, non è solo spaventosa e buia, rumorosa e distruttiva. Ho imparato che la dove finisce tutto, inizia tutto.
Nessuna tempesta dura per sempre, l’acqua che copre la nostra strada domani al sorgere del sole si asciuga con il suo calore che, come lunghe braccia invisibili accarezza la terra devastata dall’ira del cielo.

Così gli occhi cesseranno di lacrimare, quando il gentil tempo cucirà con il filo dell’amore nel mio cuore la pace e la rassegnazione di averti persa!

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