La mia casa, Poesia di Pablo Neruda

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LA CASA:
poesieLa mia casa, le pareti il cui legname fresco, tagliato da poco, odora ancora: sgangherata casa di frontiera, che scricchiolava ad ogni passo e fischiava col vento di guerra delle bufere australi, divenuta essa stessa parte della tempesta, uccello sconosciuto sotto le cui gelide penne si sviluppò il mio canto. Vidi ombre, visi che come piante mi crebbero attorno alle radici, parenti che cantavano canzoni all’ombra di un albero e sparavano di tra i cavalli bagnati, donne nascoste nell’ombra di campanile proiettata dagli uomini, galoppi che sferzavano la luce, rarefatte notti di collera, cani che abbaiavano. Mio padre, nell’alba buia del paese, verso quali sperduti arcipelaghi fuggiva nei suoi treni ululanti? Più tardi ho amato l’odore del carbone nel fumo, i lubrificanti, gli assi di gelida precisione e il grave treno che attraversava l’inverno disteso sulla campagna, simile a un bruco orgoglioso. All’improvviso tremano le porte. È mio padre. Lo circondano i centurioni della ferrovia: ferrovieri avvolti nei mantelli bagnati, con loro il vapore e la pioggia rivestivano la casa, la cucina si riempiva di racconti arrochiti, si vuotavano i bicchieri, e fino a me, da quegli esseri, da quella separata barriera in cui abitavano i dolori, giungevano le angosce, le accigliate cicatrici, gli uomini senza denaro, l’artiglio minerale della miseria.

Neruda, Pablo. Poesie (1924-1964)

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