LIBERARSI DALLA SOFFERENZA

Mi sono sempretestimonianzealtrefonti234img1 chiesto come un individuo potesse essere crudele, cattivo… Non mi è stato semplice andare oltre i pregiudizi e gli schemi mentali che mi ero fatto intorno a questo argomento. Ma alla fine di una lunga indagine, dopo molte riflessioni ed esperienze personali, ho compreso che principalmente lo è perché non ama nessuno. Si è cattivi appunto perché non si ama: dunque si soffre e si fa soffrire. Non amando se stesso, l’individuo non riesce ad amare nessun altro e non è riamato.

E’ un tremendo circolo vizioso da cui il cattivo fa fatica ad uscire. Mentre, invece, la compassione (cum-patire) vuol dire partecipare della sofferenza dell’altro. E’ proprio il percorso opposto a quello che fa colui che esercita la cattiveria, l’odio, a colui a cui è negato e nega l’amore.

Chi esprime crudeltà, cattiveria, scappa dalla sofferenza, perché non vuole sentirla, e quindi fugge la sua e la sofferenza altrui attraverso l’anestesia affettiva, la corazza della insensibilità. E’ questo tentativo di rafforzare l’insensibilità il motivo principale per cui sente la pulsione di causare agli altri sofferenze, fare loro del male. Di ciò egli non è consapevole, ovviamente. La sua mente egocentrica gli offre mille giustificazioni che però non sono la causa reale dei suoi comportamenti. Infatti, sono l’insensibilità, l’indifferenza, le basi e le ragioni primarie della cattiveria, come quelle di ogni forma di espressione maligna.

Questa anestesia del cuore rappresenta la miseria poiché soffoca la grandezza dello spirito umano. L’assenza della sensibilità trasforma in negativo tutto ciò con cui entra in contatto e crea dolore incessantemente. Così il soffrire, creare sofferenza, non saper amare, sono gli effetti dell’insensibilità della persona che scappa proprio dalla sua sensibilità per non voler soffrire. La sofferenza più grande è esistere senza essere in grado di amare. I crudeli, i cattivi, i prepotenti soffrono appunto per questo non saper amare, anche se lo negano.

Essere immersi nello spirito dell’odio, della cattiveria è già una sofferenza di per sé.
La mancanza di sensibilità è la peggiore delle sofferenze, perché fa di chi soffre questa privazione una sorta di zombie anaffettivo, un specie di cadavere ambulante. Infatti il cattivo non può godere l’esistenza attraverso il più bel sentimento umano: l’amore.
Questa è una disgrazia immane. Quando uno è crudele, cattivo, prepotente, è distante dalla sua anima. Il suo cuore è bloccato e pietrificato nella sofferenza. L’aggressività verso gli altri è il segno esteriore di questa sua drammatica situazione interiore.

La pena più pesante sta nel restare lontani dalla luminosità, dal calore umano, fuori dal regno dell’amore, separati dalla sensibilità. Il dolore più grande è forse quello di essere sopraffatti dalla cattiveria, nonostante le apparenze e le ostentazioni arroganti di colui che la mette in atto. Perciò, anche se non è facile, anche se va contro le spinte emotive dettate dalla reattività egoica, è proprio per i cattivi che si dovrebbe avere una particolare compassione. Questa sorge alla luce di una Comprensione superiore che non è giustificazionista della cattiveria, dell’odio, ma una consapevolezza sovraperso-nale della realtà umana.

Non è un comprensione moralistica, banalmente ideologica e buonista, ma una vera comprensione che scaturisce da un cuore consapevole; una Visione d’Amore che sa osservare le cose con i fenomeni con l’occhio Divino che tutti abbiamo dentro.

Andrea Pangos

Condividi

Related posts