Anche l’odio contro la bassezza stravolge il viso

Quale tolleranza per il nostro tempo?
Dall’altra parte stanno le ragioni di chi cerca di esistere e di resistere. Nessuno mai si è domandato come possa ancora vivere un continente, l’Africa, le cui giovani generazioni sono state oggetto per oltre un secolo di mercato, come schiavi, in condizione di totale selvaggio, brutale annientamento? La resistenza allora può tradursi nella necessità di esaltare la propria identità, di difendere le differenze, come avviene per i popoli arabi, di tutelare gelosamente la propria cultura, i propri modelli economici – il nomadismo, la tribù, il villaggio – per rispondere alla secolare aggressione e non essere annientati.

Certo accade ciò che notava Bertolt Brecht, poeta e drammaturgo tedesco, tra il 1933 e il 1938 in piena epoca nazista, quando l’odio razziale produsse morti inaudite (sei milioni e mezzo di Ebrei vennero annientati nei campi di sterminio scaturiti nel cuore stesso della civile Europa che si pensa come modello per gli altri popoli e li colonizza):

Anche l’odio contro la bassezza stravolge il viso.
Anche l’ira per l’ingiustizia fa roca la voce.
Noi che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, noi non si poté essere gentili. Ma voi, quando sarà venuta l’ora che all’uomo un aiuto sia l’uomo, pensate a noi con indulgenza.
La poesia è indirizzata A coloro che verranno, a noi che siamo costretti a riprodurre quella mancanza di «gentilezza» seguendo il rinnovarsi continuo dell’ingiustizia, come storia e cronaca di questi ultimi cinquant’anni ricordano (l’assassinio dei leader neri Martin Luther King e Malcolm X, il Sudafrica razzista, la vicenda del popolo palestinese, la guerra in Iraq, il rinascere del nazismo in Germania, le repressioni in Sudamerica, i centomila massacri in Jugoslavia…). Voltaire concepì la sua attività di filosofo non solo rivolta a combattere pregiudizi religiosi, ignoranza, errori sul piano ideale per costruire una nuova conoscenza: volle che le sue battaglie producessero realtà, proponendo concrete riforme istituzionali, giuridiche, amministrative. Per questo volle cogliere l’importanza di un fatto di cronaca (la condanna a morte di Jean Calas colpevole solo di essere calvinista in una Francia governata da cattolici) e l’individuò come segno nel quotidiano delle distorsioni dei tempi. Quanti casi di ordinaria ingiustizia accadono tutti i giorni? L’immigrato è a rischio, e ancora l’omosessuale o il drogato o chi in qualche cosa si discosta dall’immagine, rassicurante per il buon senso comune, diffusa dai mass-media. Chiunque può divenire nemico: sul luogo di lavoro, sulle strade, negli stadi. E sufficiente che si profili come diverso per opinioni, modo di vivere, o come un concorrente.

Voltaire Trattato sulla tolleranza 

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